“Francofonia” di Aleksandr Sokurov

Il genere umano come nave in tempesta

Venezia 72. Concorso
Un regista nel suo studio cerca di contattare un capitano che trasporta un carico prezioso in un mare in tempesta… Cosa c’entra tutto questo con il patrimonio ideale e artistico del genere umano e con la storia dell’Europa? Molto più di quanto potrebbe sembrare.

Aleksandr Sokurov è un Maestro conclamato dell’arte cinematografica. Ciò potrebbe portarlo ad adagiarsi sugli allori e i riconoscimenti già guadagnati e permettergli di ripetersi o di licenziare opere secondarie. Invece con questo Francofonia egli dimostra che forse il meglio della sua opera deve ancora venire, visto che nel concorso della Mostra 2015 ha portato una “summa variata” e potenziata dei suoi lavori precedenti. Se ricordiamo Arca russa, imprescindibile per comprendere il discorso di questo suo ultimo parto, avremo già ben presente uno degli assunti fondamentali del regista russo: i musei come mezzo di conservazione dei migliori prodotti dell’umanità, come luogo di rifugio dalle tempeste della Storia e di conseguenza baluardo da difendere a tutti i costi, quasi al pari della stessa nostra incolumità fisica come abitanti del pianeta.

Se lì egli faceva dialogare un invisibile anfitrione russo con uno stupito visitatore francese dell’Ermitage, qui Sokurov fa il passo definitivo, mettendosi in primo piano quale guida e protagonista del suo film: all’inizio lo vediamo infatti nel suo studio mentre riflette sul film che stiamo per vedere, e nel frattempo prova a contattare una nave-container che trasporta opere d’arte inestimabili. Si propone così il primo interrogativo: una qualsiasi sciocca ma prevedibilissima tempesta potrebbe gettare irrimediabilmente nel fondo del mare dei Leonardo e dei Picasso; dovremmo alleggerire il carico di inimitabili e unici capolavori per (ci si perdoni la voluta provocazione) salvare la pellaccia di quattro pulciosi marinai? O non sarebbe meglio preservare ciò che ha valore extratemporale, che travalica la finitezza di una misera esistenza umana? La tempesta può assumere sembianze metaforiche, come l’invasione di truppe militari, o, diremmo oggi, la pazzia nefanda di regimi iconoclasti che considerano l’arte un’offesa alla intangibile grandezza di dio. Qual è il nostro compito: non è forse una delle missioni più nobili quella di farci conservatori del Bello, difensori della nostra più alta eredità, a costo forse di mettere a repentaglio la nostra misera vita? Al suo meglio l’uomo non è solo geniale e ineffabile Creatore, ma è anche strenuo e affaticato difensore delle creazioni altrui.

E giungiamo così alla traccia narrativa più corposa del film, quella dello scontro fra invasori nazisti e patrimonio artistico francese, più segnatamente parigino, massimamente poi quello del Louvre. Il direttore che dovette salvaguardare l’immenso tesoro del grande museo negli anni bellici, Jacques Jaujard, si trova a dover gestire le mire dei gerarchi di Hitler che (a differenza dell’ISIS) apprezzavano l’arte classica e figurativa, e ambivano al possesso di capolavori europei quale coronamento delle proprie mire di prestigio e dominio sul continente (pur poi condannando l’arte “degenerata” degli sperimentatori del Novecento). Il dialogo fra gentiluomini che intercorre fra Jaujard e il Conte Franz Wolff-Metternich, incaricato più o meno ufficialmente di far razzia e portare i pezzi più pregiati nel territorio del Reich, è una delle più inattese dimostrazioni del fatto che popoli scomodamente vicini e secolarmente litigiosi possano trovare una lingua comune.

Partendo da ricerche storiche e ricostruendo la vicenda reale di questi due spiriti elevati, alternando gli statuti di realtà fra proprie conversazioni e riflessioni in prima persona, spezzoni documentaristici e “fiction” narrativa, Sokurov fa leva su un biennio tragico della storia d’Europa, ma riesce ad universalizzare il discorso, coprendo i secoli precedenti e lanciando un messaggio in bottiglia e una scialuppa per l’incerto avvenire del nostro genere. Se la nave in bilico sui flutti dell’incipit è correlativo oggettivo del Louvre o dell’Ermitage sotto il pericolo di distruzione, è come se qui il maestro russo proponesse una nuova collezione dei maggiori risultati della mente umana per una futura ipotetica nuova spedizione della navicella Voyager. La Zattera della medusa, altra evidente riduzione metaforica dei nostri agitati destini, la ritrattistica europea dai fiamminghi ai realisti ottocenteschi passando per Leonardo, le architetture assire e gli splendori dell’antico Egitto, tutto dovrebbe trovar posto in un’immaginaria Arca di salvataggio, lasciando forse invece ai flutti e al loro meritato destino i guerrafondai di tutte le latitudini.

Francofònia: Sokurov poteva ben intitolarlo Francofìlia, essendo questa una riflessione profondamente soggettiva e innamorata (non precipuamente storica e/o documentaristica dunque) sul ruolo che simbolicamente e realmente gioca il maggiore museo parigino, àncora di salvezza e luogo di ammirazione per un russo che, come molti suoi connazionali dice e pensa: “Vado in Europa”, “Voi Europei…”, quasi a sottolineare la sua alterità. E con sguardo intimo ma sempre “esterno” Sokurov ci guarda ammirato, lavorando con i nostri (francesi, tedeschi, europei…) mitologemi, rigenerando sullo schermo una pensosa Marianna e un Napoleone burlone. Li fa scorrazzare per le sale e dialogare seduti di fronte alla Monna Lisa, quasi che l’uno e l’altro simbolo della Francia moderna volessero porre il proprio marchio di fabbrica alla storia di una intera civiltà, come a scalzare l’altro. Il suo tocco delicato e amniotico, la sua attenzione al colore soffuso e all’eliminazione dei contrasti emotivi ed estetici ci fanno riconoscere senza dubbio il suo stile, se possibile arricchito da tocchi umoristici che testimoniano di una sottile e giocosa frattura della sua superficie granitica di auteur serioso. Ma Sokurov che prende in giro Napoleone o la lingua tedesca con fulminei accenni comici non è l’unico paradosso coraggioso di Francofonia.

Questo suo è un omaggio all’arte come portatrice degli elementi positivi del nostro DNA una volta depurati dalla nostra ferocia animale, ma anche un tentativo di provocarci elegantemente con dei paradossi che una troppo generica interpretazione storiografica tenderebbe a nascondere. Il ruolo positivo svolto dal conservatore del Reich Wolff-Metternich viene qui ricordato come uno dei motivi principali per cui per molto tempo le opere del Louvre non vennero trasportate in massa nelle residenze dei gerarchi nazisti: sì, anche un nazista può far del bene, questa è una delle provocazioni che Sokurov ci regala, insieme alla riflessione realistica e forse ai più sgradita per cui se Napoleone non avesse razziato a sua volta alcuni tesori dei paesi da lui occupati, essi ora non sarebbero in salvo nelle sale parigine. A ben vedere i due assunti sono del tutto opposti: un invasore che ha salvato le opere dei paesi invasi rubandole, e di contro il suo esatto contrario. Contraddittori, è vero, ma un artista non è un matematico e se proprio deve fare i conti con termini algebrici egli cercherà al massimo il “P greco”. Quel quid inquantificabile, irrazionale eppure evidente, che fa sì che la Nike di Samotracia sia quella meraviglia che è, anche se deturpata dal tempo e ridotta a moncone, un moncone che con attenzione minimalista vediamo spostare dai conservatori del museo quasi fosse corpo di sposa o compianto cadavere materno; un p greco che è la traccia dei rari momenti di illuminazione di quell’invasore e distruttore che è l’uomo, e che è nascosto nell’ineffabile sorriso della Gioconda.

E la Russia in tutto questo? La Russia si sente, ma non si vede: la voce del regista che interpreta sé stesso, la sua narrazione dell’assedio di Leningrado, e infine l’inno nazionale, che distorto e quasi irriconoscibile, chiude il film sullo sfondo di un tappeto di colore rosso vivo, quasi eco distorta di una cultura che Sokurov qui fatica ad integrare in quella “europea”.

Titolo originale: Francofonia
Nazione: Francia, Germania, Olanda
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 87′
Regia: Aleksandr Sokurov
Cast: Louis-Do de Lencquesaing, Vincent Nemeth, Benjamin Utzerath, Johanna Korthals Altes
Produzione: Idéale Audience, Musée du Louvre, Paris, Zero One Film
Distribuzione: Academy2
Data di uscita: Venezia 2015 – In Concorso
2015 (cinema)