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"Genova" di Michael WinterbottomLuci e ombre a Genovadi Letizia Geron Dopo la morte della moglie in un incidente stradale Joe (Colin Firth) decide di trasferirsi con le figlie Kelly e Mary da Chicago a Genova, dove l’amica Barbara (Catherine Kenner) gli ha trovato una cattedra universitaria di letteratura inglese. Tormentata dal senso di colpa per aver provocato l’incidente la piccola Mary ha continue visioni della madre e mette a dura prova l’equilibrio già precario della famiglia alle prese con la costruzione di una nuova vita in un luogo distante sia geograficamente che per cultura da quello d’origine.
Michael Winterbottom torna dietro alla macchina da presa per cimentarsi con una materia nuova e molto intima come quella dell’elaborazione di un lutto. L’idea originale è stata partorita durante un viaggio di ritorno in Inghilterra, quando Winterbottom per un breve periodo ha sostato a Genova e lì ha deciso che avrebbe girato il prossimo film. Prendendo spunto dal racconto di Marguerite Duras Moderato Cantabile, Winterbottom ha reso Genova protagonista di questo viaggio all’insegna della ricostruzione dei legami affettivi. Racconta il regista: “Qualcosa di Genova mi ricordava quel romanzo, anch’esso ambientato in una città portuale. L’ho letto molto tempo fa, ma di quella storia mi è rimasto in testa il fatto del genitore che porta il figlio a lezione di pianoforte.” La musica è un elemento cardine del film, unico ricordo tangibile della figura della madre scomparsa. Come lei le due ragazze suonano il pianoforte e proseguono la passione materna anche nella nuova città. Genova è percorsa dallo sguardo di Winterbottom lungo i suoi vicoli tortuosi e si erige a grande monumento di una storia multiculturale. È curiosa la scelta adottata dal regista di non mostrare il luogo simbolo della Genova moderna, quel porto ripensato architettonicamente da Renzo Piano. Winterbottom preferisce far respirare l’odore di sporcizia dei caruggi e quello della salsedine delle spiagge di Camogli con il suo solito piglio documentario realizzato con la macchina a mano, scarso uso di luci artificiali e la ricerca della spontaneità non solo nei luoghi ma anche nella recitazione. Colin Firth (Il diario di Bridget Jones) si conferma abile interprete e con lui la splendida Caterine Kenner (Into the Wild). Resta però alla fine, come quasi sempre accade nei film di Winterbottom, una sorta di retrogusto amaro per qualche sbavatura di troppo. Concentratissimo nel sondare il mondo frantumato di una famiglia che all’improvviso deve fare i conti con una morte insensata e si trova a ricominciare tutto da capo, rapporti, equilibrio, fiducia, amore, rimane incompiuto il progetto di portare avanti la linea narrativa che si concentra nelle visioni di Mary e sembrerebbe quasi far virare il film verso un mondo fantastico, vagamente vicino alle atmosfere di Shyamalan. Forse impropriamente (o forse no visto il forse senso civico che Winterbottom ha più volte mostrato nei suoi film, ne sono un esempio Cose di Questo Mondo o Benvenuti a Sarajevo) nella scelta di Genova come location per la rielaborazione e il superamento di un lutto c’è un legame con il ricordo della morte che questa città si porta dietro dal G8. Come ha scritto Guccini: “Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare, c’è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare... Dal bar caffè e grappini, verde un’edicola vende la vita. Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita.” La stessa ferita per una morte senza un perché che affligge Joe, Kelly e Mary. Winterbottom ha vinto con Genova il Premio per la Miglior Regia al Festival di San Sebastian 2008. Titolo originale: Genova Nazione: Regno Unito Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 92’ Regia: Michael Winterbottom Cast: Colin Firth, Catherine Keener, Hope Davis, Willa Holland, Demetri Goritsas, Perla Haney-Jardine, Gabriella Santinelli, Kerry Shale, Monica Bennati, Dante Ciari, Gherardo Crucitti Produzione: Revolution Films, Aramid Entertainment Fund Distribuzione: Officine UBU Data di uscita: 16 Ottobre 2009 (cinema)
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