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INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO "MEMORIA" DI WALTER VALENTINIUna grande scultura donata alla città da Lillo Mangano in ricordo dei caduti della Divisione VicenzaComunicato stampa pubblicato martedì 6 giugno 2006 Venerdì 26 maggio, alle ore 12.30, in piazza Sant’Ambrogio a Milano, è stato inaugurato il monumento “Memoria”, realizzato in bronzo patinato (cm.350x82x142) da Walter Valentini, donato alla città da Letterio ‘Lillo’ Mangano (1921-2002), a ricordo dei caduti della Divisione Vicenza (Campagna di Russia, 1941-1943), di cui fu uno dei pochi superstiti, e di tutti i caduti per l’Italia in guerra e in pace.
A Lillo Mangano, messinese d’origine ma che scelse Milano come sua città elettiva, va ascritto il merito di aver diffuso in Italia, il “gusto” e il design finlandese e di aver fatto conoscere personaggi del calibro di Alvar Aalto che gli affidò in esclusiva la produzione dei suoi mobili e dei suoi oggetti di design. Mangano, interrotti gli studi d’ingegneria, si arruolò nell’esercito italiano e partecipò dall’estate del 1942 al febbraio del 1943 alla Campagna di Russia nella Divisione Vicenza, mobilitata a Milano e nei suoi dintorni, e da qui assunse la denominazione affettuosa di “Brambilla”. Sebbene destinata alle retrovie, la Vicenza venne impiegata in prima linea nella disastrosa Operazione Barbarossa e partecipò alla drammatica ritirata del Don, perdendo 6623 dei quasi ottomila uomini impiegati. “Proiettata da Kupiansk a Kurey per occupare le posizioni della Julia sul Don nel novembre 1942, la divisione fu immediatamente coinvolta nella ritirata iniziata il 17 gennaio 1943 e letteralmente disfatta [...]. unitomi con alcuni superstiti ai reparti combattenti delle Tridentina, ho avuto la fortuna di rientrare in Italia. Gradirei far erigere a Milano in un luogo idoneo [...] un monumento da dedicare alla Divisione Vicenza”. Dagli appunti/testamento di Lillo Mangano Walter Valentini è nato a Pergola (Pesaro) nel 1928. Tra il 1947 e il 1948 è alunno a Roma e nel 1949 a Milano della Scuola Rinascita, dove ha come maestri Max Huber, Albe Steiner e Luigi Veronesi. Nel 1950 lascia la Lombardia per Urbino, dove risiede sino al 1955 e frequenta l’Istituto di Belle Arti (Scuola del Libro). È qui che scopre l’arte incisoria grazie agli insegnamenti di Carlo Ceci. Lascia Urbino, terminati gli studi, per tornare nel 1955 a Milano, dove da allora sempre risiede. Qui svolge attività professionale nella grafica, applicandosi con progressiva attenzione alla pittura. È l’un universo geometrico che lo affascina, carico di risonanze che in un primo momento sembrano anche registrare echi della Metafisica di De Chirico. Sono appunto questi aspetti più propriamente formali che Valentini precisa negli anni Settanta. Lungo una via che alla fine del decennio, in opere ormai dominate dal bianco, lo porta a una asciutta concisione, esplicata anche nelle ampie dimensioni dell’intervento ambientale e che approderà negli anni Ottanta ai risultati ormai definitivi delle "Stanze del tempo" e del "Muro del tempo", che trovano nuovo sviluppo nella serie dedicata alla "Città del Sole" e alla "Città ideale", e quindi nelle grandi tavole del ciclo "Le misure", "il cielo".
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