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"I gatti persiani" di Bahman GhobadiDa Teheran, un musical underground, un film per conosceredi Fabrizia Centola Il racconto si era interrotto: avevamo lasciato Marjane (Persepolis) mentre scopriva l’età adulta lontana dal suo paese, sola, col ricordo della poesia dei fiori di gelsomino, il segreto della seduzione che le aveva trasmesso l’amata nonna.
Ora, con I gatti persiani, il ritorno a Teheran; e la fiction assume un forte valore documentario.
In Iran le macchine da presa 35 mm appartengono allo stato e per girare un film occorre l’autorizzazione. Barman Ghobadi, regista curdo-iraniano (Il tempo dei cavalli ubriachi), risolve il problema riuscendo ad acquistare una telecamera e sottrae alla realtà le inquadrature per il suo film, girando in velocità, in soli 17 giorni, e con due arresti durante la produzione. Filma con passione un viaggio alla scoperta dei luoghi dove si nasconde lo spirito underground dei giovani musicisti iraniani, costretti a nascondersi, perché anche la musica, non tradizionale, in Iran è vietata. Cantine, retrobottega, stalle e soffitte, sono i luoghi dove la creatività “resistente” dei musicisti trova il suo spazio, senza mai perdere il controllo, sempre allerta, perché la delazione di un vicino potrebbe essere fatale. I gatti persiani sono costretti (come i cani) a rimanere chiusi tra le pareti domestiche: in Iran è loro vietato di andare per strada. I giovani musicisti nascosti nelle viscere della città, per cantare e suonare la protesta e i desideri di una generazione, sono come felini reclusi; e la loro ribellione di note e parole è un clandestino grido di libertà che resta inascoltato. Negar e Ashkan compongono e suonano indi-rock, si amano e vogliono mettere insieme una band per poter partecipare a un concorso. Vogliono poter lasciare l’Iran, ma solo per un poco. L’impresa non è facile, si fanno aiutare da un improbabile cacciatore di talenti che come Caronte li guida alla ricerca di falsari di visti e passaporti e alla ricerca di compagni di ventura. Un percorso che porta i due protagonisti attraverso la scoperta dei luoghi nascosti della musica proibita; una carrellata che mostra la struggente vitalità dei giovani musicisti di Teheran. Un vero musical, dove ciò che si vede è la fotografia, commossa e autentica, di una generazione soffocata dai precetti dell’integralismo religioso. Giovani artisti che ritmano la loro opposizione attraverso la trasposizione della musica occidentale, dando vita a una colonna sonora sorprendentemente bella: dal rock in versione soft e hard, al rap, a cui si aggiunge uno strepitoso Joe Cocker locale. “Dio, alzati sono anni che ti devo parlare… Tutti coinvolti e nessuno assolto, Dio svegliati che ti devo parlare…” dice il rapper di periferia, dall’alto di una casa in costruzione. E chissà se sa di citare uno slogan del maggio francese, ripreso anche da De Andrè “…per quanto voi vi sentiate assolti, siete per sempre coinvolti…”. On the road, circoscritto nei confini urbani, le immagini rubate di Ghobadi estraggono la realtà quotidiana da una città che si sviluppa con le uguali contraddizioni dell’occidente: massima ricchezza contrapposta a marginalità e povertà. Uno sguardo furtivo, rapido e frammentario, registrato da una telecamera “fuorilegge” per animare e sottolineare con la forma di un desueto videoclip la musica condannata, i sentimenti costretti e le libertà negate. La storia di Negar e Ashkan è il collante: i due protagonisti interpretano le due anime complementari di una generazione che ha imparato presto a nascondere nelle viscere i propri sogni proibiti. Negar rappresenta l’indignazione per l’assurdità delle regole imposte e la costante preoccupazione per i pericoli in agguato, mentre Ashkan, ostinato e tenace, è pronto a superare gli ostacoli accettandone i rischi. Presentato a Cannes 2009 nella sezione Un Certain Regard ha vinto il Premio Speciale della Giuria, ma è stato preceduto dall’odissea della sceneggiatrice e compagna del regista, Roxana Saperi, incarcerata perché accusata di essere una spia americana e liberata dopo pressioni internazionali due giorni prima della presentazione della pellicola a la Croisette. Ma per Ghodabi, nell’epilogo del film, profeticamente, il futuro non avrebbe riservato nulla di buono. Pochi mesi dopo, infatti, le elezioni presidenziali del 12 giugno 2009: nelle piazze di Teheran scoppia la protesta, repressa violentemente; e tra la folla degli oppositori immaginiamo anche I gatti persiani che, lasciate le cantine, i sotterranei e le soffitte, si uniscono a un dissenso e a un’opposizione ancora più dura. Titolo originale: Kasi az gorbehaye irani khabar nadareh Nazione: Iran Anno: 2009 Genere: Drammatico Durata: 106’ Regia: Bahman Ghobadi Cast: Hamed Behdad, Ashkan Koohzad, Negar Shaghaghi Produzione: Mij Film Co. Distribuzione: BIM Distribuzione Data di uscita: 16 Aprile 2010 (cinema)
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