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INTERVISTA A MAURIZIO NICHETTITrento Film Festival 2008. Parla il Direttore Artisticodi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri La chiamata alla direzione del ”Trento Film Festival” di Maurizio Nichetti creò fra i non addetti qualche sorpresa. Non sembrava che l’estroso regista di Io sono un anarchico o di Rataplan fosse congeniale alle complesse problematiche della montagna. Perplessità ben presto fugate: Nichetti si è dimostrato perfettamente a suo agio fra rocce, ascensioni, free climbing, hard grit, orsi polari e terre inesplorate. Con passione ed entusiasmo ha concorso a fare delle edizioni da lui dirette, rassegne interessanti, capaci di soddisfare non solo gli esperti ma anche un pubblico di spettatori in continua crescita. NSC: Direttore, può parlarci dell’inizio del riuscito connubio fra il regista Nichetti e la rassegna che racconta la montagna? MN: Cinque anni fa ero presente a questo festival quale giurato. L’anno dopo, attraverso meditati contatti, ho accettato con interesse l’incarico. Questo è il mio quarto anno quale direttore artistico. NSC: Questa sua attività di direttore l’impegna per tutto l’anno o le lascia spazio per altre attività? MN: Durante l’anno vengo una volta al mese qui in città per consultarmi con una squadra affiatatissima di 20 elementi per dei progetti articolati in vari settori. Ciò non mi impedisce di dedicarmi alla mia attività, anche ora molto febbrile: lavoro molto sul digitale, mi occupo di regie teatrali e cinematografiche. In particolare allestisco per la stagione dell’operetta che si tiene a S. Giusto in Trieste ogni estate, un lavoro che si chiama Cincillà. Preparo, inoltre - sarà ultimato per il prossimo novembre - un film intitolato Il dottor Clown che uscirà su Canale 5. NSC: E’ appassionato a sua volta di cime, arrampicate, insomma ama anche la montagna o solo i film che la raccontano? MN: Sono un appassionato di alta montagna, non quale arrampicatore ma come fruitore. Ho sempre portato su, fin da bambini, i miei due figli perché assaporassero aria e bellezza delle cime trentine. Il mio cinema, del resto, come regista, è un cinema fantastico. Qui a Trento ho scoperto la bellezza sognatrice, drammatica e lirica nelle sequenze delle opere presentate. NSC: Allargando lo sguardo sull’attuale produzione cinematografica, come la giudica, in quale si riconosce? MN: Ognuno fa le sue scelte e si diverte secondo la sua ispirazione. Vi dico che il mondo è cambiato rispetto al cinema. Per me il cinema è fantasia, calata nella realtà. Qui a Trento si assiste alla visione di sogni tradotti in realtà. Venendo a me, mi reputo un artista curioso, ho difficoltà a ripetermi nei miei lavori. Se dico che sono eclettico mi reputerei un presuntuoso, se dispersivo, mi deprimerei da solo. Ecco, la stima giusta è ammettere la mia curiosità di ricercatore come uomo e come artista. NSC: L’attuale svolta epocale che sta vivendo la politica e di riflesso il nostro paese, la sollecita come regista? MN: Non ho mai fatto film direttamente politici o sociali. Senz’altro indirettamente, data la mia sensibilità per ciò che è giusto e legittimo. Spero comunque di potere sempre esprimere liberamente le mie idee. NSC: Tornando al festival trentino, come giudica quest’ultima edizione, condivide i giudizi della giuria, quale film avrebbe premiato lei? MN: Non ho visto tutti i film in concorso e quindi sarei indubbiamente parziale. Condivido il coinvolgimento degli spettatori per i tre film “Genziane d’oro” che esaltano la solidarietà e l’integrazione fra popoli diversi, la gioia che dona la montagna, la freschezza della teoria empedoclea in cui i 4 elementi richiamano all’uomo contemporaneo il rispetto e la riscoperta della natura. NSC: Qual è la posizione del Festival trentino nel dramma che sta vivendo il Tibet, emerso di riflesso dalle due pellicole viste in questa edizione? MN: Noi, come responsabili del Festival abbiamo sempre denunciato il settarismo e la violenza delle autorità cinesi riguardo al Tibet. Il nostro indirizzo politico è questo: libertà di espressione e sommo rispetto per ogni popolo. NSC: Ritiene che la città di Trento si senta coinvolta in questa Kermesse della montagna? MN: Il coinvolgimento della città trentina lo si constata dalla costante crescita di pubblico alle varie proiezioni e dall’entusiasmo con cui vengono accolti i protagonisti presenti nei vari incontri. Da notare che quest’anno la maggior parte delle pellicole proiettate sottolineavano attraverso i canti e le tradizioni le fondanti radici di una comunanza condivisibile.
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