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"IL POSTO DELL’ANIMA" di Riccardo MilaniStorie e drammi raccontati su uno sfondo di attualitàdi Armando Lostaglio Si può scorgere o carpire la dinamica che ha determinato o solo influenzato le vicende della Fiat di Melfi a partire da un film? Si può, soltanto che il linguaggio espresso rimane leggermente incompleto, pur nella ridondanza delle tematiche lanciate.
Il film è "Il posto dell’anima" titolo forte ed incisivo, l’autore Riccardo Milani che lo ha girato nel 2003 con poca distribuzione (come spesso accade con le opere di autori poco noti o indipendenti). Eppure i protagonisti sono volti noti, Silvio Orlando e Michele Placido, affiancati da una drammatica (chi lo avrebbe detto) Paola Cortellesi. Un film riuscito almeno per quel che riguarda le dinamiche moderne del lavoro, le difficoltà industriali a resistere sul mercato, in un clima di globalizzazione che distrugge il localismo e ne elude le radici. E poi insistono le incomprensioni relazionali, (il rapporto un po’ desueto se non ai confini fra Orlando e la Cortellesi), il ruolo di un Placido che torna a parlare meridionale come non da anni (l’ultima volta è stato forse in "Fontamara" dei primi anni ’80), mentre l’attenta regìa di Milani (autore qualche anno fa di un buon film sui giovani "La guerra degli Andò") scommette su una serie di elementi in grado di rendere il film fluido ed aperto a diverse letture. Ci riesce in parte sebbene mette in campo la crisi industriale e l’inquinamento, le morti bianche in fabbrica e la voglia di rifarsi una vita al nord, ecologia pura e caccia fotografica all’orso d’Abruzzo, civiltà ed avvicinamenti socio-antropologici: c’è perfino l’immagine di Toro seduto (sì, il Grande-capo) accostato ad una vecchina dei borghi abbruzzesi. La canzone riarrangiata degli Indiani fa da sfondo e da filo conduttore di una storia intrisa di troppi elementi ma tuttavia lieve. Conduce a commozione con la morte e la denuncia, ripercorrendo tappe pre-sindacali e conquiste collettive da incatenamenti. Storie e drammi raccontati su uno sfondo di attualità, quella che si è toccati con mano come dicevamo anche a Melfi, ma non ha la forze di convincere. Scade nelle ingenuità e disarma sulla scarsa maturità dei protagonisti. Non è il caso di rivedere a ritroso il nostro cinema "operaista", citando Elio Petri e "La classe operaia va in paradiso" o prima ancora "I compagni" di Monicelli (sulla condizione operaia ai primi del secolo scorso) o la commedia "Romanzo popolare" con un giovanissimo Placido accanto a Tognazzi e la Muti; no, non è giusto scomodare il completo cinema dei decenni scorsi, attento a leggere il disagio e il costume di altre generazioni. Milani cerca di penetrare nei rapporti familiari (laddove c’è una famiglia) nelle difficoltà di dialogo padre-figlio e la volontà di emergere superando ideologie, secondo influenze neo-capitalistiche. Ci riesce a suo modo ma non convince, sebbene "Il posto dell’anima" conferma la volontà di giovani autori di leggere il presente e le sue contraddizioni. Regia: Riccardo Milani Sceneggiatura: Riccardo Milani,Domenico Starnone Soggetto: Riccardo Milani,Domenico Starnone Interpreti: Silvio Orlando - Antonio,Michele Placido - Salvatore,Paola Cortellesi - Nina,Claudio Santamaria - Mario
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