“Flightplan – Mistero in volo” di Robert Schwentke

In volo veritas

Kyle (Jodie Foster) è depressa ed ansiosa a causa della recente ed inaspettata morte del marito; le resta solo sua figlia ora, così riversa su di lei tutto l’affetto e le apprensioni di una madre privata della felice unità familiare. Per iniziare una nuova vita, Kyle decide di tornare da Berlino, dove viveva, al paese d’origine, l’America. Ma sull’immenso Boeing (i cui motori sono stati progettati dalla protagonista) che dovrà trasvolare l’Atlantico per portare madre e figlia a casa, ad un certo punto, la bambina scompare nel nulla. L’angosciata genitrice, che conosce alla perfezione l’aereo e le procedure, fa perquisire il velivolo dal personale di bordo, senza risultati. Ma la bambina è realmente salita sull’aereo? Nessuno l’ha vista. Non c’è traccia di lei se non il suo orsacchiotto. Così inizia a serpeggiare il dubbio sul senso della realtà di una donna distrutta dal dolore. Ma sta davvero impazzendo Kyle o in quell’aereo c’è qualcosa che non quadra?

Le premesse per un buon thriller claustrofobico ad alta quota ci sono tutte. Una madre pronta a fare qualunque cosa per l’amore della figlia, un gigantesco aereo grande abbastanza per perderci una bambina ma allo stesso tempo spazio inevitabilmente chiuso, oppressivo e ristretto. Di contorno, alcuni personaggi controversi che ben si prestano a depistare lo spettatore, restando comunque inevitabilmente alle spalle della protagonista assoluta, una Jodie Foster in buona forma, tornata sul grande schermo dopo tre anni (escludendo il cameo in “Una lunga domenica di passioni”). Sullo sfondo, l’ormai forse metabolizzato 11 Settembre e le paure derivate.

Eppure manca qualcosa al film di Robert Schwentke. Il congegno è pronto, il timer puntato, ma il meccanismo stenta a scattare. E i problemi principali sono da riscontrarsi in una sceneggiatura troppo garbata che si preoccupa più di non complicare la narrazione del nucleo centrale della vicenda che di approfondire le situazioni ed i personaggi. Se infatti tutta la prima parte della pellicola (potenzialmente la più interessante) viene giustamente dedicata a mettere in dubbio le percezioni e lo stato mentale della protagonista – e parallelamente dello spettatore – , le sensazioni e la presa di coscienza di Kyle, l’insinuarsi in lei del dubbio di essere incapace di distinguere la realtà dalla fantasia, vengono esplorate parzialmente e solo superficialmente.

Non si avverte così un grosso scarto quando la pellicola vira prevedibilmente verso una seconda parte propriamente più concitata e banale. Ma se la sceneggiatura lascia intravedere più di qualche lacuna qua e là – affannandosi semplicisticamente a tentare di giustificare ogni quesito che potrebbe nascere nello spettatore – tutto il lavoro del regista sembra volto a compensare la schematicità del soggetto. Schwentke non riesce a tener ferma la macchina da presa, mostrando tutto il campionario di movimenti di macchina possibili nello spazio ristretto di un aereo, come a compensare alcune deficienze introspettive del copione.

“Flightplan” gioca comunque le sue carte migliori nelle interpretazioni degli attori, in particolare in quella della Foster, capaci di conferire un po’ di spessore in più ai personaggi senza dimenticare il carattere di intrattenimento della pellicola. Già, perché non c’è un sottotesto che emerga compiutamente: non il razzismo post 11 Settembre, non l’insensibilità delle persone, non le frustrazioni di una vita piena di dolore. Mentre la paura e l’angoscia sono utilizzate più per intrattenere che per parlare di noi stessi.

Titolo originale: Flightplan
Nazione: U.S.A.
Anno: 2005
Genere: Thriller
Durata: 95′
Regia: Robert Schwentke
Sito ufficiale: flightplan.movies.go.com
Cast: Jodie Foster, Kate Beahan, Sean Bean, Peter Sarsgaard, Marlene Lawston
Produzione: Touchstone Pictures, Imagine Entertainment
Distribuzione: Buena Vista
Data di uscita: 04 Novembre 2005