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"GRIMMLESS"C’era una volta e oggi non c’è piùdi Enrico Silvano Grimmless attrae e abbaglia, ma respinge e sfugge. Si spoglia e si mostra ma non si fa possedere. E’ tra quegli spettacoli che non basta vedere una sola volta, quelli nei quali si esce dal teatro e tra uno sguardo smarrito e uno esaltato volano i “secondo me” e i “non avete capito”, qualcuno che si lancia in una lode sperticata e un altro che di tutta risposta rievoca nostalgico la linearità delle commedie di Goldoni; questo è sicuro, Grimmless divide e fa parlare.
Intanto il punto di partenza, porto sicuro da cui iniziare: si parla di fiabe; distrutte. (Grimmless=senza Grimm). La prima scena ne è un’illustrazione animata, spari su un matrimonio. Punto uno. Ciò che colpisce di questo spettacolo è la potenza delle immagini. Una dietro l’altra tutte quante tendono a provocare uno choc nello spettatore che, a un certo punto, è come un pugile suonato, continuamente sorpreso, non sa più come difendersi. E poi, la ricercatezza delle metafore. Nelle scene e nei monologhi è mirabile per inventiva ed efficacia. E la capacità degli attori di metterle in scena. Operai, costruiscono poesie, hanno dalla loro la forza dell’affiatamento. Le parti parlate sono quasi esclusivamente monologhi: se gli attori devono interagire tra loro lo fanno con il corpo; lo spazio scenico è battuto tutto, centimetro su centimetro; è raro a teatro vedere gli attori correre così tanto, un più per la tenuta atletica. La classica fiaba dei Grimm è spaccata in due: per rappresentare il corpo della storia che spesso racconta delle peggiori violenze (tra sevizie e cannibalismi, Hansel e Gretel e Cappuccetto Rosso fanno a gara), di materiale ce n’è in abbondanza, lo fornisce la cronaca nera; invece il materiale per rappresentare il lieto fine lo dobbiamo ancora rubare alla fantasia. Registri: i più vari, linguaggi: i più vari, con spiccate preferenze pop soprattutto nelle parti più pulp: cappuccetto rosso su facebook, in scena c’è spazio anche per il plastico della casa di Cogne: i peggiori squartamenti e ammazzamenti li guardiamo su youtube, annoiandoci. Quindi parlare di fiabe e di fiabe distrutte, significa sì dire di illusioni perdute in un mondo ridotto a girone infernale, ma anche della necessità dell’uomo di ritrovare queste illusioni e della necessità di crederci, nonostante c’è chi ha già stato dimostrato che non risultano avere riscontro nella realtà. La scenografia, come il resto dello spettacolo, può essere tutto, ma di sicuro non è banale: ogni attore ha la sua valigia col proprio kit personale; quando serve, si tira fuori quel che gli occorre e lo usa nella scena. Grimmless è uno spettacolo che se si decide di andare a vedere, diventa quasi obbligatorio rivedere. GRIMMLESS di Ricci/Forte con Anna Gualdo, Valentina Beotti, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori e Anna Terio durata: 80’
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