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"Hair"Da Brodway ad Elisadi Carola Minincleri Sarà che il ’68 è lontano, che sono passati 40 anni dal debutto di “Hair” a Brodway e 30 da quando divenne un film (per la regia di Milos Forman)… sarà che parlare di masturbazione, cunnilingus, marijuana, cocaina liberamente non offende più. Che ritenere la guerra un’odiosa contraddizione da evitare e non un’opportunità di diventare eroi è norma diffusa tra i giovani.
Che spogliare i ballerini in scena non è più sufficiente a generare scandalo, così come non bastano i capelli lunghi… ma in “Hair - The Tribal Love Rock Musical” versione 2008 è ben poco ciò che riesce a sorprendere e ad emozionare, e precisamente le intramontabili, piene, vibranti ed emozionanti note di Let the sunshine in e di Age of Aquarius, nelle voci dei 16 giovani talenti tra cui spiccano Irene Caguini e Edwin Califano, diretti musicalmente da Elisa. La cantante friulana, che di recente ha festeggiato i primi dieci anni di carriera, interviene in chiave rock ed electro pop sulle musiche originali di Galt McDermot, ma con molto rispetto. Nonostante la fedeltà al progetto originale, garantita dalla presenza di James Rado, autore del primo musical con Gerome Ragni, in regia con Giampiero Solari, si devono registrare molteplici cali di ritmo e uno scarso dinamismo, giochi di luci prevedibili, inserti video poco efficaci, tesi ad attualizzare il clima di contestazione e di disordine in cui nasceva il musical originale mediante parallelismi (con immagini ad esempio del G8 di Genova, o dell’Iraq), dunque una serie di lacune che rendono lo spettacolo poco coinvolgente, nonostante gli attori sfondino numerose volte la quarta parete, percorrendo grintosamente la platea. Deludono anche le coreografie di David Parsons, pressoché prive di ogni divertimento. Infine un’interminabile, eccessiva, pesante e distraente serie di traduzioni testuali con l’obiettivo della divulgazione di ciò che è già da tempo celeberrimo in ogni angolo del pianeta annoiano e, di più, destano sospetto di supporto a un’operazione commerciale. Pare che la produzione di “Hair”, a cura dei teatri Colosseo di Torino, Smeraldo di Milano e Politeama di Genova abbia un valore stimato di circa 600.000 euro. Rimane la speranza che l’energia positiva dell’Era dell’Acquario ingeneri una prossima produzione davvero all’altezza di uno spettacolo che ha portato nel mondo un profondo messaggio di pace, diversa dallo spettacolo prevedibile andato in scena al Teatro Toniolo di Mestre (12 novembre 2008).
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