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"Fortapàsc" di Marco RisiLa morte contro la camorradi Emanuele Rauco Dopo Roberto Saviano, il suo Gomorra e le opere da esso tratte, il coperchio della criminalità campana si è aperto un po’ di più, lasciando intravedere ciò che significa la camorra nella vita quotidiana degli abitanti di Napoli, Caserta e via dicendo; ma anche – se non soprattutto – il ruolo del giornalismo al fine di far conoscere la verità su questa mafia più violenta.
Marco Risi così, sfrutta l’onda favorevole, per raccontare una vecchia storia, quella di Giancarlo Siani, giovane giornalista morto a Napoli, nell’85, per mano della camorra, e lo fa con un film che, nel solco del cinema civile degli anni ’70, cerca una via più tradizionale nell’approcciare l’argomento, cavandone un film bello, oltre che utile. Giancarlo pratica “abusivamente” la professione di giornalista presso la sezione locale del Mattino: qui, occupandosi di cronaca nera, scopre non solo la struttura dell’organizzazione camorristica di Torre Annunziata, ma anche i suoi legame col potere politico. Cosa che lo porterà alla promozione, ma anche a entrare nel mirino dei criminali. Un biopic classico, costruito come un dramma di denuncia – e quindi prossimo al thriller – che si avvale in sede di sceneggiatura delle prestigiose penne di Jim Carrington e Andrea Purgatori, oltre a quella di Risi. Firme che, evidentemente, contano qualcosa, essendo il film un mix di sviluppo drammaturgico di vicende note, con tanto di voce over di Giancarlo appena ammazzato e la ricostruzione "atmosferica" della notte dell’omicidio (c’era Vasco Rossi in concerto a Napoli), e precisione giornalistica nel descrivere il contesto di Torre Annunziata e il suo “organigramma” di quegli anni, toccando l’apice con il montaggio parallelo tra una seduta del consiglio comunale e un incontro tra boss della camorra. Realtà e stilizzazione di genere, quindi, che Risi racconta con schiettezza e freschezza, lasciandosi trasportare dalla verve del suo personaggio e da un metodo nel gestire la materia che non cerca molte mediazioni, ma allo stesso tempo sente il bisogno di “irretire” il pubblico con una narrazione più consueta, con uno schema filmico che non li respinga (tutto il tiramolla con Daniela), usando anche – dove serve – un pizzico di humour. Un composto quindi piuttosto calibrato e attento, dove tutti gli elementi tipici del filone, vengono serviti con lo spirito, il tono e la passione giusti, facendo emergere non solo intrecci e personaggi, ma anche microcosmi a essi legati, e che Risi sa riprendere con competenza, incastonandoli in luoghi e spazi mai banali o folkloristici. Altro merito della regia, è quello di essersi fatto – giustamente – trascinare dalla verve di Libero De Rienzo, perfetto nel ruolo, anche se in difficoltà col dialetto, e capace di catturare lo spettatore in un gioco empatico. Certo, il lavoro sulla forma e il linguaggio cinematografico a volte paiono un po’ messi in disparte, ma è il peccato veniale necessario di un film che punta dritto al suo pubblico senza cercare di adularlo né di confonderlo, ma semplicmente di dirgli qualcosa. Efficacemente, peraltro. Titolo originale: Fortapàsc Nazione: Italia Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 108’ Regia: Marco Risi Cast: Libero De Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Ernesto Mahieux, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Gianfranco Gallo, Antonio Buonomo Produzione: BìBì Film, Rai Cinema, Minerva Pictures Group Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 27 Marzo 2009 (cinema)
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