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HEINEKEN JAMMIN FESTIVAL, IMOLA 19 GIUGNO 2004In quarantamila ad Imola per i Pixies e Ben Harperdi Vanna Lovato La seconda giornata del famoso festival italiano quest’anno ha portato in cartellone alcuni dei nomi storici e ‘cult’ della scena rock mondiale: PJ Harvey, i mitici Pixies, Ben Harper e i principi del dark decadente anni Ottanta, i Cure.
Lo show inizia con gli italiani Delta V, e un paio delle nuove stellette pop, i Calling e gli Starsailors. Ma è evidente che il bello, alle 16:40, deve ancora venire.
PJ Harvey porta un tubino giallo aderentissimo, che le lascia scoperte le spalle ossute e le gambe sottili e nervose. Cammina su un paio di decolleté altissime di un improbabile color fucsia, ed è semplicemente adorabile. Inutile dire che questa giovane donna del Dorset sa il fatto suo: canta e suona la chitarra in modo impeccabile, e infila una dietro l’altra una serie di perle del passato (Victory), oltre naturalmente a numerosi brani dall’ultimo disco (vedi sezione Recensioni, nda). L’impressione però è che la sua non sia una musica adatta ad un festival all’aperto: gli arrangiamenti sono potenti ma essenziali, e le sue canzoni si possono definire rock d’autore, e non da stadio. Il pubblico non l’accoglie come si meriterebbe, e forse lei ne rimane un po’ delusa.
Al contrario, quando entrano i Pixies il pubblico esplode in un boato e l’atmosfera si fa ben presto incandescente: il tempo è passato sui volti di Black, Kim, David e Joey, ma non l’atteggiamento sfrontato (Kim si presenta sul palco fumando incurante una sigaretta), né l’energia che sanno scatenare nel loro pubblico. La gente canta in coro quasi tutte le canzoni, e loro sono dei musicisti eccezionali, iper-tecnici e instancabili. Il loro intervento si chiude sulle note della splendida Where is my mind, cantata in coro da una folla adorante, e l’emozione è davvero tangibile.
Poi Ben Harper sale in scena e, con il suo splendore, offusca persino il sole; scherzi a parte, è quasi l’ora del tramonto (con qualche nuvola minacciosa all’orizzonte) quando arriva il suo turno, e sembra proprio l’ora perfetta per il suo show. Anche Ben è impeccabile e intenso nella sua performance (è risaputo che lui è un perfezionista) e, ballando al ritmo caraibico degli Innocent Criminals e ascoltando lo stupendo soul della sua voce, ci illudiamo veramente per un attimo di ‘poter cambiare il mondo con le nostre mani’ (With My Own Two Hands). Anche per lui, un repertorio eterogeneo scelto tra i migliori successi dei suoi numerosi dischi.
Quando Robert Smith sale sul palco sembra che il tempo si sia fermato: stessi capelli ispidi sparati con la lacca, stesso ombretto nero intorno agli occhi e il rossetto rosso fuoco spalmato sulle labbra. L’aspetto è grottesco ma appena si avvicina al microfono il pubblico lo acclama, e l’eccentrico vocalist non riesce a nascondere un sorriso sincero di riconoscenza. Il più buffo è senz’altro Roger O’Donnell (il tastierista), che ricorda vagamente Frankenstein e partecipa all’evento solo con un lieve movimento ritmico della testa. I Cure puntano tutto sul nuovo disco (The Cure, in uscita il 29 giugno), che viene suonato per buona parte, mentre limitano l’effetto ‘revival’ riproponendo Pictures of You e poche altre.
Se vogliamo dare un giudizio sommario al festival, non possiamo che fare i complimenti agli organizzatori per la riuscita dell’evento senza particolari intoppi logistici o tecnici, ma soprattutto per l’ottima scelta del cast, che ha reso questa giornata davvero memorabile.
Siti ufficiali degli artisti menzionati www.thecure.com www.pjharvey.ne www.benharper.net www.4ad.com/artists/catalogue/pixies (sito dell’etichetta della band)
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