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GLI ASSENTI /1Mario Valgoi, strepitoso interprete goldoniano negli ultimi quindici anni della sua carriera, è stato ricordato al Teatro Goldoni di Veneziadi Giuseppe Barbanti Un’intensa carriera ha visto Valgoi, scomparso nella scorsa estate, diretto dai maggiori registi italiani da Zeffirelli a Missiroli, da Strehler a Castri
A cinque mesi dalla scomparsa in quel Teatro Goldoni che lo vide tante volte insuperato interprete delle pieces del commediografo veneziano è stato tracciato a più voci un profilo di Mario Valgoi l’attore nato a Milano formatosi all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, per quasi trentacinque anni una delle presenze più assidue della scena italiana diretto fra gli altri da Franco Zeffirelli e Orazio Costa Giovangigli. Il suo impegno per e nel teatro è stato inquadrato in un più ampio contesto che ha spaziato dall’attività in palcoscenico a quella di docente. Il regista Giuseppe Emiliani, che lo ha diretto come attore in diverse occasioni , da ultimo in “Bonne Nuit, Monsieur Goldoni” il monologo di cui è stata proposta la videoregistrazione in chiusura della manifestazione , ha ricordato la generosità con cui seppe fronteggiare gli ultimi difficili anni , fra l’altro anche come docente nella Scuola Fare Teatro .Carmelo Alberti, docente a Cà Foscari, dopo aver accostato la “sapienza dell’interprete” alla “vitalità dolente del suo sguardo”, non poteva non collocare Valgoi in quella generazione di attori entrati in arte in un teatro di prosa che stava vivendo la transizione fra la tradizione del teatro all’antica italiana e l’invadenza anarchica del teatro di regia:”Alla base della sua gamma di variazioni di interprete- ha sottolineato - c’erano sempre un pensiero teatrale e la sua personale cultura d’attore permeata di grande curiosità”; Paolo Puppa, drammaturgo e docente a Cà Foscari, si è rivolto direttamente con una lettera indirizzata all’amico Mario Valgoi, ricordando le diverse stagioni del suo impegno nell’ambito dello spettacolo, dall’interprete di una fortunata serie di “tanto autorevoli quanto rimpianti” sceneggiati televisivi a cavallo fra gli anni ’60 e ‘70( fra gli altri I Buddenbrok, Anna Karenina e Antonio Meucci) alla dedizione religiosa al lavoro sotto la direzione prima di Giorgio Strehler e poi di Massimo Castri. E dopo il decennio 1980-1990 interamente trascorso al Piccolo , dove partecipò ad allestimenti del calibro de “L’anima buona di Sezuan” di Brecht, “La tempesta” di Shakespeare e “Faust secondo J.W. Goethe, visse nell’ultimo scorcio del 20° secolo una strepitosa stagione di interprete goldoniano(nell’ordine I Rusteghi e La trilogia della villeggiatura) , culminata in un ruolo finalmente da protagonista , Fabrizio ne “Gli innamorati”. A chiudere questa vivace galleria di abbozzati ricordi, affidata al coordinamento di Antonio Audino, Nuccio Messina, ora giornalista dopo una lunga carriera ai vertici di diversi teatri pubblici italiani, che ha concentrato la sua attenzione sul rapporto fra Mario Valgoi e Carlo Goldoni, della cui grandezza l’attore ha saputo portare convincente testimonianza con le sue scelte di interprete nel teatro italiano contemporaneo.E, poi, finalmente il pubblico veneziano ha potuto rivedere in scena Valgoi, risentirne la voce sino alla battuta conclusiva del monologo “ Nella commedia della tua vita ora si cambia scena”: le vicende di interprete e personaggio si ricompongono in un “finale di partita” segnato ad un tempo dalla morte del “grande vecchio” e dalla rinnovata certezza che un attore ha saputo trasmettere al pubblico i travagli prima che del commediografo dell’uomo Goldoni.
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