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"IL COLORE DELLA LIBERTÀ – GOODBYE BAFANA" di Bille AugustUn racconto rubato dalle memorie del carceriere di Nelson Mandeladi Vera Usai “Il colore della libertà” è un’opera a tratti pretenziosa ma che non lascia indifferenti per i contenuti. In associazione con l’Istituto Luce, Bille August, regista e anche co-sceneggiatore del film, insieme a Greg Latter, presenta un film documento sui 27 anni di prigionia di Nelson Mandela durante il brutale regime dell’Apartheid imposto dal Partito Nazionalista.
“Welcome Robben Island”: questo il benvenuto che si legge da una scritta dipinta in vernice su un arco di passaggio. Siamo in Sudafrica ed è l’estate del 1968 quando inizia la vicenda. Tutto il film ruota intorno alla figura di Nelson Mandela e a quella di James Gregory, l’ufficiale incaricato della direzione del reparto censura, nel carcere di massima sicurezza in cui Mandela è tenuto prigioniero. Ed è proprio dalla parte di Gregory, interpretato da un poco espressivo Joseph Fiennes, che noi seguiamo il filo del racconto. Forse il fastidioso doppiaggio italiano penalizza un po’ l’attore che deve recitare la parte di un uomo in costante lotta con i propri ideali da un lato, e con il duro regime imposto con ferocia dalla minoranza bianca, convinta che i neri siano una razza diversa e da discriminare, dall’altro. Dennis Haysbert, a volte troppo misurato e freddo nei panni del saggio e sempre perseverante attivista politico sudafricano, risulta però più penetrante, anche se la prova è meno difficile quando si devono pronunciare le parole di un uomo come Mandela, che ha saputo parlare di un mondo dove le persone di razze diverse potessero vivere fianco a fianco. Accattivarsi il favore del pubblico così diventa di sicuro più facile. L’intento del film è buono: riproporre una tematica di questo calibro in un momento in cui nessuno poneva più attenzione a vicende ormai passate è una sfida curiosa, ma bisogna poi vedere in che modo si traspone sul grande schermo una vicenda che «mostra la complessità della natura umana», per citare le parole di Fiennes a riguardo. Peccato che in film del genere ci si adagi sempre un po’ sulla potenza che già in sé racchiude la storia stessa e si sfiori una nota patetica che rischia di diventare stucchevole, inventando coincidenze, flashback su ricordi per far luce sul presente e scontati svolgimenti. Anche la rapidità con cui la trama, estremamente complessa, impone ai personaggi di cambiare atteggiamenti, idee e aspetto fisico (diventa quasi ridicolo Joseph Fiennes più maturo con i baffi e un po’ di pancetta) sembra a volte forzata e poco credibile. Non c’è originalità nella regia di Bille August: riprese di ufficiali lucidati e ben vestiti sullo sfondo di quest’isola luminosa e cotta dal sole e riprese negli interni del carcere e delle abitazioni, ma niente che possa accennare ad una ricerca artistica personale e nuova. Tutto è concentrato sulla vicenda, vero e unico punto di forza del film: perché racconta fatti reali e in alcuni luoghi ancora, purtroppo, irrisolti. Due cose buone però vanno sottolineate. Una: il giusto umorismo sempre presente nei momenti in cui avremmo cominciato ad annoiarci; due: la pellicola rimane pacata e non si perde in accorati abbracci sul finale. Guadagna due punti sì, ma non riesce a scampare alla mediocrità. Titolo originale: Goodbye Bafana Regia: Bille August Nazione: Germania, Belgio, Sud Africa, Gran Bretagna, Lussemburgo Anno: 2007 Genere: Drammatico Durata: 140’ Sito ufficiale: www.goodbyebafana.com Cast: Joseph Fiennes, Diane Kruger, Dennis Haysbert, Adrian Galley, Shiloh Henderson, Mehboob Bawa Produzione: Arsam International, Banana Films, Film Afrika Worldwide CC, Future Films Ltd., Thema Production, X-Filme Creative Pool Distribuzione: Istituto Luce Data di uscita: Berlino 2007 30 Marzo 2007 (cinema)
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