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"HELL": L’INFERNO ROCK DI EMIO GRECO E PIETER C. SHOLTENUn viaggio nei meandri della mente e della danzadi Silvia Aufiero Prosegue il Festival di Danza Contemporanea al Teatro Comunale di Ferrara dove, sabato 31 ottobre, è andato in scena lo spettacolo "Hell", una rivisitazione dell’Inferno dantesco ad opera di Emio Greco e Pieter C. Sholten.
Un Inferno così non si era mai visto. L’operazione del brindisino Emio Greco, che con il drammaturgo olandese Pieter C. Sholten ha fondato nel 1996 la compagnia, è una reinterpretazione della grande, enigmatica opera dantesca. Dopo Popopera, spettacolo tratto dal Purgatorio, il coreografo scardina nuovamente le convezioni e i luoghi comuni associati ai gironi infernali per trascinare pubblico e danzatori in un vortice di emozioni e stati d’animo legati alla condizione umana. Lo spettacolo è un pugno nello stomaco: ad accogliere il pubblico in sala, sono gli stessi interpreti impegnati a ballare nel frastuono di un concerto rock, con tanto di luci stroboscopiche e abiti di pailettes. L’inquietudine provocata dall’atmosfera che si respira sulla scena cresce a mano a mano che lo spettacolo prosegue: improvvisamente il rintocco funebre di una campanella pone fine al delirio iniziale e i danzatori si trasformano in anime vaganti, corpi alla ricerca di una condizione esistenziale definita. Una porta di lampadine, dentro il nero drappeggio delle quinte, è l’arco da cui gli otto performer entrano ed escono, in uno spazio irreale, sospeso, vagamente beckettiano (un albero scarno sulla scena evidenzia la condizione di eterna attesa). L’inferno tratteggiato da Greco è un luogo aspro, inospitale e la sua visione si ripercuote anche nei corpi e nei movimenti dei danzatori, costantemente sulla scena e impegnati in una danza energica, vigorosa, spossante in cui vediamo movimenti delle braccia tese in alto, indietro, allungate all’estremo, incurvate. Poi i corpi sono scossi da tremolii e flussi nervosi delle gambe con movimenti rubati alla danza classica e al tango. E’una metamorfosi continua: tra denudamenti e vestizioni, si torna nei meandri di una condizione della mente dove il corpo cambia , muta, evolve alla ricerca di una nuova visione dell’esistenza attraverso la danza. In questo “delirio” Dio non esiste: un fascio di luce scruta anche lo spettatore e illumina la scena, come un occhio che sta a guardare ma non interviene nella condizione umana. La tensione cresce fino al momento di liberazione sulla Quinta Sinfonia di Beethoven, un grido dei corpi che esplodono in uno spazio di libertà. Senza nessuna ricerca estetica, nessun compiacimento. Dopo Popopera (il Purgatorio), la ricerca di Emio Greco sull’opera dantesca continua e per l’anno prossimo è previsto il suo Paradiso: una trilogia in cui il trait d’union è la ricerca di una nuova forma di danza attraverso un’analisi non convenzionale della condizione umana. Emio Greco e Pieter C. Sholten collaborano insieme dal 1995: nelle loro creazioni, la danza è concepita come mezzo per generare uno spazio teatrale, in grado di esprimere l’intelligenza del corpo senza spiegazioni. Tutti gli elementi che compongono uno spettacolo – lo spazio, le luci, la musica- vengono utilizzati nel processo creativo come mezzi per estrapolare dal corpo gli impulsi che lo guidano. Il gruppo Emio Greco | PC ha inoltre sviluppato, nell’ambito della ricerca di una nuova forma di danza, un programma educativo chiamato Accademia Mobile, attraverso cui vengono chiamati artisti di danza e di altre discipline per dar vita ad un dialogo in cui la danza, appunto, viene continuamente influenzata da tutto quello che fa parte del mondo dell’arte, della creatività ma anche dagli impulsi della vita quotidiana. EMIO GRECO | PC "Hell" Coreografia: Emio Greco, Pieter C. Sholten Musica: sound collage (tra cui Allegro con brio, dalla Quinta Sinfoniadi Ludwig Van Beethoven) Danzatori: Victor Callens, Dereck Cayla, Vincent Colomes, Sawami Fukuola, Emio Greco, Neda Hadji-Mirzaei, Marie Sinnaeve, Suzan Tunca Ideazione luci, scene, suono. Emio Greco, Pieter C. Sholten Disegno luci: Henk Danner Costumi: Clifford Portier
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