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"GLI INCANTATORI DI FOTONI" di Enrico Antonio Cameriere«Ho sempre cercato di riprodurre la luce attraverso la pellicola, in queste storie ho provato a raccontarla con le parole».di Elisa Modolo «Questo mi piaceva del cinema: quella grandissima pienezza di quel niente dove, in quella zona a parte, in quella terra di nessuno, in quel giardino segreto, ognuno poteva nascondersi e sognare».
Gli incantatori di fotoni, titolo bizzarro quanto poetico per un’antologia di testi dedicati all’affascinante mondo del cinema, visto attraverso lo sguardo privilegiato di un “addetto ai lavori”. Un libro borderline tra la testimonianza autobiografica e la raccolta di racconti inventati, due prospettive diversissime accomunate da un’unica grande costante: l’amore viscerale per il cinema e tutto ciò che lo riguarda, dagli strumenti ai macchinari, dai film più noti ai grandi registi, ma soprattutto la luce alla fotografia. Un tòpos che dà forma e coerenza all’insieme dei racconti. Il titolo fa riferimento al complesso mestiere del fotografo, colui che deve catturare l’immagine calibrando luce e volumi. Una metafora che introduce al “fil rouge” della raccolta, l’attenzione alla luce, ai suoi riflessi, alle sue tonalità, ai suoi effetti su persone e paesaggi, al modo in cui dà spessore e profondità alle cose. «La luce quel giorno era violenta, era stata un’impresa addomesticarla, ma lui era un incantatore di fotoni e l’aveva condotta a ragione». Tre capitoli scandiscono l’antologia: il primo, autobiografico, con testi legati alla realizzazione del film Colpire al cuore dove l’autore, alle prese con le prime esperienze nel campo cinematografico, lascia trasparire tutta la curiosità e l’emozionato stupore di chi riesce ad entrare nel “dietro le quinte” del cinema partecipando in prima persona alla lavorazione di un film. Tra incontri con registi taciturni, chiacchierate con colleghi burberi ma esperti e nottate trascorse a controllare il filmato e pulire le lenti, emerge un mondo brulicante di attività dove uomini e macchinari interagiscono in sincronia secondo un meccanismo coordinato e preciso come un ingranaggio. Al secondo capitolo appartengono testi inventati che prendono però spunto da fatti reali. In questi la passione per l’illuminazione nel cinema prende vie traverse colorandosi di sfumature particolari: acquisisce una connotazione tattile e sensuale nella sala di proiezione vuota di Altre visioni, tocca le corde del cuore nell’ultima malinconica gita di padre e figlio in Affetti collaterali, assume contorni drammatici e allucinati in La mia vita senza Lara, dà spazio ad una percezione sensoriale acuta e dettagliata nella descrizione della vita sul set di Arriflex 16 MM ST. Il terzo capitolo raggruppa invece racconti legati alla Calabria, terra misteriosa e arcaica tra scoscesi precipizi e campagne con pastori che offrono vino e formaggio, culla di antiche civiltà dove il mondo rurale è ancora il settore economico predominante. Lo stile dei racconti è brillante e scorrevole, l’inserzione di dettagli tecnici del mestiere viene sapientemente amalgamata con il resto del racconto in modo da non appesantire il discorso, mentre la sottile vena di umorismo e i finali a sorpresa capaci di ribaltare il senso della storia con un brusco cambio di prospettiva conferiscono ritmo e vivacità alla narrazione. Enrico Antonio Cameriere, Gli incantatori di fotoni, Città del Sole, 2007, 12 euro.
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