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IL PERSONALE INFERNO ARGENTIANOSguardo sul triplice abissodi Enrico Ruffato 31 ottobre 2007. Dopo 30 anni, la trilogia di Dario Argento sulle Tre Madri si conclude. Un percorso tortuoso e discontinuo, un progetto forse non del tutto coerente, né pianificato. Ma tre film fondati su un tema innegabilmente affascinante. Ora che abbiamo conosciuto il progetto nella sua totalità, cosa è cambiato, cosa è rimasto, quali richiami sotterranei si sono venuti a creare fra le tre opere?
"In origine tre erano le Grazie, tre le Parche, tre le Furie". Così Inferno (1980) introduce, con la voce off che è tratto distintivo dell’Argento anni’70, il tema che è nato dal racconto Suspiria de Profundis, contenuto in Confessioni di un oppiomane (1845), di Thomas de Quincey. Ma il regista romano aveva iniziato la sua avventura nel mondo delle streghe già tre anni prima, quando "Susy Banyon era giunta a Friburgo alle ore 22.45 ora locale". Dal 1977 al 2007 molte cose sono successe. Gli attori che avevano preso parte ai primi film sono invecchiati, le tecniche di ripresa cambiate, il principale consulente artistico di Dario Argento, Mario Bava, è defunto. Il fascino mortifero delle tre sorelle però si è mantenuto intatto, fino a sfociare nella morbosa e paranoica pellicola di conclusione, La terza Madre. Al di là del valore artistico dell’ultimo film, che qui non discuteremo, sarà interessante notare alcuni punti di connessione che legano tre storie tra loro apparentemente indipendenti. Il ciclo si apre con Suspiria, una pellicola che ormai è leggenda. La bella e fragile Susy si ritrova nell’angolo più oscuro del vecchio continente, a ridosso della Foresta Nera, in un’isolata e bizzarra scuola-castello. Appare così la prima delle case maledette, la dimora della Madre dei Sospiri. I passaggi segreti, i locali tra loro indipendenti e senza soluzione di continuità, le scenografie “a metà tra il Liberty e la Pop Art” (Paolo Mereghetti), le luci verdognole, rosse o blu inghiottono insegnanti e studenti, accompagnandoli nella discesa alla scoperta dell’illogica degli inferi. Suspiria però rimane un primo passo, una fase embrionale della storia delle Tre Madri. E, verrebbe da pensare, non sembra nemmeno nato con queste intenzioni. Forse per questo rimane a tutt’oggi il più riuscito e fantasioso dei tre film soprannaturali di Argento, per la totale libertà con la quale si permette di giocare con il materiale filmico. Inferno sembra invece essere più maturo nella concezione esoterica del regista, per quanto il risultato finale sia più ingessato e forzato. Qui la storia viene frammentata, i protagonisti sono più d’uno (anche se, come di consueto, se ne salverà solo uno), e addirittura i luoghi cambiano. Si salta da Roma a New York, si seguono le vicende di Rose e di Mark, e le Madri rimanenti si vedono entrambe. Il palazzo stregato, un edificio questa volta molto più “cittadino” della dimora gotica di Suspiria, si rivela ancora più tortuoso e incomprensibile. La voce off si fa quasi criptica. Ne La Terza Madre l’azione viene ulteriormente frammentata: Viterbo, Roma, Orte. Anche se il vero fulcro della vicenda ha luogo nella Città Eterna. Essa è l’ultimo baluardo non del bene e della Chiesa, ma delle forze infere. Il palazzo è in questo caso apparentemente abbandonato, ma il suo segreto porta al più terrificante dei tre santuari maledetti. I legami tra queste tre opere sono complessi e articolati su più livelli. Cerchiamo di analizzarne alcuni.
LE PROTAGONISTE Susy, Rose e Sara sono tre studentesse d’arte. Ballerina, poetessa, archeologa. Tre moderne Grazie. Tutte e tre scettiche riguardo all’occulto, si trovano loro malgrado all’interno di una situazione che il solo raziocinio non può sostenere. Curiose e intrepide, scoprono luoghi (più che situazioni) che non avrebbero dovuto vedere: la porta dietro l’iris blu, la stanza sommersa, le catacombe di Rea Silvia. Delle tre, solo Rose fallisce. Essa difatti muore a metà film, passando al fratello Mark il compito di distruggere la Mater Tenebrarum. Inferno risulta essere anche per questo motivo il più illogico ed il più astratto film della trilogia, evitando addirittura nel finale l’annientamento della Strega. Susy e Sara invece vivono un finale molto simile tra loro: distrutta la casa, se ne vanno ridendo istericamente. LE MADRI Nel finale di Suspiria appare Elena Markos, l’unica delle tre Madri che abbia un nome terreno. Nel film non si fa menzione di lei come di divinità maligna, ma se ne parla solo come di una strega molto potente. L’allusione al suo ruolo di Madre dei Sospiri avverrà solo in Inferno (“è la più vecchia delle tre e regna su Friburgo” recita la voce off), e infine ne La Terza Madre la citazione sarà esplicita: “Una ballerina, Susy Banyon, riuscì a distruggerla, ma questa ormai è storia” afferma Udo Kier, non senza una certa ironia. La Madre delle Tenebre è invece celata dietro un travestimento da semplice infermiera, che ha in cura Varelli, l’architetto che progettò le tre case. Essa appare come divinità suprema, con un trucco un po’ deludente ma dall’impatto molto forte e misterioso, poco prima che il palazzo di New York bruci completamente. E recita una frase che supera in glamour la figura di Elena Markos: “Credi che sia magia questa? No, non sono una maga (…) Gli uomini ci chiamano con un solo terribile nome (…) La Morte!”. La Mater Lacrimarum è invece la più bella delle tre, ed è l’unica a comparire in due dei tre film. In Inferno è impersonata dalla bellissima e magnetica Ania Pieroni, mentre nell’ultima opera viene sostituita da una modella piuttosto anonima che però si mostra generosamente nuda. Questa Mater appare caratterizzata da animali: un gatto in Inferno e una scimmia ne La Terza Madre. Aveva già infestato Roma nel film del 1980, massacrando Sara (Eleonora Giorgi) e Carlo (Gabriele Lavia). LE CASE Sono le vere protagoniste delle vicende narrate, gioielli architettonici resi disturbanti da alcuni particolari: Le grondaie zoomorfe dell’Accademia Tanz, i bassorilievi raffiguranti serpenti a New York, i simboli esoterici a Roma. Caratterizzate tutte e tre da spazi indipendenti fra loro (almeno a livello superficiale), sono dotate però di un sistema di comunicazione sotterraneo e non immediatamente comprensibile: l’eco dei corridoi che porta Susy all’ufficio della vicedirettrice, il sistema di ventilazione che mette in contatto la contessa e Rose, le catacombe che corrono sotto Roma. Tutte e tre inoltre nascondono un passaggio segreto: da qui il loro fascino misterioso e la loro doppiezza pericolosa. La scuola ha un iris blu che apre lo sguardo su segreti inenarrabili, il palazzo americano una serie di mezzanini invisibili (celati all’altezza dei fregi sulla facciata) che portano ad una sala dove dimora la Madre, la villa romana una serie di pulsanti che danno l’accesso a delle catacombe. I tre palazzi vengono svelati di volta in volta in ogni film, anche se in Inferno (che, come abbiamo detto, è un’opera di raccordo), se ne può vedere un’anteprima nei sotterranei della biblioteca della fondazione Abertny, in cui si avventura Sara. IL FUOCO Si tratta dell’elemento simbolico per eccellenza. Tutti e tre i film si concludono con il fuoco purificatore, che fa esplodere le finestre dell’accademia, fa crollare gli abbaini del palazzo di New York o brucia la tunica magica della Madre delle Lacrime. I NOMI E LE AZIONI È curioso notare come nei tre film ritornino alcuni nomi, alcune sequenze, alcuni comportamenti e dialoghi, forse per un bizzarro gioco di richiami sottesi. In ogni capitolo, ad esempio, appare una ragazza di nome Sara. E’ Stefania Casini in Suspiria, Eleonora Giorgi in Inferno e Asia Argento ne La terza Madre. Le prime due muoiono a metà film, la terza si salva. Simbologia dei nomi? Inoltre, nelle tre opere si assiste sempre ad una sequenza nella quale un taxi trasporta una ragazza verso la casa maledetta: Susy nella foresta nera, Sara a Roma e, trent’anni dopo, la nuova Sara, sempre a Roma. Probabilmente si tratta di citazioni subliminali, considerando che in Suspiria e in Inferno il tassista è perfino lo stesso attore (evidentemente sostituito nell’ultima pellicola per motivi d’età). Anche le scene violente mantengono alcuni contatti fra loro: significativa la presenza, in molti casi, di animali malefici (cani, gatti, topi, scimmie, pronti ad attaccare l’uomo impiccione). Come ultimo particolare, ritornano delle intere sequenze o esplicite allusioni alle precedenti situazioni: ”Sta andando tutto a fuoco… è già successo una volta” dice Veronica Lazar, Mater Tenebrarum, nel finale di Inferno. Addirittura, la stessa voce off che leggeva le pagine del libro Le tre madri nello stesso film torna, identica, ne La Terza Madre. Una citazione assoluta in questo caso, volta a legare le due opere. GLI ATTORI I tre film di Dario Argento sono un piccolo catalogo delle stelle nazionali e internazionali del cinema italiano. La particolarità curiosa è che alcuni di essi tornano poi negli altri capitoli, come a disegnare un filo conduttore. In Suspiria, oltre alla bella Jessica Harper, vediamo Stefania Casini, Susanna Javicoli, Udo Kier, Joan Bennett, Alida Valli e Miguel Bosé. In Inferno Irene Miracle, Leopoldo Mastelloni, Gabriele Lavia, Elenonora Giorgi, Sacha Piteoff, Veronica Lazar, Ania Pieroni, Daria Nicolodi. E ritorna Alida Valli, di nuovo nei panni di una sacerdotessa del male. Nella conclusione, La terza Madre invece è popolata dai volti di Asia Argento, Philippe Leroy, di nuovo Daria Nicolodi (che doveva interpretare anche Susy in Suspiria) e di Udo Kier, nei panni di un prete esorcista (quando nel primo film aveva interpretato la parte di uno psichiatra contrario all’occultismo). In definitiva, si può parlare di una serie di nomi (e soprattutto di volti e di voci) che creano, negli appassionati della trilogia, un’avvolgente sensazione di conoscenza pregressa delle vicende a cui si sta assistendo. LA VITA NEL CINEMA Tutto nasce, secondo alcune interviste rilasciate da Dario Argento e da Daria Nicolodi, dall’esperienza vissuta dalla nonna di Daria Nicolodi in un’accademia tedesca dove, oltre al ballo, si insegnavano le scienze occulte. Dario e Daria vi si sarebbero recati per fare delle ricerche per Suspiria, e avrebbero scoperto che la scuola presenta a tutt’oggi delle materie di insegnamento quantomeno bizzarre. Da questa vicenda è stato creato Suspiria. Ma anche ne La terza Madre se ne ritrovano tracce. Sara afferma: “Mia madre era una ballerina!” e Marta ribatte: “Ma era anche una guaritrice, una strega bianca”. Il legame con Suspiria, ma anche con l’antenata di Asia si fa in questo caso molto stretto. Pe concludere il percorso nei ricordi e nelle allucinazioni argentiane, ne La terza Madre vediamo Asia Argento guardare delle foto di Daria Nicolodi. E in una di queste appare anche il padre Dario Argento, dato che il nucleo familiare è stato quello sia nell’arte che nella vita. Si potrebbe continuare ancora per molto a cercare i legami che intercorrono fra i tre film, ma l’analisi diventerebbe forse forzata, quando non sterile. Perché di sicuro all’interno della ormai conclusa trilogia delle Madri si celano ancora molti passaggi segreti, porte che si aprono su un film precedente o su un ricordo o su una sensazione, ma ancora questi non ci sono chiari. E anche se li intuissimo, dobbiamo ricordare che gli incubi che Argento non ci ha ancora voluto svelare sono per adesso ancora proprietà esclusiva di Dario Argento.
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