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"INTOLLERANZA 1960" DI LUIGI NONOSono nato per chiamarti: Libertàdi Elisa De Marchi Cinquant’anni dopo la prima, il Teatro La Fenice ripropone il capolavoro di Luigi Nono. Proprio come allora, lo spettacolo ha sconcertato e diviso il pubblico.
Intolleranza 1960, azione scenica in due parti per soli, coro e orchestra, venne rappresentata per la prima volta proprio al Teatro La Fenice, il 13 aprile 1961. Si tratta del secondo appuntamento operistico con la musica contemporanea, ad appena un mese di distanza dalla prima assoluta del Killer di parole di Claudio Ambrosini. Con la ripresa di Intolleranza si intende celebrare il ventennale della morte di Luigi Nono, nonché il 150˚ anniversario dell’unità d’Italia: la trama, infatti, presenta numerose allusioni alla storia italiana degli anni Cinquanta. Il protagonista è un emigrante che decide di ritornare a casa, abbandonando la sua compagna e il suo lavoro di minatore. Durante il viaggio, però, si trova coinvolto in una manifestazione di protesta; viene arrestato, interrogato e torturato. Si trova, quindi, a dover affrontare l’intolleranza degli uomini, che combattono i “diversi” con le armi, con la violenza, coi campi di concentramento. Ma il cammino dell’emigrante gli riserva ancora una prova: il pover’uomo si ritrova ad affrontare la piena di un fiume, che travolge ogni cosa, distruggendo città, uomini e speranze. Questa volta, quindi, dovrà lottare contro l’intolleranza della natura. Il nuovo allestimento della Fondazione Teatro La Fenice ha affiancato ai grandi professionisti del settore gli studenti dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, che hanno progettato la regia, le scene, le luci e i costumi. Un accostamento insolito ma produttivo, che ha dato origine ad uno spettacolo diverso, poliedrico, anticonformista. Colpisce, innanzitutto, l’insolita disposizione dei musicisti: l’orchestra è collocata sul palco e funge da sfondo all’azione scenica; la buca è occupata dal coro che, in quest’opera, riveste un’importanza capitale. Non ci sono limiti di tipo spaziale: gli interpreti si spingono anche nella buca, avanzano fino alla platea. Orchestrali, coristi, attori e cantanti hanno saputo gestire un’opera non facile, dimostrando la loro preparazione anche in un contesto così insolito. Impeccabile l’esecuzione dell’orchestra, diretta da Lothar Zagrosek; straordinaria la performance del coro, condotto da Claudio Marino Moretti. Intolleranza 1960 colpisce per la sorprendente attualità, i temi intramontabili, la grande sensibilità. Il testo comprende slogan plurilingue, quali “No pasarán”, “Down with discrimination”, “La sale guerre”; tale molteplicità rende la manifestazione descritta da Nono un evento lontano da ogni tempo e confine: rappresenta la lotta comune a tutti gli uomini, contro ogni tipo di fascismo, guerra e prevaricazione. L’opera riprende anche alcuni estratti poetici; tra questi spiccano i versi meravigliosi di Liberté, poema pubblicato nel 1942 da Paul Éluard. La musica mescola diversi stili utilizzati da Nono, per esempio la declamazione diretta dei materiali documentari, che ricorre quasi al parlato. L’opera raccoglie un inventario delle stragi più terribili perpetrate dall’uomo nei confronti dei suoi simili: Hiroshima e Nagasaki, l’Inquisizione, il nazismo. Gli interpreti dipingono scenari inquietanti, fatti di “mani sparse come foglie secche”; le storie di violenza e tortura colpiscono per la loro modernità: dimostrano che l’uomo, negli ultimi cinquant’anni, non ha saputo evolversi granché. A queste immagini si affiancano, per contro, scene dedicate alla celebrazione dell’uomo, della sua intelligenza, della sua bontà. Vengono esaltate la generosità, la libertà, l’altruismo: “Vivere è stare svegli e concedersi agli altri”. Messaggi decisamente più deboli e un po’ troppo retorici. Male e bene, vita e morte, piacere e dolore; entrambi i poli fanno parte del percorso dell’emigrante e dell’uomo in generale. Nono ha dipinto con colori indelebili il cammino di conoscenza che ogni essere umano deve affrontare, una strada in perenne bilico fra tragedia e speranza. INTOLLERANZA 1960 - Azione scenica in due parti - Da un’idea di Angelo Maria Ripellino - Su testi di: Henri Alleg, Bertolt Brecht, Paul Eluard, Julius Fucík, Vladimir Majakovskij, Angelo Maria Ripellino e Jean-Paul Sartre - Musica di Luigi Nono. Personaggi e interpreti: Un emigrante: Stefan Vinke - La sua compagna: Cornelia Horak - Una donna: Julie Mellor - Un algerino: Alessandro Paliaga - Un torturato: Michael Leibundgut - Quattro gendarmi: Roberto Abbati, Stefano Moretti, Raffaele Esposito, Cristiano Nocera - Voce di soprano solo: Stacey Mastrian. Maestro concertatore e direttore: Lothar Zagrosek - Regia del suono: Alvise Vidolin - Regia, scene, costumi e luci: Facoltà di Design e Arti IUAV di Venezia - Orchestra e Coro del Teatro La Fenice - Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti. Durata dello spettacolo: 1 ora e 10 min. circa
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