“INCONTRO” DI ALESSANDRO BERGONZONI

La fabbrica della cultura, la vastità della bobina

Arduo compito, quello di Alessandro Bergonzoni: “Fermare la pioggia prima che tocchi terra”, rubandogli una frase e scompigliandola qui.
In altri termini, lottare come quel don Chisciotte contro i mulini a vento, con una missione impossibile, un verbo da diffondere, un terreno da coltivare.

Alessandro Bergonzoni ha fatto un voto, il voto di vastità.

La vastità è quel dolore e quella felicità che induce a tenere gli occhi aperti su tutto, che spinge a succhiare la vita da ogni goccia. È quell’immenso che invade l’uomo e gli fa percepire il tutto che lo circonda, che gli fa tirare un filo tra le cose che accadono, che gli fa capire che a volte ci sono cause e conseguenze, altre volte fatalità, altre volte incontrollabili certezze.

La vastità è la bellezza dei nervi scoperti dell’uomo intelligente.
Che sa che tutto fa parte di un flusso, e che accetta di immergervisi.
Perché poi ne esce la cultura.

Cultura, questa parola innominabile. Che non è glamour, che sa di stantio, di vecchio, di pesante, di noioso, che non fa vendere.
Eppure.

Eppure la cultura si infila dappertutto: la vastità è inesorabile, è un’anguilla. Non ci sono i “luoghi” della cultura; ci sono solo i “momenti” della cultura: condivisioni di un tempo comune che nascono dall’incontro tra gli uomini. E allora, proprio con un Incontro Alessandro Bergonzoni accetta la sfida di “Paesaggio con Uomini“, che gli ha chiesto un progetto speciale all’interno della sezione “Il lavoro fa cultura”.

Bergonzoni porta così il suo voto di vastità, la sua lotta per la cultura, all’interno di una fabbrica. La Fabbrica Gasparini di Mirano (Venezia), che apre le porte un po’ prima dello spettacolo e accoglie il pubblico con una visita guidata alla fabbrica stessa, appunto, in operatività.
Un luogo di lavoro, fatto di uomini e di umanità. Un luogo di comunità, un luogo della quotidianità. Di quella quotidianità che è casa della vastità, del pensiero, della cultura.

Con quella sua scarica di parole – “non è che gioco con le parole, sono le parole che decidono cosa fare di me” – Bergonzoni parla una lingua nuova, quella dei termini ragionati, che tiene conto dei suffissi, delle assonanze, che accosta significati e significanti, che scava alla radice di sostantivi e verbi. E ci trova delle sorprese illuminanti.

“C’è un’apoteosi di vita dalla vastità. – conclude – La vastità è un filo intermentale “.
Un filo ad altissima tensione, che necessita – anche – di bobine, motori, generatori, trasformatori. E di moltissimi gruppi di continuità.

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