VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"IL MISTERO BUFFO DI DARIO FO (P.S. NELL’UMILE VERSIONE POP" DI PAOLO ROSSIA personal Jesusdi Marianna Sassano La versione pop di Paolo Rossi del Mistero Buffo del Maestro è sostanzialmente uno sguardo al futuro e al presente. Se Cristo, quel clandestino di Cristo - respinto ripetutamente ancor prima di nascere - tornasse oggi, cosa vedrebbe?
I Misteri, spiega il comico al Teatro di Mirano, erano le prime forme di rappresentazione teatrale comparse in Italia, raccontate dai saltimbanchi, a tematica religiosa: ma una religiosità colorata di storie di santi e vangeli apocrifi, tradizioni, leggende popolari. I santi del 2000 forse son gli stessi del Medioevo; ma forse anche no. Forse il santo d’oggi si è umanizzato, e, per dirla con le parole di Rossi, “sta in fila alla biglietteria del Cinema Italia”; o forse si è disumanizzato, e assume le sembianze di un manichino sordomuto, immobile e senza vita che osserva la scena dalla sua postazione buia di clandestino, sul bordo della barca che riempie la scenografia. O forse, ancora, il santo è il comico, che prega affinché il lordume dei governi rimanga sempre tale: altrimenti da dove lo piglia lo spunto per lavorare? La lingua di Dario Fo si trasforma, nella versione di Paolo Rossi diretta da Carolina De La Calle Casanova, “non più in un grammelot, quanto piuttosto in una lingua della sopravvivenza”. Una lingua le cui parole, per le leggi della semiotica, portano su di sé intrinsecamente un significato; ma l’equivalenza non è più banale, se un autore come Rossi decide che “criminalità si chiama così per differenziarsi dal Ministero della Cultura”; o che “trasgressione significa lucidità: perché come fai a vedere la pagliuzza negli occhi altrui se non vedi la trave che ti stanno mettendo nel culo?”; o ancora, che il concetto di immacolata concezione si traduce in una “fecondazione abbastanza assistita”; o che i miracoli sono quelle cose che “In Italia non si promettono; si fanno”. Sposta i significati, gioca sulle parole, rievoca le storie dei Misteri e le riattualizza e, per due ore e più, il "Nano Che Non Viene Per Nuocere" incanta il pubblico. Lo incanta con la voce, a metà tra lo sbriciolato e lo sdrucciolevole; lo incanta con il corpo, piccolo e mobile, comico nelle forme che crea, che ricorda Charlot. Lo incanta con gli occhi, fissi sul pubblico, che chiedono, pretendono e ottengono l’attenzione, perché sono occhi aperti. Lo incanta, infine, con la complicità che riesce ad instaurare, alternando spieghe blande – formato chiacchiera - a storie dettagliate, in entrambi i casi con accuratissimo studio, prendendo per mano tutti, non lasciando nessuno a se stesso. Molto più che in televisione, Paolo Rossi vivo è in teatro. E poi ci sono i racconti. Da Caino e Abele ad Abramo e Isacco, dalla storia del contadino che vede stuprare la moglie dal padrone ma continua a rivendicare che “la terra è delle braccia di chi la lavora”, dalla figura di San Giuseppe “papi putativo”, che poi “scompare dai Vangeli che neanche il peggior sceneggiatore di Bollywood” alla resurrezione di Lazzaro. E poi chiude. E lascia, generosamente, la scena ad una bravissima Lucia Vasini - Maria che riporta tremendamente al dolore vivo di una madre che vede morire il figlio, con un cambio di registro inaspettato, potente, amplificatore di verità. Pugno chiuso e segno della croce; Personal Jesus dei Depeche Mode invade con molti decibel liberatori lo spazio sonoro, che prima era stato solo della chitarra lieve di Emanuele Dell’Aquila. Lo spettacolo è finito, la scena muore: chissà se stavolta qualcuno riuscirà a risorgere.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





