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"HARRY POTTER E IL PRIGIONIERO DI AZKABAN" di J.K. RowlingMistero ed intrighi nel libro che segna passaggio della serie dal pubblico infantile a quello adultodi Elisa Modolo Il terzo anno di Harry a Hogwarts è segnato dall’inspiegabile evasione dalla prigione magica di Azkaban del terribile Sirius Black, presunto braccio destro di Voldemort nonché assassino spietato. Il passato dei genitori di Harry minaccia il presente del figlio ed egli dovrà scoprire la verità, tra funeste profezie, ardite trasformazioni, presenze minacciose e corse contro il tempo.
In questa terza opera, si può dire che la Rowling comincia a “fare sul serio”. Si colgono infatti i primi segnali di quello “spostamento di target” che ha portato una collana originariamente pensata per bambini e adolescenti a compiere il “salto” raggiungendo il pubblico adulto, riuscendo quindi ad unire in maniera brillante – e forse per la prima volta- due mondi profondamente diversi tradizionalmente agli antipodi nel campo della lettura. E’ questo il “miracolo letterario” all’origine del successo di vendite del “fenomeno” Harry Potter: si ha tra le mani una serie che attira gli adolescenti ma può ugualmente destare l’interesse degli adulti, aprendosi quindi alle prospettive di un “doppio mercato”. Il difficile salto tra le due polarità è percepibile anche attraverso la caratterizzazione del protagonista. Harry è diventato grande, si affaccia all’adolescenza e così assistiamo alla prima vera ribellione alle angherie dei genitori adottivi che si risolve con una fuga da casa. In questo senso la storia del maghetto si configura come un “romanzo di formazione” perché segue tappa per tappa la crescita del ragazzo, accompagnando così anche quella dei suoi lettori. Dal punto di vista della trama, si verifica un ampliamento del filone del mistero –che si infittisce invece di dipanarsi- assieme alla comparsa dei primi veri “intrighi”, fondamentali per l’evoluzione della vicenda nei libri successivi. Il registro ancora sbilanciato verso un pubblico infantile si stempera nella svolta decisamente dark assunta dalla narrazione grazie all’inserimento di personaggi più adatti alle “storie di paura” che non ai romanzi per bambini (lupi mannari, boia, dissennatori, mollicci). La storia vede anche la comparsa di personaggi-chiave come i Cercatori Cedric Diggory e Cho Chang, l’evaso Sirius Black, il professor Remus Lupin, la “veggente” Sibilla Cooman, i cui nomi seguono la tradizione allusivo-rivelatrice inaugurata già dal primo libro (si veda ad esempio la Cooman che richiama la celebre sibilla Cumana o la prigione di Azkaban che riecheggia Alcatraz). La narrazione è inoltre continuamente movimentata da spiazzanti colpi di scena che ribaltano continuamente la situazione e si susseguono a ritmo sempre più vertiginoso trascinando il lettore in un vortice di suspence e curiosità che non trova compimento neppure alla fine del libro, ma getta anzi una luce inquietante sulle future conseguenze. Esempio di grande maestria nella costruzione della trama è anche la capacità della Rowling di sfruttare un episodio come quello dell’antipatia tra il gatto Grattastinchi e il topo Crosta inizialmente come momento di comicità che allenta la tensione del racconto, per poi renderlo, attraverso un mirabolante rovesciamento di situazione, il vero motore del dramma. Un altro aspetto da considerare è l’inserimento, realizzato per la prima volta in modo sistematico e produttivo, del “prequel”, cioè l’esposizione di eventi precedenti alla storia raccontata (gli avvenimenti relativi ai genitori di Harry e ai loro amici). Punto di forza è il fatto che il prequel non rappresenta una sterile digressione, bensì diventa una componente essenziale per l’evoluzione della trama perché le rivelazioni dal passato hanno ripercussioni sugli avvenimenti “attuali” influenzandone lo svolgimento e donando loro nuovi significati. Si tratta di una tecnica di intreccio molto particolare usata per creare una trama sempre più fitta e composita dove le vicende presenti vengono collegate con quelle esposte nei libri precedenti, la cui risoluzione si svolgerà in quelli successivi. In questo modo ogni singolo dettaglio citato diventa importante perché può trattarsi del tassello finale che completa il puzzle oppure di una sottile traccia abilmente dissimulata che diventerà però fondamentale per gli sviluppi futuri. Una terza prova mirabilmente condotta dove il gusto per il fantastico (libri che mordono, ippogrifi, mappe stregate, spioscopi tascabili ecc.) si mescola al mistero creando una “pozione” di indiscutibile riuscita. J.K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Salani, 1999, pp. 376, 14 euro.
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