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"HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO" di J.K.RowlingUn mago adolescente alle prese con prove di coraggio e turbamenti di cuoredi Elisa Modolo Oscuri incidenti si verificano ai campionati mondiali di Quidditch poco prima che ad Hogwarts si tenga il Torneo Tre Maghi, una gara che vede sfidarsi con ardue prove i campioni delle tre scuole di magia scelti da un calice di fuoco. Harry è costretto -suo malgrado- a partecipare al torneo mentre un terribile complotto prende forma alle sue spalle. In questa lotta senza esclusione di colpi, chi è veramente amico e chi nemico?
Nel quarto episodio della celeberrima serie il protagonista è ormai cresciuto: Harry Potter non è più il bambino timido ma entusiasta del primo anno, bensì un adolescente immerso nei problemi tipici della sua età, primo tra tutti l’amore. Entrano quindi in ballo i sentimenti con le cotte per le compagne di scuola, le difficoltà di comunicazione tra maschi e femmine –prima così uguali ora, improvvisamente, così diversi- l’importanza della lealtà e dei legami. Anche la realtà magica che funge da sfondo alla storia si delinea in modo più particolareggiato: fanno la loro comparsa altre scuole di magia oltre ad Hogwarts, vengono nominati giornalisti (Rita Skeeter) e riviste (La Gazzetta del Profeta) con precise linee editoriali, persino il ministero della magia assume concretezza grazie alla citazione di funzionari i cui compiti e incarichi sono ben specificati (Ludo Bagman, Barty Crouch, l’auror Alastor “Malocchio” Moody). In linea con l’evolversi del personaggio, ogni traccia dello stile tendenzialmente infantile è ormai scomparsa, tono e argomentazioni sono decisamente sbilanciati verso un pubblico adulto. Lo dimostrano chiaramente sia il sostanzioso aumento di pagine (oltre 600), sia l’introduzione nella storia della prima morte “in diretta”, elemento tradizionalmente assente nei libri per ragazzi dove i decessi vengono solitamente relegati ad un tempo anteriore alla narrazione e nominati in forma di ricordo o racconto. Il tono dark dell’atmosfera viene inoltre enfatizzato tramite l’inserzione di ingredienti da film horror come emblemi a forma di teschio, maledizioni senza perdono, lotte con draghi e riti con vittime sacrificali, in aggiunta ad un continuo stato di tensione che accompagna il protagonista (e quindi il lettore) durante l’attesa che precede lo svolgimento delle prove del torneo. La conclusione è la parte più rilevante per quanto riguarda lo sviluppo della trama principale: il senso di calamità incombente che accompagna tutta l’opera si concretizza infatti nel finale. Se già il terzo volume terminava in modo non del tutto positivo, il quarto si conclude in maniera decisamente negativa, conferendo all’intera storia un tono solenne e spiccatamente drammatico assente nei libri precedenti. Tutta la narrazione di fatto rappresenta una sorta di dramma che, alla fine, si trasforma in tragedia. In questo caso la Rowling attua un’operazione letterariamente “pericolosa”: mette in scena la caduta dell’eroe. L’autrice, infatti, sceglie di “spodestare il protagonista dal suo trono dorato” creando un personaggio che non ricalca lo stereotipo dell’eroe immancabilmente vincente e assolutamente infallibile, ma è invece un eroe “umano”, un eroe che fallisce, che cade miseramente in trappola come una cavia in un percorso obbligato. Harry viene presentato in modo molto realistico, un’adolescente circondato da amici fidati ma anche nemici mortali che viene sovrastato dagli eventi e si trova impotente di fronte all’avverarsi della sua più grande paura. Un procedimento condotto con maestria che consente sia di dar vita ad un personaggio di spessore dalle diverse sfaccettature psicologiche, sia di uscire da clichè narrativi ormai logori, sia di aumentare le connessioni con le vicissitudini della vita reale rafforzando l’identificazione del lettore col protagonista. J.K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco, Salani, 2001, pp. 627, 22 euro.
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