IL VIOLINO DI NOFERINI CANTA SULLA MUSICA DI CANINO

Roberto Noferini e Bruno Canino interpretano Schumann e Šostakovic allo Sperimentale di Ancona dando vita ad un concerto contrassegnato da un dialogo intenso ed unisono tra pianoforte e violino. Dopo le celestiali atmosfere prodotte dall’Academy of S. Martin In the Fields; l’indiscutibile virtuosismo pianistico di Radu Lupu, e le suggestioni barocche prodotte dalla raffinata lettura del Clavicembalo ben temprato di Bach da parte di Angela Hewitt, la stagione concertistica prodotta dall’Associazione Amici della Musica di Ancona vira in tutt’altra direzione. Il quarto appuntamento ha acceso i riflettori su due talenti nazionali, che hanno legato con mirabile coesione la propria tecnica costituendo un duo convincente ed apprezzabile.

Roberto Noferini, classe 1973, diplomatosi con lode al Conservatorio G. Verdi di Milano e perfezionatosi sotto la guida sapiente di A. Grumiaux, S. Accardo, e P. Vernikov, ha vinto numerosi Concorsi nazionali e internazionali violinistici e di musica da camera. Noto per aver preso parte a prestigiosi festival ed istituzioni concertistiche esibendosi nei teatri più importanti, si dedica prevalentemente al repertorio contemporaneo del violino lavorando accanto ad artisti del valore di L. Berio, G. Manzoni, N. Castiglioni e G. Petrassi. E’ membro stabile dell’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo.

Bruno Canino è ormai un pianista veterano che da oltre quarant’anni suona in accompagnamento con i più illustri strumentisti, tra i quali S. Accardo, U. Ughi e la V. Mullova. Attualmente dirige la sezione Musica della Biennale di Venezia. Entrambi i musicisti hanno saputo far collimare il suono dei rispettivi strumenti, riproducendo in maniera suggestiva gli intenti della sonata n. 2 Op. 121 in Re minore di Robert Schumann e le sensazioni della sonata Op. 134 in Sol maggiore di Dimitrij Sostakovic.
La prima composizione appartenente all’ultimo periodo creativo di Schumann, quello per intenderci del travagliato soggiorno a Dusseldorf, risulta contrassegnata dalla tessitura austera ed inconsueta di un’audace passione che si slancia poi ripiega ed infine deflagra trionfante nell’arco di quattro movimenti. Dopo il maestoso affresco dell’incipit la melodia acquista spessore e potenza drammatica per poi mutare repentinamente in toni pacatamente lirici. Questo alternarsi di impeti vibranti e di struggenti malinconie si dispiega lungo l’intero percorso armonico della sonata e sancisce il dramma angoscioso del compositore derivante dall’assenza di un intimo equilibrio che non molti anni dopo lo porteranno ad una folle deriva. In questo dialogo con il pianoforte, l’arco non solo non è un comprimario obbligato ma il suo impiego rivela addirittura un atteggiamento di preferenza che Noferini asseconda magistralmente consentendo al proprio strumento, tra accordi pizzicati e ricche tematiche, di assumere la parte del canto accompagnato dal moto febbrile della tastiera.

La seconda parte del menu ci propone un pietanza inusuale, con l’interpretazione di un testo di non facile lettura e privo di impatto emotivo, in cui Sostakivic libera la propria urgenza espressiva dalla volontà di compiacere qualsivoglia ideale estetico. I due artisti si confrontano con la componente problematica della sua musica, trascinando il pubblico in un vortice sonoro aspro ed impalpabile. Le note a tratti sembrano schizzare con rabbia dal pianoforte, mentre l’espressività ed il canto dell’arco non riescono a temperare l’atmosfera grottesca. Anche in questa composizione Bruno Canino accompagna la virtuosa genialità di Roberto Noferini lungo l’attraversamento dei tre movimenti con notevole sincronismo ed appassionata aderenza, offrendoci un’esperienza d’ascolto incisiva dal primo respiro fino all’ultimo.

ROBERTO NOFERINI violino
BRUNO CANINO pianoforte
Teatro Sperimentale di Ancona
05.XII.2007
Robert Schumann
Sonata n. 2 Op. 121 in Re minore
Piuttosto adagio; Molto adagio; Piano, semplice; Agitato.
Dimitri Šostakovic
Sonata Op. 134 Andante; Allegretto; Largo.