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IL TEATRINO CLANDESTINO HA DETTO "SI"La compagnia bolognese ha finalmente trovato casadi Vega Partesotti Il Teatrino Clandestino ha inaugurato la sua nuova sede, che il Comune di Bologna ha concesso in uso per tre anni più - nuova amministrazione permettendo - altri due.
Ubicato in uno spazio storico di Bologna, la palestra del Teatro San Leonardo, che fu la sede del teatro di Leo De Berardinis, "Sì" non sarà un teatro con una stagione ma un luogo di lavoro, ricerca e incontro con gli spettatori e sarà aperto anche ad altre compagnie. "A Leo de Berardinis, grande maestro, abbiamo detto ancora giovanissimi i nostri primi sì": esordisce un po’ emozionata Fiorenza Menni alla conferenza stampa "E’ quindi un onore essere approdati a questo luogo che è stato così importante per Bologna e per il teatro italiano". Un nome che vuole essere un’affermazione positiva, e "contrapporsi ai tanti no che in Italia gli artisti, soprattutto nell’ambito del teatro, si sentono rispondere troppo spesso dalle istituzioni". Sembra paradossale, ma la compagnia bolognese, che ha ormai quasi vent’anni di attività alle spalle, nonostante i riconoscimenti a livello nazionale ed europeo (ricordiamo le coproduzioni della Biennale Teatro, del Romaeuropa festival, del Théatre de Toulouse e più recentemente del Sophiensaele di Berlino) nella sua città di nascita non ha mai avuto una sede stabile e ha peregrinato da un luogo all’altro, fino alla recente residenza al Teatro Testoni di Casalecchio. L’attuale amministrazione, e in particolare Angelo Guglielmi nella sua veste di assessore alla cultura, aveva messo la questione in agenda, ma come si sa i tempi della burocrazia sono tempi lunghi. Comunque, a sei mesi dalle prossime elezioni comunali, finalmente Fiorenza Menni e Pietro Babina hanno potuto aprire le porte del loro spazio alla cittadinanza, per presentare l’attività che qui intendono svolgere nei prossimi (tre? cinque?) anni. "Sarà un atelier attivo tutto l’anno, aperto al lavoro di produzione di Teatrino Clandestino e di artisti italiani e internazionali, senza confini di generi e di linguaggi, che qui potranno creare, tenere laboratori, confrontarsi con altri artisti di varie discipline, osservare le nuove generazioni e dar vita a reali momenti di scambio e di dialogo, tra di loro e con gli spettatori". Durante la festa di inaugurazione i visitatori sono stati accolti da tre adolescenti seduti sul divano a guardare la tv in una stanza rivestita interamente di cartoni: un’anticipazione del nuovo progetto dedicato agli adolescenti che la compagnia svilupperà insieme ad altri gruppi della regione, come Fanny e Alexander. Altro piccolo ma gustoso assaggio, la performance di Fiorenza Menni, estratto del progetto "Openoption" che sarà la produzione 2009. Un lavoro frutto di un lungo soggiorno a Suto Orizari, sobborgo di Skopje in Macedonia, unica municipalità Rom del mondo.
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