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GLI ORIZZONTI ANIMATI DELLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICAInside Orizzonti. Parte Idi Ilaria Falcone Animazione: il mondo che si trasforma, esistenze che combaciano, metafore. Animazione: la comprensione della vita, la ricerca allegorica della verità, perdendosi, acciuffando la memoria, rincorrendo paesaggi con velocità diverse. Animazione: turbamenti e inquietudini, ma ironia, sconvolgimenti di piani e canoni, celebrazioni di realtà percepite.
Sono questi gli argomenti che incoronano il cinema d’animazione, coprotagonista della sezion Orizzonti, della 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Una stella con cinque film originali: Martin Arnold, Shadow Cuts (Austria); Flatform, Non si può far nulla contro il vento (Italia); Atsushi Wada, Mechanic of Spring (Giappone); Sun Xun, 21g (Cina); Hannes Vartiainen e Pekka Veikkolainen, Erään Hyönteisen (The Death of an Insect) (Finlandia). L’Animazione con il suo linguaggio poetico, diretto, furbo, gonfio di profondità, capace di essere imprevedibile, rischioso con le sue diverse modalità, idee, tecnologie, con la sua estrosa forma espressiva, che incorpora fantasia e reale, con toni luminosi, oscuri, si traduce per l’occasione, a Venezia, attraverso film d’artista, film sperimentali, documentari, computer graphic, videoclip. I registi d’animazione, autori di queste prime visioni, mettono alla prova una grande varietà di tecniche, dalle tecnologie più sofisticate al "do it yourself"che riscopre tecniche di base come il disegno manuale su carta, a matita e a carboncino. E’ ormai prassi comune allargare la definizione e il concetto di animazione a comprendere anche buona parte del cinema e video “sperimentale”: strategie molto di frequente basate sulla creazione e manipolazione dell’immagine, analogica o digitale, verso un’ancor più radicale reinvenzione del reale attraverso il cinema. Incuriosisce l’opera austriaca di Martin Arnold, Shadow Cuts: Pluto e Topolino a letto insieme. A volte nel buio. Ridono, ossessivamente. Arnold è uno dei maggiori esponenti della corrente del cinema sperimentale legata alla pratica found footage (film che vengono realizzati, in parte o tutto, utilizzando altri documenti, film, rielaborati e messi insieme, come un collage dal regista). Nel 1993 realizzò Passage à lʹacte, dove utilizzava alcuni secondi del film To Kill a Mockingbird (Il buio oltre la siepe, Robert Mulligan, 1962) per creare una strana storia di tensioni e aggressioni all’interno di una famiglia americana. Del resto lui stesso afferma che “ʺIl cinema di Hollywood è un cinema dell’esclusione, della riduzione, della negazione, un cinema della repressione. C’è sempre qualcosa dietro ciò che è rappresentato che non viene rappresentato. E questo è esattamente ciò che è più interessante considerare.” E stuzzica l’attenzione l’opera italiana, realizzata da Flatform, un gruppo di artisti fondato a Milano con sede a Milano e Berlino. Il lavoro del gruppo si sviluppa attraverso video installazioni e installazioni mobili. Le loro opere sono state presentate in festival cinematografici, mostre e musei come il Centre Pompidou di Parigi e il Wexner Center for the Arts di Columbus (Ohio). A Venezia presentano Non si può far nulla contro il vento, una serie di sequenze di paesaggi ripresi in uno spazio di 60 chilometri compongono mosaici di luoghi e assi di riferimento in continua trasformazione e che non esistono nei nostri dintorni. In questo video i corpi non sono vicini o lontani. Sono grandi o piccoli. Gli orizzonti cambiano e nessuno spazio è indipendente da chi lo guarda. Incorporando solo memoria, il paesaggio è visto a velocità diverse che applicano una logica corporale alla visione. Dalla Cina arriva l’opera di un regista su cui si scommette parecchio, definendolo il David Lynch cinese. L’enfant prodige dell’animazione cinese, il giovanissimo artista e cineasta Sun Xun (è nato a Fuxin nel 1980) utilizza per le sue complesse animazioni tecniche grafiche tradizionali nella creazione dei disegni di partenza (su tela, seta, carta, o direttamente sulle pareti degli spazi in cui allestisce le sue installazioni), che vengono poi animati con uno stile che richiama quello dellʹartista sudafricano William Kentridge. Sbarca alla Mostra del Cinema con 21 G è la storia di un mago, l’unica professione al mondo per la quale raccontare bugie non solo è lecito, ma fa parte del “gioco”. Quest’audace allegoria politica (l’animazione sotto i 60’ non deve passare la censura di Pechino) è anche un film sull’esistenza. Un uomo alla ricerca di un valore e di un significato nella vita e di sistemi di riferimento che gli permettano di comprenderla. Ansioso di conoscere la verità, ne “sente” la presenza, ma non riesce mai a raggiungerla, perdendosi in un moto circolare, continuo e senza fine. Dall’Oriente arriva anche Atsushi Wada, giovanissimo disegnatore e regista dʹanimazione giapponese, che presenta Haru no shikumi (Mechanic of Spring): gli animali ci guardano. Vero o disegnato, il mondo animale si fa certo metafora di quello umano, ma sopratutto presenza che turba e inquieta, con un’ironia a volte crudele ma anche, spesso, divertente. Topolini che ci somigliano fin troppo nei comportamenti, insetti che sembrano sapere che ci sopravvivranno, orsacchiotti e conigli dei cartoni animati... tutti diventano, nelle mani degli artisti, figure del “troppo umano”. Un haiku surreale e poetico, in cui apparentemente infantili disegni a mano su carta diventano un esempio del cinema dʹanimazione nipponico più originale. Hannes Vartiainen e Pekka Veikkolainen, finlandesi sono i registi di Erään Hyönteisen tuho (The Death of an Insect): In un paesaggio senza vita dove il tempo stesso ha fermato il suo lento strisciare, nei vuoti isolati di architetture urbane, tra i resti deformati di altri insetti, inizia un balletto folle. E una farfalla appena uscita dal bozzolo sta per morire. Curiosità, innovazione, stupore, ironia e trasformazione sono le cinque tappe in cui il cinema d’animazione si fa strada negli Orizzonti della Mostra.
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