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"I Viceré" di Roberto FaenzaLa storia è solo una monotona ripetizionedi Francesca Vieceli Catania, metà dell’Ottocento. Il regno dei Borboni sta agonizzando sotto la spinta del nascente Stato Italiano; Garibaldi è alle porte, ma questo non sembra sconvolgere l’aristocratica famiglia degli Uzeda, Viceré di Spagna, eternamente indaffarata in lotte intestine per la conquista di soldi e potere.
Il punto di vista è quello di Consalvo, ultimo erede degli Uzeda, testa calda che fin da bambino spia dalle serrature del palazzo piccoli e grandi vizi degli augusti parenti, dalle trame del padre per strappare l’eredità ai fratelli, agli incontri galanti degli zii con le loro amanti, siano essi monaci benedettini o viveur in vestaglia di seta. Ne emerge un quadro variopinto e barocco, tra diritti di primogenitura, amuleti e riti contro il malocchio, bambini nati morti tenuti sotto spirito, sangue, ossessioni e manie. Sul carrozzone domina la figura del padre di Consalvo, il principe Giacomo, che riassume in sé tutte le tare della famiglia, e su di essa regna incontrastato manovrando le vite dei figli e dei fratelli: Consalvo viene rinchiuso in convento perché scomodo e indisciplinato, la sorella Teresa è costretta a sposare il cugino "sgorbio" in quanto primogenito, la moglie muore in circostanze misteriose e ciò permette al principe di sposare una cugina. Consalvo, dapprima idealista e ribelle verso le brutture che vede in casa, si evolve sotto il segno della sua stesa famiglia di traditori e corrotti, e finisce per sposarne la filosofia scandendo in siciliano stretto: "Una cosa sola conta, e non è il denaro, ma il potere… il potere è quello che conta". Roberto Faenza come Federico de Roberto, l’autore del romanzo I Viceré: l’empatia tra i due è totale, nonostante il secolo che ne separa le opere. Il regista, che all’inizio della carriera venne massacrato dalla censura e messo al bando per il suo film politico Forza Italia!, riabilita il romanzo all’epoca criticato per la sua portata rivoluzionaria, e mai portato sullo schermo nonostante ci fossero stati dei tentativi da parte di maestri come Rossellini e Visconti. Faenza è affascinato dalla grande modernità del testo, che non indugia sulle nostalgie aristocratiche gattopardesche di Tomasi di Lampedusa, ma mette a nudo i nostri vizi italiani di ieri che sono quelli di oggi, e "illumina su ciò che siamo e sulle ragioni che ci hanno precipitato nel pantano della nostra realtà". Perchè come dice il suo Consalvo: "La storia è solo una monotona ripetizione, gli uomini sono sempre gli stessi", voltagabbana, corrotti, disposti a tutto pur di arraffare soldi e potere. Grandiosa l’interpretazione di Lando Buzzanca che fa del principe Giacomo un personaggio quasi shakespeariano, le cui espressioni e sguardi riflettono tutto il marcio dei pensieri e delle ossessioni che lo agitano, come la Donna Fernanda interpretata da Lucia Bosé, che ne rende perfettamente la forza mista a cattiveria. Scelti ad hoc anche i giovani Cristiana Capotondi, perfetta negli abiti ottocenteschi pensati dal premio Oscar (Marie Antoinette) Milena Canonero, e Alessandro Preziosi, che si riconferma attore di talento. A Faenza rimproveriamo solo alcune cadute verso la telenovela mista a fiction nella seconda parte del film, che perde mordente rispetto all’inizio, e indugia un po’ troppo sui piccoli scandali e i gossip di famiglia. Titolo originale: I vicerè Nazione: Italia Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 120’ Regia: Roberto Faenza Sito ufficiale: www.ivicere.it Cast: Assumpta Serna, Cristiana Capotondi, Alessandro Preziosi, Lucia Bosé, Lando Buzzanca, Giselda Volodi, Pep Cruz, Sebastiano Lo Monaco Produzione: Jean Vigo Italia S.r.l., Institut del Cinema Català (I.C.C.), RAI Cinema Distribuzione: 01 Distribution Data di uscita: 09 Novembre 2007 (cinema)
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