Gianni Berengo Gardin e la fotografia

Un incontro con il fotografo

Il 19 ottobre nella splendida cornice di Palazzo Moroni a Padova Gianni Berengo Gardin, uno dei grandi protagonisti nel panorama della fotografia italiana, è stato ospite all’ inaugurazione della mostra fotografica “Uno scatto nel sociale”.
Ventidue foto, ventidue sguardi accompagnati da ventidue testi per esprimere i diversi punti di vista che, attraverso un concorso, un libro e mostre itineranti nelle città italiane, rappresentano la volontà di coinvolgere e sensibilizzare i giovani sull’emarginazione e lo sfruttamento di molti bambini e ragazzi che, quotidianamente, non hanno la possibilità di vivere e frequentare la scuola.
Giovanni Berengo Gardin, uno dei pochi contemporanei già nei libri di scuola di fotografia, importante rappresentante della fotografia antropologica e sociale, che il 18 ottobre 2008 a New York ha ritirato il “Lucie Award” (considerato il nobel della fotografia) e nel maggio 2009 ha ottenuto la Laurea Honoris Causa all’Università di Milano, ha parlato della rivoluzione fotografica degli ultimi 10 anni.

NSC: La tecnologia digitale cosa ha cambiato nella fotografia?

G.B. Gardin: Ha rivoluzionato il modo di pensare e vedere del fotografo, nulla è più come una volta.

NSC: La rivoluzione secondo Lei è stata positiva o negativa?

G.B. Gardin: Nel reportage non positiva, il fotografo più volte interrompe il “momento” per “guardare come viene la foto”, perde la concentrazione, il “carpe diem”.

NSC: Mentre i pregi della tecnologia digitale?
G.B. Gardin: Ci sono anche molti pregi: non più il limite dei 36 “scatti”, la gestione flessibile degli ISO e il fatto di poter produrre quantità enormi di fotografie a “costo zero”, abbattendo così il costo della pellicola, dello sviluppo e della stampa.

NSC: Che cosa pensa della diffusione di massa della fotografia?
G.B. Gardin: La tecnologia digitale ha permesso una diffusione della fotografia senza precedenti. Chiunque fotografa i momenti più importanti della sua vita…si pensa più a fotografare che a vivere.

NSC: La fotografia in pellicola (anche detta analogica) sta però ritornando nel mercato, e soprattutto tra i giovani, secondo Lei perché?

G.B. Gardin: Sono contento del ritorno della fotografia in pellicola!
Penso che la fotografia analogica attragga i giovani perché l’ebrezza del rischio e l’emozione di “non vedere subito la foto”, di immaginarla e progettarla con cura, le 36 pose limitate che condizionano scelte tecniche e artistiche, rendano più magico questo lavoro.
La fotografia in pellicola, inoltre, è un prodotto artigianale e manuale, soprattutto in camera oscura, in un mondo tecnologico la gratificazione di creare in prima persona è unica.

NSC: E riguardo all’uso del bianconero nella fotografia digitale?

G.B. Gardin: Il bianco e nero continua ad essere migliore solo in pellicola.
La fotografia digitale invece è miglio a colori.

NSC: Per le foto architettoniche secondo Lei è preferibile il bianconero o il colore?

G.B. Gardin: L’architettura, secondo il mio punto di vista, è in bianco e nero (anche se con il Touring Club ho fotografato tanto a colori).

NSC: Cosa pensa del “tutto troppo definito” e della profondità di campo nella fotografia digitale?

G.B. Gardin: Profondità di campo e definizione in digitale sono abbastanza irreali.
L’analogico, secondo il mio punto di vista, in questo momento resta il migliore.

NSC: Si sente più fotografo o un narratore di oltre mezzo secolo di storia italiana?

G.B. Gardin: Tutti e due, fin da subito ho percepito che il mio ruolo era raccontare luoghi, persone e fatti.
Ho cercato di raccontare con le immagini – i fotografi di solito non sono molto bravi con le parole – il mondo in cui vivevo.

NSC: Quanto conta la tecnica fotografica nel reportage?

G.B. Gardin: E’ molto importante nel reportage, ma non è l’elemento fondamentale, direi piuttosto che è un mezzo a disposizione del racconto.

NSC: Ai giovani che consiglio darebbe?

G.B. Gardin: Quando fotografate con il digitale non guardate sempre la foto per vedere com’è venuta, progettatela prima, e cercate di “immaginare” quello che state creando.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio