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IL RACCONTO D’INVERNO ALL’ELFO DI MILANOUna nuova rilettura di Shakespeare per la coppia Bruni - De Capitanidi Andrea Massironi Composta nel 1611 e portata sulle scene solo qualche mese prima prima de La tempesta, Il racconto d’inverno è una delle commedie di Shakespeare meno note e rappresentate. Oggi il testo torna a nuova vita grazie all’ottima produzione del Teatro dell’Elfo che fa rivivere al suo pubblico la grazia e la delicata magia propria dell’opera del Bardo.
Leonte, re di Sicilia, è accecato dalla gelosia al punto da mutare in odio l’antica amicizia che lo lega al sovrano di Boemia, Polissene, da nove mesi ospite a casa sua. Una sorta di follia lo spinge infatti a vedere nelle attenzioni che la moglie Ermione rivolge all’invitato un chiaro segno del loro tradimento. Dopo aver dato alla luce una bambina, immediatamente abbandonata per ordine di Leonte, la donna viene accusata ingiustamente di adulterio; il figlio Mamillio, sconvolto, si lascia morire di dolore. Distrutta per l’abbandono della piccola e per la scomparsa del primogenito, anche Ermione muore in carcere. L’azione si sposta quindi in Boemia, a sedici anni di distanza dai fatti messi in scena nel primo atto: qui il figlio di Polissene vuole sposarsi, contro la volontà del padre, con la figlia trovatella di una trattora. I meccanismi della commedia classica porteranno allo scioglimento di tutti i nodi della vicenda e ad una felice e favolistica conclusione. Dichiarano i registi: “Abbiamo letto Il racconto d’inverno alla luce dello scontro principale che ne muove la trama, quello tra maschile e femminile, connettendolo a quello, subordinato, ma altrettanto presente, dello scontro tra generazioni”. Il percorso di pentimento ed espiazione di un tiranno che attraverso il suo operato demagogico ha causato la propria autodistruzione apre un inquietante squarcio sul mondo del potere. La bravura degli attori aiuta ad apprezzare una messinscena che procede in modo impeccabile, senza sbavature né cadute di stile. Il testo non poteva essere trattato in modo eccessivamente naturalistico, tanto per il tono favolistico che sorregge tutta la vicenda, quanto per la presenza in scena di un’entità astratta (il Tempo) e di un orso. La scelta di alternare parti intense, come la disperazione di Leonte-Bruni, ad altre più grottesche (il duo Trattora/Zotico), appare dunque vincente e aumenta lo spessore poetico di un testo che, senza perdere la leggerezza propria della commedia, contiene notevoli spunti di riflessione. Anche le parti recitate con cadenze dialettali o con un linguaggio moderno, lungi dall’apparire fuori luogo, trasportano nella nostra realtà l’universalità dei temi trattati da Shakespeare. La scenografia, bianca e spoglia, accentua invece il senso di estraneità ad ogni epoca storica. Quando è nata, più di trent’anni fa, la compagnia dell’Elfo era composta da attori giovani e allo stesso modo ai giovani si rivolgeva: erano loro il target di riferimento, loro che accorrevano in frotta ad applaudire ogni nuova produzione. Oggi gli attori sono diventati uomini fatti e così il loro pubblico delle prime produzioni. La compagnia dell’Elfo ha saputo tuttavia rinnovarsi, aprendosi ad un pubblico di ogni età, pur mantenendo un costante occhio di riguardo verso il mondo dei giovani, sia spettatori che interpreti (e l’interpretazione in questo Il racconto d’inverno di una bravissima Camilla Semino Favro lo conferma). Il racconto d’inverno di William Shakespeare al Teatro dell’Elfo dal 19 ottobre al 14 novembre 2010 regia, scene e costumi di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani con: Ferdinando Bruni (Leonte), Elio De Capitani (Polissene), Elena Russo Arman (Ermione), Cristina Crippa (Paulina/Mopsa), Corinna Agustoni (Emilia/la trattora), Luca Toracca (Cleomene/sguattero), Gabriele Calindri (Camillo), Federico Vanni (Autolico/carceriere/il Tempo), Nicola Stravalaci (Antigono/maggiordomo), Giuseppe Amato (Florizel), Camilla Semino Favro (Mamillio/Perdita), Umberto Petranca (Zotico/Archidamo) produzione Teatridithalia Durata: 2 ore circa
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