“IL CASELLANTE” DI ANDREA CAMILLERI

Tra fiaba e realtà

Siamo nel ’42: la guerra lambisce una Sicilia non ancora sconvolta dallo sbarco alleato e dal turbinio dei feroci bombardamenti.
Lungo la linea ferroviaria tra Vigata e Castellovitrano un tranquillo casellante vive serenamente con la moglie Minica dividendosi tra gli impegni del lavoro, l’orto e i concertini domenicali di mandolino e chitarra che tiene a Vigata nel salone del barbiere.

Solo il desiderio di un figlio che non arriva impensierisce la coppia, ma quando Minica comunica di aspettare, la felicità sembra davvero alla porta. Intorno a loro si anima una piccola società fatta di persone semplici e oneste, di uomini d’onore, di fascisti convinti, impegnati a difendere in maniera paradossale e meschina la dignità del regime.
Ma in questo quadro di abitudini apparentemente inamovibili, si muove anche il Male. Improvvisamente tutto cambia: una “malitta” sera che Nino è assente Minica è aggredita da un uomo che la violenta, tenta di ucciderla e, soprattutto, le fa perdere quel figlio tanto desiderato.
Nonostante le amorevoli cure di Nino, la donna sembra rinchiudersi in un suo mondo inaccessibile: vuole trasformarsi in albero per poter dare dei frutti. E’ una metamorfosi interiore che riecheggia gli antichi miti greci e nello stesso tempo è il dolore profondissimo, insanabile, ancestrale di una madre a cui hanno strappato il figlio.
Sembra non esserci salvezza per questi coniugi disperati, ma alla fine, come in una rustica fiaba, quasi per un miracolo, il bambino arriva, in una notte di paura e di angoscia, in una grotta primitiva, inconsapevole lenimento a una ferita profondissima.

Andrea Camilleri, con un linguaggio essenziale in cui l’uso del dialetto sovrabbonda l’italiano relegato a pochissime battute, ci offre un nuovo saggio della sua conoscenza dell’animo umano. Tocca, in un pamphlet scarno, ma profondissimo, tutte le corde: dalla ferocia distruttiva del malvagio, alla disperata accondiscendenza del casellante devoto alla moglie, dalla folle regressione vegetale di Minica alla semplicità quasi elementare dei rapporti di amicizia e onore.

Forse, unico appunto a un romanzo godibilissimo, è l’aver solo accennato, suggerito molte tematiche che fanno da sfondo alla storia e che sarebbero adatte ad approfondimenti.

Andrea Camilleri, Il casellante, Sellerio Editore, Palermo, 2008, pp.143, € 11.00.