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"IO SONO CON TE" DI GUIDO CHIESAAnalisi sociologica della Natività, ma priva di emozionidi Ilaria Falcone Maria è una giovane ragazza, figlia di pastori, promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel vicino villaggio di Nazareth, nella Galilea di duemila anni fa. Cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, Maria dopo aver lasciato la propria casa, presto ravvisa le storture del mondo patriarcale che la circonda, a partire dalla famiglia del marito. Qui detta legge il fratello più anziano di Giuseppe, Mardocheo. L’atteggiamento solare e determinato della ragazza, protettivo nei confronti dei bambini, suscita l’indignazione del capofamiglia e di quanti sono convinti della necessità di impartire loro punizioni, disciplina e sottomissione.
A fare da sfondo alla vicenda, gli scenari aspri di una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode. Sollevazioni e ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, si propaga come una sorta di contagio. Maria dando alla luce suo figlio Gesù, si troverà di fronte a scelte decisive, che la trasformeranno a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. Guido Chiesa, il regista de Il partigiano Jonny e di Lavorare con lentezza, affronta questa volta il tema della Natività, concentrandosi sulla maternità di Maria, sull’educazione da Lei impartita al Figlio, sul Loro rapporto e sulla convivenza con Giuseppe e la sua famiglia. Recitato in ebraico e greco antico, ma nelle nostre sale arriverà doppiato, Io sono con te da una lettura nuova, cinematograficamente parlando: il film è visto dal punto di vista femminile. Idea interessante, ma che non riesce a trasmettere emozioni. Ha detto il regista “Se, come ormai largamente documentato, nei primi momenti di vita in buona parte si decide la capacità di amare di un individuo; se la madre per un tempo significativo dovrebbe incarnare il bene incondizionato, in accordo con precise leggi di natura; se è attraverso i propri modelli genitoriali che un bambino acquista personalità e strumenti relazionali; l’uomo che un giorno indicherà nell’amore il precetto essenziale e inviterà a porgere l’altra guancia, lascia supporre l’esistenza di una madre fuori dal comune. In questa prospettiva, alla luce di quanto oggi la scienza va scoprendo sul parto, l’allattamento e gli effetti neuronali dell’amore primario materno o, al contrario, della violenza fisica e piscologica sui bambini, la Natività rappresenta un sorprendente modello antropologico. La relazione tra Gesù e i suoi genitori si rivela così un paradigma pedagogico e antropologico che chiama in causa tutti.” I fatti sono quelli narrati nei Vangeli canonici, in particolare in quello di Luca: il concepimento; la visita di Maria a Elisabetta e Zaccaria; la nascita; l’incontro con i Re Magi; Gesù dodicenne insieme ai Dottori del Tempio. Al di là di alcune indicazioni storiche e di costume, ed altre di pura invenzione registica (il contesto familiare e comunitario) gli unici elementi che si avvicinano alla tradizione apocrifa sono il nome della madre di Maria e la condizione di vedovo con figli di Giuseppe. Manca il Divino, Chiesa ha scelto di percorrere una sua interpretazione, mettendo al centro la figura di Maria e del Bambino. Dall’Annunciazione in poi, è solo il lato umano della famiglia che viene preso in considerazione. Anna, madre di Maria, comunica a Giuseppe la gravidanza della figlia (niente Arcangeli o luci varie), dicendogli che essendo un uomo bravo (anche se l’aggettivo biblico riferito a Giuseppe è giusto), capirà e l’accetterà come moglie. Io sono con te si sviluppa su domande che Maria si pone sulla religione ebraica e sulle sue tradizioni. Per aspettare una trasmissione di sentimento, di emozione, di empatia con il film occorre subire tutti i centodue minuti dell’opera e arrivare alla fine, quando un Gesù dodicenne, con taglio di capelli alla moda, pone con onestà le sue domande ai Dottori della Chiesa. Non è questione di credenti o non credenti, la flemma della sceneggiatura crea noia. Un bistrattato Per amore solo per amore (1993) di Giovanni Veronesi e un sottovalutato Nativity (2006) di Catherine Hardwicke sono due film lontani, opposti, ma esempi emozionanti sulla storia di Giuseppe e Maria, indipendentemente dal credere o meno. Titolo originale: Io sono con te Nazione: Italia Anno: 2010 Genere: Drammatico Durata: 102’ Regia: Guido Chiesa Cast: Nadia Khlifi, Rabeb Srairi, Mustapha Benstiti, Jerzy Stuhr, Carlo Cecchi, Fabrizio Gifuni, Giorgio Colangeli Produzione: Colorado Film Production, Magda Film Distribuzione: Bolero Film Data di uscita: Roma 2010 19 Novembre 2010 (cinema)
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