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HERZOG E GESUALDO DA VENOSAdi Chiara Lostaglio The Wild Blue Yonder presentato in “Orizzonti” all’ultima Mostra di Venezia, ci fa ammirare l’ultimo lavoro di Werner Herzog. Un film di supremo rigore razionale oltre che immaginifico, che ci spinge nelle profondità celesti.
Una operazione non facile, ma esemplare per la sua scrupolosità, per la scientificità mai noiosa che concede poco alla spettacolarità nel senso classico. Musiche antiche, moderne e, immancabili, quelle madrigaliste, (ispirate a Gesualdo da Venosa) fanno parte di una elegante colonna sonora E così, fra la denuncia ambientale ed alcuni inediti filmati dallo spazio (fonte Nasa), Herzog ci spinge fra gli spazi stellari, accompagnati dalle note del madrigalista, con canti sublimi alternati ad altre musiche ben più moderne. Il film si nutre di frammenti, fra il documentario e il satirico, per raccontarci di una Terra malata che ha bisogno di essere trattata con cura. Le musiche diventano così armoniose e disperate ad un tempo, proprio come il genio espresso dal “Principe dei musici” di Venosa. E questo mentre nei mesi scorsi, negli ambienti culturali vi è stato un gran parlare della figura inquietante quanto esaltante di Gesualdo, il grande madrigalista del Cinquecento che il maestro Claudio Abbado aveva omaggiato con una visita nella città oraziana, Venosa (Potenza). Bernardo Bertolucci lavorerà per un suo prossimo film proprio sulle vicende tragiche ed artistiche del Principe di Venosa. Una figura che lo affascina da sempre – sostiene - e nella quale intravede anche segni di presente. Il film avrebbe già un titolo Heaven and Hell (Paradiso ed Inferno). La musica di Gesualdo ha estimatori in ogni parte: Stravinskij a Napoli nel 1951 per preparare la prima veneziana di La carriera di un libertino, si imbatte nella musica del Principe, definita “così strana per la sua epoca”. Era, inoltre, nota a musicisti della portata di Mahler e Wagner. Ma è ancora il cinema ad aver incontrato Gesualdo, o meglio la televisione tedesca, mediante proprio Werner Herzog. Appassionato di musica antica, girò nel 1995 un film-documentario dal titolo Gesualdo: Morte a cinque voci in cui ripercorre i luoghi nei quali aveva vissuto. Nei panni di Maria d’Avalos è la cantante Milva. Nel film vi è anche un’intervista al custode del museo di Venosa. Herzog è una personalità riluttante ai clamori, sebbene faccia un mestiere che porta luci e clamori sulle proprie opere. Conserva un amore per i madrigalisti, per autori come Pietro Abelardo, (che era anche un grande teologo), per Giovanni Cicogna, Martin Kovacs, oltre che per Carlo Gesualdo. Herzog predilige la musica antica, in buona parte religiosa. La musica - ci confessa - ha influenzato la sua maniera di fare cinema più di qualunque altra arte. “Ma nelle arti figurative (come va sostenendo spesso), le mie preferenze vanno per il tardo Medioevo. Ammiro la maniera di lavorare in quel periodo, da artigiani: avevano degli apprendisti, lavoravano in bottega. Prima di Michelangelo, ad esempio, gli scultori non si definivano artisti ma semplici intagliatori”. Herzog ha girato mondi interi in mondi diversi, esplorando etnie e personaggi. Come il mitico Fitzcarraldo, in cui fa ascoltare la voce di Caruso agli indigeni del Centramerica, o che esplora in profondità l’animo umano come in Aguirre, furore di Dio e la disperazione in Nosferatu, il principe della notte, (memorabile quella frase: “I secoli vanno e vengono, ma ogni giorno è uguale a se stesso…”), tutti interpretati dal suo amico Klaus Kinski, scomparso alcuni anni fa. Un regista che ammira il cinema italiano, come Padre padrone dei Taviani, Antonioni e l’attrice Claudia Cardinale, e lo scomparso Vittorio Mezzogiorno che interpretò, poco prima di morire, il suo Grido di pietra, (del 1991).
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