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INTERVISTA A SERGIO CASTELLITTOIn occasione della presentazione alla stampa del nuovo film di Amelio, Nonsolocinema ha incontrato l’attore napoletano per un’intervistadi Pierpaolo Simone Qual è il viaggio che compie l’operaio Vincenzo Buonavolontà ne "La stella che non c’è"? Ogni viaggio è un po’ socializzare con un mondo nuovo, con cui si viene in contatto. Nel caso specifico del film di Amelio è la storia di un uomo che impara ad essere morbido. Un uomo che parte rigido, duro, molto legato alle sue convinzioni, ma che poi impara a fermarsi. Forse il ruolo più attivo non è quello di muoversi muoversi, ma quello di fermarsi. “La Cina non me l’aspettavo così” viene detto nel film dal suo personaggio, anche lei l’ha pensato? E’ un Paese che come tutti sappiamo ha una crescita impressionate che condiziona non soltanto il suo interno, ma l’intero Paese. Non credo che la Cina conquisterà il mondo, ma di sicuro lo comprerà. E della povertà, soprattutto legata allo sfruttamento minorile, cosa ne pensa? Di povertà ne ho vista tanta, soprattutto nelle campagne. Ma mi ricordo anche il sorriso delle persone, un’accettazione dell’esistenza. Non so, credo che né noi né le prossime generazioni vedranno un cambiamento politico autentico in Cina, ma credo che la parte positiva di questo criticabilissimo sviluppo economico micidiale che stanno avendo, questo utilizzo indiscriminato del capitalismo, nelle mani di un governo autoritario, credo che in ultima istanza produrrà anche una ventata di libertà. Ma ci vorrà tempo. Cosa ricorda con più piacere di questo viaggio? Beh, non sopporto gli aneddoti. Diciamo che è stato un viaggio faticoso, profondamente emozionante. Emozionante perché l’identificazione dello stare solo e lontano dal mio mondo, era lo stesso del personaggio. Ho convissuto profondamente con lui: Vincenzo Buonavolontà è stato il mio migliore amico per tutto il film. Ho cercato di consegnare a lui queste sensazioni. Non credo nell’immedesimazione nella recitazione, ma nell’identificazione questo sì. Un sentire comune fra attore e personaggio, due vasi che si consegnano a vicenda esperienze. In questo senso volevo che avesse veramente i miei occhi. E per il futuro cosa immagina? Non ho sogni nel cassetto, e detesto quelli che li hanno perché spesso per gli attori confinano con le frustrazioni. Io sono curioso di tutto, di lavorare con un film esordiente o di uno sconosciuto. Io considero il successo come la libertà di scegliere a cosa lavorare. Una curiosità: è stato davvero così difficile imparare un po’di cinese? Difficilissimo, tant’è che non l’ho imparato!
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