“I SIMPSON E LA FILOSOFIA” DI William Irwin e Mark T. Conard

Due piccioni con una fava

In copertina, tutti belli in posa, ci sono: Kant, Socrate, Marx, Wittgenstein, Sartre, Barthes, Nietzsche e Foucault. Ovviamente si tratta di un disegno. Ma immediatamente colpisce una cosa: questa schiera di pensatori vecchi e nuovi presenta un colore della pelle giallo. Ecco allora che, anche senza leggere il titolo del libro, subito si pensa a loro, alla famiglia più matta d’America (come recita la pubblicità di Italia 1)… ai Simpson. O meglio, al loro creatore Matt Groening. Già, perché questi otto filosofi sembrano proprio usciti dal mondo di Springfield, e Wittgenstein sembra avere un che di Troy McClure.

Malgrado alcune sporadiche speranze date da qualche strano sondaggio e alcune nuove iniziative come la “pratica filosofica”, è innegabile che tutt’oggi la filosofia viva un periodo di vera e propria crisi. Probabilmente, mai come adesso la filosofia è stata una disciplina considerata tanto inutile e lontana dalla vita di tutti i giorni – quanto, di conseguenza, ostica e di difficile comprensione. Si continua a studiarla, sì, continuano ad esserci filosofi (anche se nell’immaginario comune i filosofi sono scomparsi all’epoca di Platone), ma in generale la gente non sembra esserne particolarmente consapevole. E il motivo, tra i tanti, è anche quello che la si percepisce come una disciplina morta.

Ecco, quindi, che l’esperimento di W. Irwin, M.T. Conard e A.J. Skoble sembra essere quanto mai utile e urgente. Cosa hanno fatto? Hanno preso uno dei programmi più famosi e intelligenti degli ultimi vent’anni, hanno riesumato le salme di alcuni filosofi come Aristotele, Kant, Nietzsche e Marx, hanno messo assieme il tutto, mescolato e… voilà!, il risultato è I Simpson e la filosofia.

In sostanza, il libro raccoglie diciotto saggi di autori vari che cercano di dare una lettura filosofica del cartone animato americano. Come chiarisce immediatamente la prefazione, non si vuole a tutti i costi appioppare ai Simpson una vena filosofica, non gli si costringe a dire qualcosa che, di fatto, non dicono. Si cerca semplicemente di sfruttare un cartone – comunque molto intelligente, colto e ricco di rimandi – per parlare di filosofia e mostrare come essa (anche se risalente a più di due millenni fa) può avere qualcosa da dire anche oggi. Anche sulla televisione di oggi.

Ne viene che, come suggerisce la copertina del libro, sembra veramente che alcuni filosofi si siano addentrati nella cittadina di Springfield, per studiarne gli abitanti e ritrovare, dietro le loro apparentemente banali caratterizzazioni, elementi che richiamano alcuni aspetti delle loro filosofie.

Con questa operazione, quindi, i curatori del libro hanno contemporaneamente fatto emergere la complessità e la ricchezza della creazione di Matt Groening (tali da far mangiare polvere a molte serie tv con attori in carne ed ossa), e parlato di filosofia in termini semplici e comprensibili a tutti. Già, di filosofia, quella disciplina che mai quanto oggi appare inutile e ostica.

Insomma, il trio Irwin-Conard-Skoble ha preso due piccioni con una fava, come si suol dire. Cosa chiedere di più?

I SIMPSON E LA FILOSOFIA, William Irwin, Mark T. Conard, Aeon J. Skoble – Isbn Edizioni, 2005 (17 euro)