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IL SETTECENTO A VERONAIn mostra fino al 9 aprile 2012di Giacomo Botteri Il Palazzo della Gran Guardia a Verona accoglie nelle sue sale monumentali oltre centocinquanta opere fra dipinti, disegni, stampe e documenti provenienti sia da varie raccolte museali italiane che da prestigiosi Musei esteri come il Kunsthistorishe Museum di Vienna, il Prado di Madrid, l’Ermitage di Pietroburgo oltre a quello di Budapest, in occasione della mostra “Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari”.
Gli Enti che la sostengono sono legati al territorio di Verona, il Comune, l’Assessorato alla cultura il Museo di Castelvecchio ed altri e mirano a fare apprezzare a livello nazionale un gruppo di artisti locali o operanti a Verona, perseguendo una politica di valorizzazione di rilevanza economica oltre che artistica, essendo ormai evidente come il settore espositivo sia uno dei pochi, in un clima di crisi generalizzata, a mantenersi attivo con un incremento di visitatori sempre più significativo. Il periodo che la mostra indaga coincide con il massimo splendore della civiltà pittorica scaligera, cui si debbono artisti di levatura tale da essere molto richiesti anche al di fuori dei confini italiani, chiamati ed apprezzati presso molte corti europee. Nonostante il loro indiscusso valore, non sono stati però capaci di incidere in modo durevole nel cammino dell’arte assurgendo all’empireo dei grandi, schiacciati in parte dal talento dei contemporanei Tiepolo, inseriti invece di diritto fra i pittori con cui si identifica il settecento pittorico. E’ stato questo un destino comune a tanti grandi pittori messi in ombra da geni unici a loro contemporanei, specie in Italia, terra feconda nel produrre Maestri ineguagliabili. A dire il vero nel percorrere nella sale di questa interessante rassegna non si può non ammettere come artisti quali Pietro Antonio Rotari, definito il pittore della corte russa (nelle sue tele effonde la gradazione psicologica dei personaggi del suo tempo) Gianbellino Cignaroli, dominatore assieme a Scipione Maffei del campo artistico veneto siano meritevoli di una rivalutazione a livello nazionale per l’essenzialità del loro classicismo un po’ barocco, l’armonia cromatica dei toni mutuati in parte dalla vicina pittura veneta. Da notare che il Cignaroli fu direttore dell’Accademia veronese di pittura, fondata il 26 maggio 1763 dal doge Alvise Mocenigo. Assieme a 33 pittori, Giambettino progetta una singolare iconoteca che raccoglie i loro ritratti di cui un nucleo è qui esposto. Da rimarcare inoltre che la Biblioteca Ambrosiana di Milano mette a disposizione della mostra tre grandi volumi di disegni dello stesso Cignaroli che nella sua preziosa tela di Danae emana sensualità e grazia nel condiscendente dipanarsi delle luci. Marco Marcola si presenta con le sue immagini popolate dal brusio delle folle quale antesignano reportr moderno. Temi sacri ed episodi mitologici o biblici sono spesso i loro soggetti preferiti , opere in cui si evidenzia una grande versatilità nel disegno e nelle armoniche composizioni dei personaggi dipinti. Notevole la sezione dedicata ai vedutisti con opere di Bellotto, Giambattista e Giandomenico Tiepolo. Nell’ultima sala della mostra gli organizzatori Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli ci riservano la preziosa presenza di Gianbattista Tiepolo che, reduce dai lavori di Villa Pisani, fu incaricato dal marchese Carlo Canossa di affrescare la volta del grande salone delle feste del suo palazzo,distrutto dalle bombe nell’ultima guerra mondiale. Per fortuna si sono conservate cinque sovrapporte di affreschi allegorici che esaltano la raffinata arte tiepolesca. La volta crollata narrava l’apoteosi di Ercole. Qui abbiamo le ricomposizione dei frammenti solo in parte (in tutto cinquantunmila sono le tessere) dell’affresco e la restituzione digitale con tecnica tronfer del soffitto distrutto. La mostra sarà integrata da itinerari che guideranno il visitatore alla scoperta da un lato di opere d’arte sacra conservate nelle chiese di Verona , dall’altro di straordinari interventi pittorici realizzati per palazzi e ville signorili della città e della provincia che sveleranno il secolo d’oro della decorazione delle ville venete.
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