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"IL SONAGLIO" DI ANDREA CAMILLERINatura, Amore, Mitodi Maria Chiara Alfieri Terzo episodio della trilogia della metamorfosi, quest’ultimo lavoro del prolifero Camilleri affonda le sue radici nella Sicilia più vera: quella fra mito, favola e letteratura greco-latina, quella dei “cunti” contadini affascinanti, ricchi di poesia e di antica saggezza.
Un Camilleri più “landolfiano” che “pirandelliano” in questa terza narrazione di trasformazioni femminili in cui non leggiamo di un vero e proprio mutamento, ma piuttosto di una struggente riabilitazione umana della capra Beba, un suo riscatto che sottolinea come la dimensione umana fatta di garbo, gentilezza, amore gratuito non sempre si ravvisi dove si immagina. Il giovane pescatore Giurlà vive nella poverissima Vigata dei primi del ‘900 quando un emissario dei proprietari delle miniere di zolfo giunge sulla costa per reclutare manodopera a basso costo che sostituisca le povere vittime dell’ennesimo disastro minerario. La miseria delle famiglie spesso favorisce la “vendita” dei figli per questo lavoro pesantissimo e pericoloso, ma il padre di Giurlà, nonostante gli scarsi mezzi economici, si rifiuta di seppellire il giovane figlio e piuttosto decide di mandarlo, come mandriano di capre, nelle campagne di un ricco possidente di Castrogiovanni – l’attuale Enna. Giurlà ama il mare, ma impara anche a conoscere e amare la campagna con la sua natura brulla, con il lago ghiacciato e trasparente. Impara a conoscere anche il suo gregge di capre e fra tutte Beba con cui stabilisce un rapporto fra l’umano e l’animalesco. Ma i veri animali sono piuttosto gli uomini: gli amici vigatesi di Giurlà che sfogano istinti bestiali approfittando di una ragazza disabile. La crescita fisica del solitario adolescente avviene in mezzo a una natura di una bellezza mitologica, accanto ad una capra fedele e gelosa; mentre la lettura dei versi tradotti di Lucrezio, scoperti in un libro rinvenuto per caso e i racconti “a veglia” di una vecchia contadina costituiscono il tessuto letterario su cui si innesta la sua maturazione intellettuale. A fare da sfondo all’”amore” selvatico fra Giurlà e Beba ci sono le donne: allegre contadine e mandriane che salgono al pascolo per la mungitura e che parlano dell’amore e del sesso senza falsi moralismi ma con naturale e gioioso entusiasmo. Figura misteriosa e fortemente rappresentativa, la marchesina Anita che, con il suo segreto indicibile, indossando il sonaglio che già appartenne a Beba, rende “rispettabile” la passione di Giurlà diventando sua moglie. Ancora una volta il linguaggio personalissimo di Camilleri ha un posto di spicco e rende ancora più avvincente il racconto. Dà sapore, colore, tono a questa narrazione appropriandosi sempre più di un dialetto impareggiabile usato con maestria per descriverci, con fluente libertà espressiva, di anime che trasmigrano, di amori struggenti e romantici, di paesaggi arsi e selvatici. Andrea Camilleri, Il sonaglio, Sellerio Editore, Palermo, 2009, pp.195 € 12.00.
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