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"I DIALOGHI DI FEDERICO RUYSCH E DELLE SUE MUMMIE" DI STEFANO PAGINVolando all’aldilàdi Marianna Sassano Bianchi i teli, bianchi i cuscini, bianchi i costumi di garze e cotoni leggeri, bianchi i corpi, bianche le luci. Sarà bianco l’aldilà? Una sensazione di candore caldo prende la scena, sormontata romanticamente da due file di lucine piccole, de “I dialoghi di Federico Ruysch e delle sue mummie”, visto in anteprima nazionale al Teatro Comunale Dario Fo di Camponogara, ad inaugurare la stagione di PAESAGGIO CON UOMINI 2010.
Diretta da Stefano Pagin, la compagnia Casello 11 con Alessio Bobbo, Stefania Felicioli, Galliano Mariani, Michela Martini e Silvia Piovan propone una rivisitazione scenica del testo di Giacomo Leopardi, innestandolo con altre quattro delle Operette Morali del poeta: Dialogo di Malambruno e Farfarello, Dialogo di Ercole e Atlante, Dialogo di un Folletto e uno Gnomo, Dialogo di un venditore d’almanacchi e un passeggere. Un testo complicato, nei cui accostamenti non sempre di facile intuizione si svolge la vicenda di Federico, anatomista olandese ricordato per i suoi studi sulla conservazione dei cadaveri. Una notte le mummie di Federico si svegliano, ed è questa l’occasione giusta per fare, dunque, la domanda irrisolta: cosa si prova nel momento della morte? A far da contrappeso alla mole dell’argomento, la regia di Pagin prosegue uno stile consolidato e organizza in scena gli attori con coreografie, movenze, stasi da tableaux vivants, immagini di corpi nitidi, rendendoli padroni dello spazio su valzer di arie morbide, e avvolgendoli in un’atmosfera elegante in cui echeggiano le parole di due secoli fa. Federico, dapprima atterrito dalle sue mummie redivive, cade in un sonno sognante: ed è in questo momento che trovano spazio le altre Operette Morali. In sogno, Atlante fa cadere il mondo: la specie umana finisce? Sembra di sì, dato che il dialogo successivo, quello tra un folletto e uno gnomo, ipotizza uno scenario senza umanità, in una terra che ritorna ai primordi. Ma poi Federico si sveglia, ed è qui che si svolge la parte più coinvolgente dello spettacolo; a confronto con le sue mummie – un po’ cadaveri, sì; un po’ demoni, pure; ma sempre molto leggiadri e ironici e persino noncuranti dell’argomento – si svela l’arcano: durante la morte non si sente nulla, perché, come diceva Epicuro, quando c’è lei, noi non ci siamo. E viceversa. Ed è un confronto a cinque, sulla scena, che riempie il palco con un bell’impatto visivo, pulito ed essenziale nelle linee che crea. Buone le performance degli attori; convince soprattutto Stefania Felicioli, minuta nel corpo e sottile di voce, nel ruolo paradossalmente scanzonato di chi ha il compito di rivelare la verità. Una verità così leggera, come fosse un soffio d’aria. I DIALOGHI DI FEDERICO RUYSCH E DELLE SUE MUMMIE dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi prodotto da Compagnia Casello 11 con Alessio Bobbo, Stefania Felicioli, Galliano Mariani, Michela Martini, Silvia Piovan regia Stefano Pagin in collaborazione con Comune di Camponogare e Echidna anteprima nazionale al Teatro Comunale Dario Fo di Camponogara il 25 febbraio 2010
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