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IN CAMMINO VERSO I VALORILetture turoldiane a cura dell’associazione “Chiostro a Sant’Elena”di Elisa Modolo Esplorazione del rapporto tra il poeta-sacerdote e la famiglia umana a partire dalle tradizioni della grande cultura contadina friulana.
Si è tenuta nella sala parrocchiale del convento dei Servi di Maria la lettura di poesie del frate Davide Maria Turoldo commentata da Padre Lino Pacchin, che l’associazione Chiostro a Sant’Elena ripropone annualmente per ricordare il contributo alla poesia contemporanea fornito dallo scrittore. Cornice dell’evento l’esposizione fotografica allestita nella stessa sala "A Sant’Elena flora e fauna”, risultato di un concorso che, attraverso le immagini, ha valorizzato gli angoli più pittoreschi dell’isola colti nel variare delle stagioni, nel gioco di luci e colori e nella simbiosi tra natura e animali. L’incontro era incentrato sul messaggio di Padre Turoldo identificato con una serie di valori che l’autore aveva assunto come regole di vita da opporre contro il non-senso, contro l’assenza di un significato. Valori universali di ascendenza contadina -ma anche profondamente cristiana- che sono emersi con forza sia dalle poesie, sia dai brani in prosa contenenti le riflessioni personali. Padre Pacchin ha ripercorso le tappe della vita del frate dall’infanzia segnata dalla povertà e dalla guerra, all’inizio dell’attività poetica all’interno delle scuole dell’Ordine, passando per i frequenti cambi di sede poichè il giovane frate “rompeva le paci dei conventi”, attraverso gli “anni dell’esilio” con la fondazione del giornale clandestino “L’Uomo” tra i fermenti intellettuali dei giovani dell’epoca e l’ostilità delle gerarchie ecclesiastiche, fino ad arrivare agli ultimi tempi funestati dal progredire del cancro al quale il frate reagì con una produzione letteraria più intensa e convinta. L’analisi di Pacchin, condotta attraverso i testi, ha messo in luce quattro grandi punti cardine –i valori- che hanno caratterizzato l’esistenza del frate: la povertà, la resistenza, l’amicizia, la fede. Il primo valore è una conseguenza diretta del backgound di Turoldo, una condizione economico-sociale di partenza che egli ha assimilato come scelta di vita. La povertà è stata vissuta dal frate come un privilegio poiché gli ha consentito di capire i veri valori della vita ed è divenuta per lui l’unica prospettiva adottabile da chi vuole risolvere i problemi del mondo. Pregare, infatti, secondo Turoldo, non ha come scopo ricordare i poveri a Dio bensì fare in modo che noi prendiamo coscienza di loro e ci diamo da fare per aiutarli. L’agiatezza e la “ricchezza” odierne, quindi, si configurano come un male, una negatività tali da spingere il poeta, nella lirica “Salmodia della povera gente” –un vero e proprio atto d’accusa- a chiedere al Signore di aiutarci a “guarire dai nostri possessi”. Il secondo valore è la resistenza, anche questa originata da un’esperienza di vita divenuta poi scelta personale. Una resistenza intesa come categoria dello spirito, difesa dell’umano contro ciò che è disumano, come spiegato nel brano “La Resistenza”. Strettamente collegato al secondo è Il terzo valore, l’amicizia, delineata nel brano “L’amicizia” come un dono di forza e di conforto, un elemento indispensabile per realizzare una comunità capace di abbattere le separazioni tra laici e religiosi e creare così un’immagine della Chiesa più convincente e più viva. Il quarto valore, la fede, emerge in particolare nelle poesie dell’ultimo periodo in cui predomina un tono intimista a tratti mistico, come in “A cosa affidare la vittoria finale sul nulla” . La fede e Dio appaiono come gli unici mezzi a disposizione dell’uomo per salvarsi dalla vacuità, dal nulla, unico vero male della nostra epoca. La conclusione è stata affidata alla poesia "La Polenta", un ritratto amoroso e commosso della propria infanzia contadina tra i cibi tipici (il pane di segala, la “brovade”, le pannocchie, le pesche selvatiche, ma soprattutto la tradizionale polenta) e i riti che scandivano la vita di comunità. Ad animare l’evento la musica per flauto di G.P.Telemann, magistralmente eseguita da Elena Gabbrielli, rivelatasi un contrappunto ideale agli argomenti esposti proprio per la forte carica spirituale che connota la produzione del compositore. L’incontro è stato decisamente appassionante, grazie sia al commento di Pacchin che, in quanto amico di Turoldo, ha corredato l’attenta interpretazione dei testi con il racconto di aneddoti sulla personalità dell’autore riuscendo così ad illustrare anche il lato umano del frate-poeta, sia grazie alla lettura curata dall’attore e regista Francesco Pinzoni che ha saputo esaltare la bellezza delle liriche rendendo evidenti, tramite sottili variazioni di tono, le sfumature di senso delle parole, le pause significative e le ripetizioni ritmiche che scandivano i versi. L’appuntamento delle Letture Turoldiane rappresenta sempre un’occasione preziosa per riscoprire la profondità del messaggio di un uomo che non ha mai dovuto scegliere tra “fare il frate” e “fare il poeta” perché la sua poesia, ispirata ai canti dei salmi e agli episodi biblici, è così intimamente connessa alla preghiera da essere di fatto una sua espressione. IN CAMMINO VERSO I VALORI Letture a S.Elena 2007 a cura dell’associazione "CHIOSTRO A SANT’ELENA". sabato 26 maggio 2007 Chiesa di S.Elena. Presentazione e commento di P.Lino Pacchin Letture di Francesco Pinzoni Musiche di G.P.Telemann Flauto: Elena Gabbrielli Coordina: Alessandro Scarsella.
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