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"GHOST IN THE SHELL: L’ATTACCO DEI CYBORG" DI MAMORU OSHIILa vera umanitàdi Roberta Ritrovato Il ritorno di Mamoru Oshii alla regia di animazione, dopo nove anni di attesa, non delude gli appassionati: l’eleganza stilistica e la perfezione tecnica di questo “anime” disegnano spettacolari scene d’azione e profonde riflessioni filosofico-esistenziali.
Liberamente tratto da un capitolo del manga Ghost in the shell del celeberrimo creatore di fumetti Shiroo Masamune (pubblicato in Giappone nel 1991 dalla casa editrice Kodansha), è il sequel dell’omonimo film d’animazione uscito nel 1995. Il sottotitolo non rende giustizia all’originale (Inosensu, pronuncia giapponese dell’inglese Innocence, che è anche il sottotitolo internazionale) e può trarre in inganno: l’impianto cyberpunk dell’opera, infatti, abbraccia una filosofia complessa e intricata, in cui le macchine e gli uomini convivono e si confondono. L’attacco dei cyborg è ambientato nel 2032; il mondo è abitato da tre tipi di “entità”: esseri umani (pochi), cyborg (dotati di anima: sono spiriti umani che vivono in un corpo completamente artificiale, il cui cervello meccanizzato è vulnerabile all’attacco degli hackers) e androidi meccanici (le bambole, cioè robot con nessun elemento umano). Il protagonista, Batou, è un cyberpoliziotto della Sezione 9. Il suo corpo è completamente artificiale, ma in lui rimangono ancora elementi di umanità, come l’affetto profondo per il suo cane (un tenero basset hound) e i ricordi legati a una donna chiamata “il Maggiore”: Motoko Kusanagi, che compariva nel primo Ghost in the shell, data per dispersa e ricercata dal governo che vuole recuperare e distruggere le informazioni in lei contenute riguardo al Progetto 2501. Batou e il suo nuovo compagno, Togusa, si trovano a risolvere un caso dalle premesse poco chiare e dai risvolti inquietanti: alcune ginoidi (bambole dotate di anima dalle fattezze di donna, usate a scopi sessuali) hanno ucciso in maniera efferata i loro proprietari e si sono poi “suicidate”. Mamoru Oshii ha debuttato alla regia cinematografica nel 1983 con il film Urusei Yatsura: only you. Ha diretto diversi film d’azione, ma ha raggiunto la celebrità mondiale nel 1995 proprio con Ghost in the shell, seguito da Ghost in the shell: l’attacco dei cyborg nel 2004; questo secondo capitolo è stato il primo film di animazione a risultare in concorso per la Palma d’Oro al Festival di Cannes, nonché uno tra i soli sei ad avervi mai partecipato (accanto a classici quali Dumbo, 1947; Le avventure di Peter Pan, 1953; Il pianeta selvaggio, 1973; Shrek, 2001; Shrek 2, 2004). L’atmosfera noir delle ambientazioni e dei personaggi attinge a Blade Runner, Terminator e alla più recente trilogia di Matrix, ma il tema delle bambole “umane” affonda le radici in una tradizione ben precedente: dall’americano Il mondo dei robot (1973) di Michael Crichton al giapponese Tetsuo (1989) di Shinya Tsukamoto, antesignano del cyberpunk cinematografico. Spettacolare la sequenza che precede i titoli di testa, in cui mani, braccia, occhi emergono da una sorta di magma vorticoso e si assemblano dando vita alle bambole. Del resto il film è una citazione continua, implicita ed esplicita: l’azienda produttrice dei cyborg è la Locus Solus (titolo dell’omonimo romanzo dello scrittore francese Raymond Roussel); il nome del dottor Haraway richiama alla mente Donna Haraway, autrice di Manifesto Cyborg; Batou e Togusa si scambiano frasi tratte dall’Antico Testamento, Descartes, Milton, Confucio, solo per elencarne alcune. Il rendering delle animazioni 3D, utilizzate per ricreare le dettagliatissime ambientazioni, è di livello altissimo, con una qualità grafica che rende davvero difficile distinguere tra finzione e realtà. Avanguardistico è anche il sistema per il montaggio digitale Domino, già impiegato a livello sperimentale dallo stesso regista Mamoru Oshii nel suo Avalon (presentato fuori concorso a Cannes nel 2001). La società di produzione è l’edochiana I.G., nota ai più per aver realizzato il segmento di animazione in Kill Bill: vol. 1 , di Quentin Tarantino, ma anche per la produzione di OVA (Original Video Animation) e videogiochi. Titolo originale: Inosensu: Kookaku kidootai (Ghost in the shell 2: Innocence) Genere: animazione, fantascienza, cyber-noir Regia: Mamoru Oshii Sceneggiatura: Mamoru Oshii Regia d’animazione: Toshihiko Nishikubo Supervisori animazione: Kazuchika Kise, Tetsuya Nishio Disegnatore: Hiroyuki Okiura Disegnatore meccanico e progettista: Atsuchi Takeuchi Art director: Shuichi Hirata Supervisore effetti speciali: Hisashi Ezura Scenografie: Yohei Taneda Musiche originali: Kenji Kawai Cast: (voci originali) Akio Otsuka, Atsuko Tanaka, Koichi Yamadera, Naoto Takenaka, Ruby (un vero cane Bassett Hound). Produzione: Production I.G. Distribuzione: Eagle Pictures (2006) Nazione: Giappone Anno: 2004 Durata: 100 min. Sito internet originale: www.innocence-movie.jp/index.html (in giapponese) Sito italiano: www.eaglepictures.it/Extra/minisiti/ghost_in_the_shell/ Uscita: 4 agosto 2006
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