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"INDIAN - LA GRANDE SFIDA" di Roger DonaldsonOssessionato dalla velocitàdi Matteo Signa Esce nelle sale, distribuito da IIF, “Indian – La grande sfida”, film diretto e sceneggiato da Roger Donaldson ("La regola del sospetto") con protagonista Anthony Hopkins nei panni del motociclista Burt Munro che, nel 1920, inforcando la sua Indian, intraprese un viaggio che lo portò dalla Nuova Zelanda alle saline di Bonneville (Utah) per stabilire il record di velocità.
La pellicola rientra nel genere “biopic” (biographical picture) ovvero quei soggetti che rievocano un personaggio realmente vissuto e che spesso patisce l’handicap della magniloquenza e della banale imitazione fisionomica. Non facile, dunque, dirigere un biopic. Difficile raggiungere il giusto equilibrio tra l‘agiografia e il limitarsi a mettere in fila fatti e avvenimenti senza un vero collante cinematografico. Impegnativo trovare il giusto equilibrio tra vita vissuta del protagonista e finzione cinematografica. In questo il regista centra l’obiettivo riuscendo a bilanciare due intenti difficilmente compatibili. Sarebbe, però, più corretto inserire questo prodotto all’interno del nuovo filone, il “biopic d’autore”: il racconto della vita di un personaggio sembra quasi essere una dimostrazione della poetica del regista, oppure un mero pretesto per parlare d‘altro. Agli inizi della propria carriera il regista Roger Donaldson decise di girare (senza soldi) un documentario su Burt Munro. Donaldson e il suo collaboratore, Mike Smith, avevano una sfrenata passione per le moto. “Avevamo sentito parlare di questo vecchietto – dice il regista – che stava giù a Invercargill, e aveva una motocicletta che si diceva avesse battuto un record di velocità su strada. Lo abbiamo contattato e lui ci ha invitato”. Fin dal primo momento Donaldson capì che avrebbe voluto fare un film su di lui. L’efficacia della pellicola risiede nella capacità di trasmettere la tenacia e la determinazione di un uomo la cui forza consiste nel superare le proprie paure. Un uomo capace di sedurre chiunque con la propria fermezza e decisione. Burt Munro è una figura per la quale il mondo sembra essere tutto nuovo: è stupito di entrare in un ristorante e di vedere, per la prima volta nella sua vita, un menu con le fotografie. L’interpretazione di Anthony Hopkins stupisce non tanto per la bravura quanto per la pacatezza e la calma, componenti estranee ai suoi precedenti ruoli in cui un forte cinismo diabolico prevaleva (Hanibal Lecter, Richard Nixon). Dai più, Hopkins è stato celebrato grazie a dei “ritratti” prepotenti, uomini spesso mefistotelici. Qui, per una volta, si distende, sembra divertersi e sembra capace di non cadere nei prevedibili clichés sentimental-emotivi. Curioso il fatto che la pellicola non offra dettagli, particolari sulla vita personale di Burt. E’ come se non ne avessimo bisogno. E’ come se la sua esistenza “in solitaria” non rappresentasse un problema o, quantomeno, un nodo da sciogliere. Da consigliare a tutti quelli che si possono avvicinare alla filosofia di vita di Munro: “Viverla fino in fondo, pienamente. Quando sei morto, resti morto. Non ti tocca un altro giro di pista”. Titolo originale: The world’s fastest Indian Nazione: Nuova Zelanda, U.S.A. Anno: 2006 Genere: Avventura Durata: 124’ Regia: Roger Donaldson Sito ufficiale: www.worldsfastestindian.com Cast: Anthony Hopkins, Lana Antonova, Juliana Bellinger, Chris Bruno, Martha Carter, Jessica Cauffiel, Campbell Cooley Produzione: Roger Donaldson, Gary Hannam Distribuzione: IIF Data di uscita: 07 Aprile 2006 (cinema)
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