“GRINDHOUSE – A PROVA DI MORTE” di Quentin Tarantino

Death Proof

Quentin Tarantino è tornato sulla Croisette per presentare il suo nuovo film “Death Proof”.

Per l’esattezza, più che un nuovo lavoro, si tratta della versione lunga, rimontata in 120 minuti, del suo episodio contenuto in Grindhouse, pellicola già uscita (con scarso successo) negli Sati Uniti, diretta con l’amico e sodale Robert Rodriguez.

Inutile dire come l’accoglienza di Tarantino a Cannes sia stata come al solito trionfale, segno che il feeling tra il festival francese e il regista americano, iniziato sedici anni fa con il successo de Le Iene, e poi consacrato con la Palma d’Oro per Pulp Fiction, può dirsi più vivo che mai.

Death Proof ricorda, in un certo senso, come ha giustamente citato lo stesso regista durante la conferenza stampa, pellicole come Duel e La macchina nera, ovvero film dove non c’è volutamente un approfondimento psicologico dei protagonisti e uno sviluppo narrativo elaborato, non si cerca di capire cosa spinge certe persone a compiere determinate azioni o il perchè succedano. Tutto accade e basta. Punto.

Il film di Tarantino è però nello stesso tempo qualcosa in più e qualcosa in meno. Death Proof non è la rilettura di un certo genere di film di serie B (uno dei punti di forza del regista americano), ma un vero e proprio b-movie. Una pellicola di genere che ha parecchi alti e bassi, che alterna dialoghi tutti al femminile, spesso al limite dell’assurdo, a scene di inseguimento mozzafiato automobilistico in puro stile exploitation. Tutto alla fine risulta ridondante e ripetitivo, segno che forse Tarantino si è lasciato trascinare in un progetto senza meditarci e rifletterci troppo, guidato certamente dal grande entusiasmo che lo contraddistingue.

Un film di Quentin Tarantino.
Con Kurt Russell, Sydney Tamiia Poitier, Vanessa Ferlito, Jordan Ladd, Tracie Thoms, Rosario Dawson, Zoe Bell, Mary Elizabeth Winstead, Rose McGowan, Eli Roth, Omar Doom.
Genere Horror
Colore, 116 minuti.
Produzione USA 2007.