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"HO PAURA TORERO" di Pedro LemebelPoesie d’amore e mitragliatricedi Elisa De Marchi “Ho paura torero” è il verso di una vecchia canzone di Sara Montiel; la musica ispano-americana riveste una grande importanza all’interno del romanzo: brani d’altri tempi ritmano la vicenda, canzoni romantiche e disilluse rappresentano la natura intima di un Paese che, secondo la definizione dello stesso autore, “sogna molto poco, sogna a credito, non sogna l’impossibile”.
Ambientato nel Cile degli anni ’80, il romanzo di Lemebel unisce vicenda amorosa e politica. Lei è la Fata dell’angolo, travestito nostalgico e canterino; lui un giovane rivoluzionario chiamato semplicemente Carlos. L’incontro tra i due, casuale e al tempo stesso inevitabile, li porta a condividere nella clandestinità i giorni dell’attentato a Pinochet e della sua feroce dittatura. La storia è narrata da due diverse voci: quella di Pinochet, che si prepara a festeggiare il Giorno dell’Indipendenza, anniversario del golpe militare che vide l’omicidio del presidente democraticamente eletto Salvador Allende; e la voce passionale e nostalgica della Fata, personaggio assolutamente non politico, che per amore di Carlos si lascia coinvolgere nei piani del Fronte patriottico Manuel Rodríguez. Il dittatore è ormai vecchio e stanco; l’autore lo trasforma in una caricatura, un burattino inutile nelle mani di una moglie petulante e modaiola. Tormentato da incubi d’infanzia e da manie superstiziose, Pinochet non ha alcuna influenza sugli eventi, che lo raggiungono inesorabili nella sua auto superblindata, nella casa di Cajón del Maipo, sulle spiagge assolate delle sue vacanze. Carlos è un personaggio ambiguo e non molto caratterizzato. Totalmente votato alla causa, non ha tempo per le persone e per i sentimenti; ma arriverà ad offrire alla Fata la sua amicizia, una speranza impossibile e, finalmente, la sincerità. Le pagine più intense e appassionate sono indubbiamente quelle dedicate alla Fata: figura di forza straordinaria, rappresenta chiaramente l’alter ego dell’autore, massimo rappresentante della comunità omosessuale cilena. La Fata conquista il lettore con la sua tenerezza e la sua femminilità; la sua personalità divertente, propensa al riso e allo scherzo, nasconde un passato di violenza mai dimenticata. Con le sue canzonette, la fantasia allucinata, la dolcezza ingenua e consapevole trasforma una cotta qualsiasi in una storia d’amore di rara poesia. La scrittura di Lemebel è piacevole e fuori dal comune: la trama originale e coinvolgente è ulteriormente arricchita dallo stile unico, ricco di riferimenti alla tradizione orale, basato su un linguaggio che è stato più volte definito “urbano barocco”. Il discorso diretto si alterna ai periodi riflessivi, ai ritornelli di vecchie canzoni d’amore e ai periodici comunicati di Radio Cooperativa. La storia procede a ritmo serrato, una pagina dopo l’altra, una canzone dopo l’altra, fino al triste finale. La protagonista resta di nuovo sola, dopo tante violenze, provocazioni e sgarbi subiti. Ma, fortunatamente, “le fate non portano rancore”. Pedro Lemebel, Ho paura torero, Milano, Marcos y Marcos, 2004, pp. 202, euro 13,00.
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