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"I CAPITOLI DELL’INFANZIA - CAP. I ANTONIUCCIO SI MASTURBA" DI DAVIDE ENIAPrima della pauradi Marianna Sassano “Ohimè, che me console’n gran delore, già ch’è mort’en croce il mio figliole”. C’è la storia del tempo, che nasce dalla ferita sul fianco del mostro del mare; c’è Corradino quattrodita che per forza che è stupido; ci sono le femmine, che fanno schifo, ma se a 13 anni ci tocchi le minne e le baci con la lingua fai dieci punti puliti puliti. E poi, però, ohimè, c’è anche il canto di una madre che piange un figlio morto.
Antoniuccio si masturba, il primo dei Capitoli dell’Infanzia di Davide Enia, va in scena al Cineteatro Italia di Dolo portato da Echidna Cultura nella sera immediatamente successiva al terremoto d’Abruzzo. Una coincidenza. Però, quando l’attore siciliano apre lo spettacolo intonando la Passione di Diamante, la linea emotiva è già tracciata perchè amplificata dalle circostanze: e, anche se le parole raccontano di una Palermo sfavillante, bruciata dal sole e baciata dal mare, se anche i protagonisti sono bambini felici al primo amore, se pure lo scenario è quasi fiabesco, la percezione che permane per un’ora è quella del pericolo imminente. Che è un ingrediente portante per catturare l’attenzione di un pubblico già incantato dalla bravura di Davide Enia e di Giulio Barocchieri e Rosario Punzo, autori ed esecutori delle musiche di scena. Il pericolo, per Antoniuccio e i suoi fratelli Angelino e Asparino, protagonisti della saga in due momenti dei Capitoli dell‘Infanzia, è soprattutto quello della perdita della loro età: un passo in più, e se ne è fuori. Un passo in più, e quell’aura magica che è fatta di incoscienza e meraviglia cede il passo alla paura. Un passo in più, magari oltre la montagna dove ci sono i cani neri, e finisce tutto davvero. Enia mischia, dosa, carica, spinge le parole in un flusso inarrestabile di sensazioni e colori, costruendo continuamente nuove stanze emotive: la cui porta è capace di chiudere a chiave. Questo mondo, per un’ora, è il mondo. È il mondo di un’infanzia mitica agli occhi di chi la ricorda, ma non di chi la vive; è il mondo dei mille dettagli, dei personaggi fantastici, delle mani e della faccia che dicono tutto, perché il resto del corpo quasi non collabora, ostinato su una sedia. Perché questa non è azione; questo è racconto. Un racconto che fa riaffiorare la sopita voglia di ascoltare, e colora di risate un universo piccolo e mitico che scena dopo scena ci arriva nuovo e inaspettato e bello. Come ’u cuntu, come qualcosa di antico, come un’esigenza che nemmeno sapevamo di avere. Con precisione millimetrica la narrazione si incastra alla musica, fatta di tonalità maggiori e voci pulite di chitarra acustica e percussioni suggestive come l’udu e il cajon, suonate con le mani e con spazzole; tutto è lieve, nel tempo dell’infanzia, perfino la musica; tutto, come nel perfetto intendersi di Enia, Barocchieri e Punzo, scivola. Fino a che non cade: come il mondo di Enia che, per tornare alla realtà, si dichiara disoccupato dal prossimo 11 aprile. Tagli, crisi o gestione sbagliata dei fondi: perdere questo artista sarebbe un atto di miopia imperdonabile per il teatro italiano. I capitoli dell’infanzia, di e con Davide Enia, musiche composte ed eseguite in scena da Giulio Barocchieri e Rosario Punzo, scene di Giorgio Regina, luci di Giorgio Cervesi Ripa. Produzione Teatro Eliseo /Santo Rocco & Garrincha in collaborazione con Fandango, Palermo Teatro Festival, Asti Teatro www.davideenia.org "I Capitoli dell’Infanzia" sono disponibili in dvd, in un cofanetto pubblicato da Fandango. Foto: © Tommaso Saccarola
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