“Fujian Blue” di Weng Shou-ming

Una Cina grigia

Concorso
Fujian Blue, come suggerisce il titolo, cerca prima di tutto di evocare emozioni, atmosfere. Solo in seconda istanza si fa racconto amaro e testimonianza di degrado e disperazione, nel senso etimologico del termine, di una generazione esclusa dal boom economico che sta benedicendo la Cina.

Diviso in due parti, complementari nel progetto del regista ma un po’ meno nell’effettiva realizzazione, il film ritrae un gruppo di giovani che passano le nottate a gozzovigliare nel tentativo di dimenticare la loro situazione di assoluta sospensione e inerzia. Di giorno, poi, si dedicano all’estorsione per finanziare alcol e droga per le loro notti brave. Nella seconda parte, con un salto forse più lungo della gamba, l’azione si sposta nel paesino da cui è originario uno del gruppo, Dragon. La famiglia stritolata dai debiti contratti per mandare il fratello in Inghilterra a lavorare come clandestino, il ragazzo decide di seguirne il destino e si imbarca, continuando così una spirale di debiti e dolore che sembra non avere fine.

Il difetto principale del film è proprio la mancanza di un senso unitario, di un filo che dia all’opera quella compiutezza necessaria a comprendere il senso di desolazione e disillusione che vuole dare. E’ evidente l’intento dell’autore di mostrare le contraddizioni dell’economia che cresce più velocemente al mondo eppure continua a essere fonte di emigrazione, contrastata con campagne mediatiche che definire arretrate è un complimento, e di descrivere una società ancora imprigionata nelle logiche di un crimine fatto di bande che si disputano il territorio.

Però la denuncia, sociale ma che vorrebbe appellarsi anche a delle corde più emotive, non riesce a essere incisiva, scontrandosi con la difficoltà dello spettatore di trarre le conclusioni dalla visione del film, peraltro eccessivamente lungo. Anche gli spunti sui rapporti familiari logorati da povertà e abbruttimento, con una contrapposizione tra città e campagna, sembrano semplici aggiunte al copione che però non arricchiscono la storia.

A livello estetico, poi, sebbene migliori nella seconda parte, Fujian Blue non dà molte soddisfazioni. Lo squallore impera, e viene voglia di implorare pietà. Il tutto rimane così fermo a un interessante denuncia di un problema poco affrontato e noi, che eravamo un paese di emigranti, dovremmo sentirci particolarmente toccati.

JIN BI HUI HUANG / FUJIAN BLUE Cina/China, 2007, 35mm, 91′
Regia: Weng Shou-ming
Produzione – Production: Wonderland Pictures
Produttore – Producer: Zhang Xian-min, Weng Xiuping, Lin Fan, Kondo Teiko
Sceneggiatura – Screenplay: Weng Shou-ming , Chen Tao, Lin Yile
Montaggio – Editing: Jian Zeng
Fotografia – Cinematography: Hai Tao, Shang Yi, Wang Yan
Sound editor: Wang Lei
Cast: Luo Jin, Zhu Xiaopeng, Chen Shu, Wang Yinan, Liu Haochen, Lin Yile