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"IL FESTINO" DI EMMA DANTEEmma Dante celebra ancora una volta il dramma familiaredi Elena Casadoro Tutto esaurito per “Il Festino”, l’ultima creazione di Emma Dante, in prima e unica regionale al Festival “Teatri delle Mura”, pregevole rassegna organizzata a Padova da Andrea Porcheddu. La regista palermitana torna a raccontare la storia di un’esistenza difficile, raccolta attorno al dramma di un nucleo familiare qualsiasi: è la storia di Paride, un uomo segnato da un’infanzia problematica, che festeggia in solitudine il suo trentanovesimo compleanno.
“Il Festino”, contrariamente a ciò che potrebbe sembrare dal titolo, è una straziante celebrazione del dolore, quello più intimo, legato ai rapporti ancestrali con i genitori e il nucleo familiare, e Paride è il figlio “picchiatello” che non ha mai superato la separazione dei suoi genitori e che ora si trova adulto a festeggiare tutto solo il proprio compleanno. La “festa” è l’occasione per ripercorrere mentalmente l’infanzia, e tornare ai compleanni passati con il fratello gemello - e purtroppo paralitico - Jacopo, e rimembrare la torta al ketchup, le trombette di carta e la musica alta, le fantasie di ragazzi e la voglia di Jacopo di poter camminare come tutti i bambini normali. Ma è anche il pretesto per ricordare le punizioni della mamma, che lo chiudeva al buio nello sgabuzzino delle scope, e l’abbandono del padre, frustrato per avere due figli “uno più aggrappato dell’altro” perché “uno era aggrappato ‘ntesta e l’altro nelle gambe”. Lo spettacolo è un lungo monologo, ma il ritmo è serrato, e la voce dell’attore - un espressivissimo Gaetano Bruno, che modula abilmente toni stridenti e registri gravi - si lega indissolubilmente al gesto e all’azione. Il corpo e la sua fisicità sono i veri protagonisti di questo racconto di vita: il fisico scolpito di Bruno rende perfettamente l’insanità mentale Paride, essere inquieto, che si muove a scatti ed è pieno di tic nervosi. La carne e il sudore dell’attore sono il palcoscenico dell’anima del personaggio e l’interpretazione di Bruno raggiunge il suo climax poetico nel “ballo a due”, quando Paride, visto di schiena, prende tra le braccia il fratello disabile e lo “fa danzare” al ritmo di Song 2 dei Blur. La scena, allestita all’interno del suggestivo Bastione Alicorno, è per lo più spoglia. Vi sono solo delle decorazioni festive, come luci colorate e palloncini e al centro domina un grande pacco regalo contenente le scope dello sgabuzzino: Guendalina, Gingaspare, Vincenzo, Antonella, Sammy, Ciccio e Carmelo, uniche amiche di un’infanzia vissuta in solitudine. L’ostentazione della festa contrasta violentemente con l’atmosfera tetra e mortifera e il suono della trombetta di carta rimbomba lacerante nel silenzio. Il contrasto tra allegria forzata e dolore è straziante e lascia nello spettatore un forte senso di oppressione e malessere. Nonostante l’intensa interpretazione di Gaetano Bruno, “Il Festino” non è uno degli spettacoli più riusciti della regista palermitana, ma si inserisce perfettamente nella sua profonda e originale visione di teatro e vita, una delle più significative della scena italiana contemporanea. IL FESTINO Compagnia Sud Costa Occidentale di Emma Dante con Gaetano Bruno luci di Antonio Zappalà regia di Emma Dante con la collaborazione del Festival della Colline Torinesi, Nuovo Teatro Nuovo
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