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IL "PIANO SOLO DI STEFANO BOLLANILo spettacolo di Stefano Bollanidi Chiara Giacobelli Il “Piano Solo” di Stefano Bollani ha concluso qualche giorno fa la 26° edizione della Rassegna del Teatro alle Cave di Sirolo, organizzata dal Teatro Stabile delle Marche con il Comune di Sirolo.
Non sono terminati invece gli spettacoli di Bollani, che con il suo pianoforte e il suo “jazz”, ormai divenuti un punto fermo nel panorama musicale nazionale, continua a girare l’Italia. Milanese di nascita ma toscano d’adozione, con un talento nel sangue per le note sin da bambino, Stefano Bollani sa benissimo come salire su un palco e suscitare l’entusiasmo del pubblico, avendo a propria disposizione “soltanto un pianoforte”. Il concerto-spettacolo che attualmente porta in giro per l’Italia, detto appunto “Piano solo”, ondeggia dall’arrangiamento di brani più o meno noti ripresi dalla tradizione, all’esecuzione di pezzi composti dallo stesso Bollani. Suona per un’ora e quaranta minuti Stefano, fermandosi solo, tra un brano e l’altro, per raccontare qualcosa di sé, della sua musica e delle sue esperienze, in una chiave ironica quanto basta per intrappolare ancora di più il pubblico nella magia della sua arte. In “Piano solo” c’è il Bollani che arrangia canzoni di altri, ogni volta in modo diverso, lasciando spazio all’improvvisazione. Rinasce così la storica Cheek to cheek di Irving Berlin su note jazz, accanto ad una For all we know che si porta dentro una traccia del passato e un’impronta personale. E poi c’è il Bollani compositore, che si insinua tra un brano e l’altro con qualcosa di suo, a cominciare da “Il Barbone di Siviglia”, da cui esce fuori una carica ironica del tutto particolare. Quando sembra di essere ormai giunti al termine della performance e ci si prepara per tornare a casa, ecco che è proprio questa particolare carica ironica che prende vita e raggiunge il suo apice. E così Bollani si alza, saluta e annuncia un bis che “durerà 72 minuti”, dice lui. La gente in sala ride e allora Stefano decide di coinvolgerla ancora di più. “Quando suono da solo è mia tradizione dare il via alle telefonate dopo il concerto e suonare ancora un paio di brani scelti dal pubblico. Via alle telefonate!”. La platea si scatena. Sta per venire fuori il Bollani che più piace al pubblico. Si urla di tutto e lui lì a prendere appunti sui titoli. Invece di “un paio di brani” ne vengono fuori almeno trenta e allora, per accontentare tutti, Bollani si siede al pianoforte e dà vita ad un unico arrangiamento musicale, meraviglioso, in cui fonde insieme a suo piacimento, seguendo le linee della sua fantasia musicale, le note di Besame mucho con quelle di Volare, passando dalle colonne sonore dei film ai Deep Purple. Non possono mancare neppure le sue note parodie di Paolo Conte (Copacabana) e Battiato (Hai mai letto Kundera), divenute ormai un cult. “Ho scritto queste canzoni per loro, ma non le suonano” scherza Stefano con il pubblico. Poi l’ultimo verso, che recita appunto “Ku kuru cu Kundera!” e sparisce dietro le quinte.
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