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GIANMARIA POTENZA A ARTE PADOVANonSoloCinema ha incontrato il maestro venezianodi Elena Oselladore Anche quest’anno non poteva mancare l’appuntamento con Arte Padova. NonSoloCinema ha approfittato dell’occasione per incontrare l’artista Gianmaria Potenza e dialogare con lui sulla sua partecipazione, ormai abituale, alla manifestazione, sul presente dell’arte, sulle tecnologie e sulla “sua” Venezia.
NSC: Con Arte Padova ha un legame particolare e molto forte che l’ha portata a partecipare anche in questa edizione. Cosa ci può dire a proposito delle opere che espone quest’anno? G.P.: Arte Padova l’ho vista davvero nascere, ero presente alla prima edizione della fiera. E sono orgoglioso di esserci stato anche quest’anno in occasione di un traguardo importante come i vent’anni. Possiamo dire che con arte Padova celebriamo le nozze di cristallo. In realtà, poi, non ho partecipato nel corso del tempo a tutte le edizioni. La mia ultima volta qui è stata nel 2005, in occasione dei miei “50 anni d’arte”, allora con una grandissima esposizione per festeggiare questa mia importante tappa artistica. E dopo un’assenza di 4 anni, sono tornato con una novità, con le mie nuove opere che arrivano dal mio ultimo successo presentato in anteprima mondiale nella mia Venezia: “L’Arca di Potenza”. Ho portato per la maggior parte il mio “bestiario”: i miei animali in bronzo hanno avuto talmente tanto successo i laguna che non potevo non presentarli anche qui, ad Arte Padova. E l’Arca è nata da un caso: un giorno di qualche anno fa, durante un’altra mia mostra, un uomo mi si è avvicinato è mi ha chiesto: “Ma lei, l’ha mai fatto un maiale”. Questo signore mi raccontò poi che era un appassionato di questa creatura e che ne collezionava di ogni forma, materia e grandezza. E così ne creai uno per lui; da lì poi perché non fare un cane, un gatto, una pecora, un toro e un rinoceronte? NSC: Dopo questa esperienza ad Arte Padova, quali sono i suoi progetti? G.P.: Molti, a partire dal prossimo 21 novembre quando inauguro una nuova esposizione che durerà fino all’8 di dicembre a Merate, in provincia di Lecco. La location è spettacolare: Palazzo Prinetti è una sede davvero incantevole ed ospiterà nelle sue enormi sale moltissime mie opere. Inoltre, un paio di mie sculture saranno presenti dinanzi il Palazzo Comunale della città, una costruzione molto affascinante, modernissima. Per quanto riguarda altri progetti che sto portando avanti è la realizzazione di una Chiesa a Catania; un lavoro che mi stimola moltissimo grazie anche la collaborazione con un giovane e talentuoso architetto catanese Mario Caruso. Sto valutando alcune proposte per il 2010 all’estero, in particolare a Parigi, ma per ora è ancora prematuro parlarne. NSC: Come vede il mondo dell’arte ora, con tutte le nuove tecnologie a disposizione sia per creare che per promuovere e diffondere? G.P.: È fondamentale che gli artisti abbiano il modo e i canali giusti per farsi conoscere. E ritengo che nonostante le nuove tecnologie stiano dilagando, occasioni che coniugano in uno stesso luogo e per un breve periodo di tempo moltissime opere, artisti, fruitori e collezionisti come ad esempio proprio le Fiere siano ancora fondamentali ed efficaci per promuovere e diffondere l’arte. Per l’arte creata con le nuove tecnologie, francamente, non le capisco; è lontanissima dal mio modo di concepire e creare l’arte. Personalmente, amo il fare arte, toccare con mano la materia, avere un contatto fisico e non virtuale con essa. Ma, ovviamente, ognuno è libero di esprimersi nel proprio modo. NSC: Lei è veneziano. Venezia ha visto da giugno un aumento degli spazi dedicati all’arte contemporanea con la Biennale, l’apertura di Punta della Dogana e dello Spazio Vedova, la mostra a palazzo Fortuny. Cosa pensa di queste iniziative? G.P.:Veneziano doc, tengo a precisare; vado molto fiero delle mie origini. Innanzitutto, un mio sentito e personale ringraziamento lo voglio rivolgere a Pinault per il meraviglioso restauro di Punta della Dogana. Credo che tutti i veneziano gli siano grati. È geniale. A Palazzo Grassi invece non ha fatto ancora grandi mostre per il momento, ma sono sicuro che ne verranno e attendo con ansia quel momento per poterne godere da appassionato. Per quanto riguarda la Biennale, invece, contrariamente a quanto si è detto ed ho letto su molti giornali, è stata un enorme successo, ho amato profondamente il Padiglione Italiano, un vero gioiello. E non ho per nulla condiviso le critiche che sono state rivolte ai curatori Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice: per me è speciale, l’ho davvero apprezzato. Da Vedova, invece, un incredibile Renzo Piano, che ho tra l’altro avuto modo di conoscere personalmente. È così interessante, particolare ed affascinate il meccanismo che ha creato ad hoc per il museo; ovviamente poi le opere sono magnifiche. Tutto questo fervore a Venezia non ha potuto che creare interesse, curiosità e attirare la gente. NSC: Quali consigli darebbe a un giovane che volesse intraprendere un percorso artistico? G.P.: Difficile dispensare buoni consigli. Quello che direi ad un giovane che vuole avvicinarsi a questo mondo è di mettersi a servizio dell’arte, senza pensare che sia l’arte uno strumento per innalzare sé stesso. Quindi dotarsi di tantissima umiltà e modestia. Di lavorare moltissimo, mettersi in gioco davvero, di non aver paura di dover fare gavetta. Il problema vero che vedo in molte giovani leve è proprio questo: vogliono arrivare subito al successo. E molto spesso, invece di “fare” l’arte, si perdono in mille discussioni attorno al tema. E questo purtroppo è colpa molto spesso delle scuole d’arte, le accademie stesse, che hanno perso molto del rigore d’una volta. Un esempio? Quando io ero allievo, mi hanno insegnato anche a come si regge un pennello, con disciplina e metodo. Si devono creare basi solide di studio su cui proseguire. Anche quando si vuole ribaltare una regola, bisogna prima conoscerla a perfezione. www.gianmariapotenza.it
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