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INTERVISTA A SILVIO SOLDINI E AL CAST DI "COSA VOGLIO DI PIU’"Quando si cresce e si cambiadi Ilaria Falcone Febbraio 2010. Cosa voglio di più, il nuovo film di Silvio Soldini è presentato fuori concorso durante la 60esima edizione del Festival di Berlino. Aprile 2010, il regista, la sceneggiatrice Doriana Leondeff e il talentuoso cast, composto da Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Fabio Troiano e Gigio Alberti, arrivano a Milano, per raccontarci i sentimenti attraverso i quali hanno interpretato questo lavoro sensibile e forte.
Soldini ci racconta una storia di passione, che sulla scia di Giorni e Nuvole, torna ad affrontare l’impatto dell’amore con una crisi economica-sociale in deragliamento.
Anna (Alba Rohrwacher) è diventata tutto quello che ci si aspettava da lei: ha un impiego modesto ma sicuro, è vitale, affettuosa con la famiglia, gli amici e con il suo compagno Alessio (Giuseppe Battiston), col quale ha deciso di avere un bambino. Quando Domenico (Pierfrancesco Favino) irrompe nella sua vita però tutti quei contorni svaniscono e per la prima volta mette a fuoco l’amore, quello fatto di desiderio e passione. Ma l’amore spesso ha a che fare con linee nette, confini. Quelli del corpo, innanzitutto, che Domenico le insegna a scoprire e ad amare. Poi quelli del matrimonio di lui: è sposato con Miriam e hanno due bambini. La storia fra Domenico e Anna è una ribellione sottovoce che si regge su un equilibrio precario come la loro vita: incontri clandestini, litigate al cellulare, bugie, carezze soffocate dallo scadere della pausa pranzo, il sesso coinvolgente consumato in una stanza di un motel a ore. Su cosa ha voluto porre l’attenzione raccontando la storia di Anna e Domenico? Soldini: “Ho voluto mettere in scena un innamoramento, una grande passione, ma in un contesto familiare, sociale, culturale molto specifico, con tutti i condizionamenti che ne derivano. Assieme ai miei sceneggiatori ho voluto raccontare personaggi molto reali e quindi con i problemi di tutti, come fossero persone che conosciamo, in situazioni di vita che tutti noi viviamo. Anni fa rimasi molto colpito da un film come Innamorarsi, dove due star come De Niro e la Streep sembrano persone qualsiasi.” Dove ha preso lo spunto per raccontare la storia di questi personaggi? Soldini: “Dopo l’uscita di Giorni e nuvole, avevo pensato che mi sarebbe piaciuto fare una commedia. Notando, però, come è stato recepito questo film, la vicinanza che la gente ha provato nei confronti di quei personaggi, ho pensato che era giusto fare un altro film che continuasse a raccontare questo momento storico, trovando una storia adatta. Ed è successo che questa storia mi è stata raccontata da una persona che conosco… parlava di una sua situazione amorosa e lavorativa… e questo racconto di cui ho fatto partecipe Doriana è stata la scintilla che ha dato moto alla storia. Per la prima volta lo spunto vero è venuto direttamente dalla realtà. Il rapporto tra l’amore che scoppia fra loro due e la loro situazione sociale economica c’era già in quel racconto. Non mi avrebbe interessato raccontare la storia senza questo elemento sociale.” Doriana Leondeff : “A noi interessava raccontare la precarietà di questo momento attraverso i sentimenti. Anche in Giorni e nuvoli, a parte l’ambiente borghese, c’è il deteriorarsi di una storia a causa di un fattore di natura economica. Qui è il contrario. È la nascita di una storia fortemente condizionata dalla precarietà che vivono i protagonisti e che tutti respirano nel film.” Anna e Domenico sono due amanti tragici senza futuro o una loro felicità è possibile? L’amore di cui parla questo film come lo si dovrebbe interpretare? Soldini: “Io sono un ottimista. Nel film si parla di tanti tipi di amore, non necessariamente solo della passione che scoppia tra Domenico e Anna. C’è anche tutto quello che loro hanno costruito con le loro rispettive famiglie, con i loro rispettivi compagni. Il contesto in cui avviene la storia e il rapporto di loro con le loro rispettive vite è importante. Ritengo che ogni cosa che ci accade nella vita sia qualche cosa che può portarti una ricchezza in più. Man mano che si cresce… si cresce anche perché avvengono cose di questo tipo.” Doriana Leondeff: “ Forse al di là delle condizioni, dell’essere più o meno ottimisti, il film dice anche che la vita è fugace e i momenti di felicità vanno vissuti. Ci si può sottrarre, la paura spesso ci frena, ci mette ostacoli davanti. Ma entrambi i personaggi decidono, senza essere consapevoli delle conseguenze, ma nessuno essere umano lo è, di buttarsi verso questo promessa di felicità che entrambi intuiscono. Poi come andrà a finire, secondo me è secondario.” Come mai la scelta di tornare a lavorare a Milano? Soldini: “L’idea di tornare a Milano, cinematograficamente parlando, perché in realtà vivo qui, deriva dal fatto che una storia del genere non potevo che ambientarla a Milano. Era dal ’92 con Un’anima divisa in due, che non giravo più qui. Per questo film in particolare mi sembrava che fosse la cosa più giusta. Cercavo una città abbastanza grande da avere un certo hinterland, una certa periferia. Volevo che la protagonista prendesse il treno la mattina da questa periferia per arrivare in centro. Mi piaceva tornare a girare a Milano e guardarla da un altro punto di vista. Volevo indagare il rapporto tra centro e periferia, molto cambiato negli ultimi tempi ed è una costante di questo mio film.” Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, chi sono Anna e Domenico, questi due amanti? Pierfrancesco Favino: “Io augurerei a tutti una storia d’amore del genere, nonostante tutte le complicazioni. Ci siamo posti il problema nelle scene in cui hanno più di due ore per stare insieme, quando compiono il viaggio, e non si trovano più in incontri fugaci, e finalmente hanno tre giornate per stare insieme. E infatti litigano, ma c’è un grandissimo amore. Io trovo una differenza sostanziale tra incontrare due personaggi insoddisfatti della loro vita che vanno a cercare, in una relazione extraconiugale, un riempitivo e tra Anna e Domenico. Qui ci sono due persone che se non si incontrassero troverebbero del buono nella loro vita, non hanno l’urgenza di andare a cercare qualcosa. Avviene per caso. Sono amori diversi, penso che Domenico ami sua moglie e i suoi figli. E ami di un amore diverso Anna. Entrambi riconoscono che non hanno mai provato quel sentimento. Per me non è una scappatoia. È un racconto di quante vite ognuno di noi ha a disposizione.” Alba Rohrwacher: “Anna si rende conto dell’essere soddisfatta solo nel momento in cui incontra lui. La sua vita potrebbe andare avanti così, se non incontrasse domenico. Non credo che lei si sia mai fermata a chiedersi ma tutto quello che ho mi basta? Sono contenta? Cioè vive serenamente quello che ha, reprimendo qualcosa che esce fuori solo quando lo incontra.” È stato difficile trasmettere una tale spontaneità interpretativa? Pierfrancesco Favino: “Noi, io e Alba abbiamo litigato dall’inizio del film, proprio perché abbiamo abbracciato totalmente i punti di vista di Anna e Domenico. In realtà, questa spontaneità è frutto di un mese di prove, per cui la sensazione che sia naturale è il risultato di consultazioni fatte con Silvio, con Alba e con tutta la troupe, lavoro che non ha nulla a che fare con la spontaneità in senso proprio, ma sono felice che risulti così.” Alba Rohrwacher: “La spontaneità percepita deriva da un lavoro di costruzione molto minuzioso che si fa quando si lavora con Silvio. Per un attore è un modo di lavorare molto bello, che ti da una sensazione di libertà, ma ti da un territorio molto definito per muoverti. Non vai allo sbaraglio.” Mentre Alessio, che idea si è fatto del suo personaggio signor Battiston? Battiston: “Penso che Alessio sia un uomo profondamente innamorato della sua donna, non ci sono dubbi! E la reazione che ha di fronte a questo non detto e questo sospeso è particolare… Più volte durante la lavorazione del film ci siamo chiesti se quest’uomo fosse consapevole di quello che gli capita intorno. Per cui abbiamo sempre cercato di girare proponendo una duplice lettura delle sensazioni di Alessio verso questa coppia. Perché era una domanda aperta capire se fosse davvero importante questa consapevolezza del tradimento o fosse più importante la realizzazione che all’improvviso si fossero palesati dei problemi all’interno di questa coppia. Dopo di chè Alessio, dal suo canto, sceglie una soluzione tutta sua: lasciare del tempo alla persona che ama, per capire se è veramente quello che vuole. In questo senso è qualche cosa di molto profondo. È una cosa che non dipende da lui, alla base.” Doriana Leondef : “Nella cecità di Alessio c’è molta verità. Perché nel suo non voler raccogliere dei segnali, lui è un uomo intelligente, ma in quel momento ha paura, non vuole vedere quello che succede intorno. Credo che sia un atteggiamento molto frequente nelle storie d’amore, che giustifica poi quel “ma come ho fatto a non capirlo.” E alla fine, con grande professionalità, assolutamente invidiabile, Favino, brandendo il microfono, si rivolge a Soldini con voce seria “Maestro, come mai proprio ora un film sulla passione?” E altrettanto professionalmente Soldini risponde: “e… a un certa età! Ma rispondendo sul serio, la mia è stata una sfida. Dal punto di vista della passione, anche se nel film c’è altro, ho voluto mettere in scena delle sequenze, ma in modo non erotico. Volevo che il pubblico guardasse quei momenti, continuando a immedesimarsi con i due protagonisti.” Foto a cura di Ilaria Falcone Copyright © NonSoloCinema.com - Ilaria Falcone
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