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GIORGIONE A CASTELFRANCO VENETOLa mostra eventodi Farida Monduzzi E’ stata inaugurata a Castelfranco Veneto la Mostra evento con cui hanno avuto inizio le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Giorgione.
La mostra dal titolo Giorgione 2010 durerà fino all ‘undici aprile 2010. Esposizione veramente spettacolosa non solo perché ricca di oltre la metà delle opere attribuite all’artista ma anche per la presenza di altri maestri da Tiziano a Sebastiano del Piombo a Giovanni Bellini, per la ricca documentazione critica, anche inedita, attraverso la quale si cercherà di fare luce su questo straordinario pittore avvolto dal mistero. La scarsità di notizie sulla sua vita e le sue opere, la svolta radicale che ha impresso alla pittura veneta e a quella europea lo hanno ben presto sublimato nella leggenda. La prevalenza dei critici lo riconosce come Giorgio Barbarelli da Castelfranco detto il Giorgione desumendo con certezza la data della sua morte – 1509 – da una lettera di Isabella d’Este e quella della nascita – 1477 –1478 – dalle “Vite” del Vasari. Dai suoi contemporanei viene narrato come persona di ricca cultura, amante della musica e della pittura ed è appunto alla sua cultura umanista e neoaristotelica in cui si riconoscono anche i suoi committenti , che si devono l’innovazione dei contenuti e la sua sconvolgente rivoluzione. I suoi quadri realizzati direttamente dal vero e a lungo meditati non risultavano chiari , nella loro enigmaticità, neppure ai suoi contemporanei ( vedi le tele della Tempesta e dei tre filososofi) perché all’artista non premeva tanto il racconto mitologico o sacro ma l’incombente mistero e il linguaggio universale , coinvolgente della natura. Pur di fronte a queste perplessità interpretative non sfuggì ai suoi coevi l’altissima qualità della sua pittura. Ecco nella mostra del suo paese natale la La tempesta dall’Accademia di Venezia : in uno sfondo verdeggiante di alberi e acque sotto un cielo plumbeo e minaccioso attraversato da lampi che rischiarano le case di un antico borgo, si stagliano un sodato e una donna che allatta. Molti critici accettano i giudizi di Maurizio Calvesi che, pur ritenendolo un soggetto biblico e mitologico, vi scorge in realtà l’esaltazione del protagonismo della natura, specie in quel lampo incombente, fulcro vero dell’opera. In più, in questa tela e in altre, si assiste alla sua rivoluzione colorista che, partita da Bellini, diviene totalizzante e tonale. Anche nell’Omaggio a Saturno, Nelle Tre età, nei Tre filosofi di Vienna e la Venere dormiente di Dresda, elemento primo ed essenziale della rappresentazione artistica diviene il colore. Nella Madonna di Castelfranco visibile nella vicina chiesa parrocchiale, la rivoluzione riguarda anche l’impostazione delle figure, sciolte dalla rigida architettura tesa a rappresentare la chiesa, entro cui fino allora erano imprigionate, per immergerle nel paesaggio . L’elemento unificatore non è l’impianto prospettico, ma è il diverso variare del colore per effetto della luce diffusa che avvolge figure e personaggi. Si esce dalla mostra inebriati dal bello , grati agli organizzatori, purificati quasi da certe brutture che ci circondano.
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