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IPERIONE DI HOLDERLINIl viaggio dell’autocoscienza: Iperionedi Gabriele Naia Se il concetto di viaggio lo si vuole estendere ad un ambito legato alla propria coscienza – per cui ad un ambito che non trova riscontro a livello empirico (come invece la definizione comune vorrebbe) -, ecco che ci si rivolge alla metafora. Viaggio, quindi, può venire inteso come sogno, fantasia, pensiero – come qualcosa cioè che avviene all’interno di noi stessi, e che tuttavia rappresenta comunque un percorso, a volte una trasformazione (proprio perché alla conclusione del viaggio ci si può trovare in un punto diverso da quello di partenza, ma anche in una condizione diversa). Sempre rimanendo all’interno dell’ambito metaforico, si può facilmente pensare anche all’auto-coscienza – o meglio al suo raggiungimento, cioè a quel percorso che la coscienza stessa compie per prendere del tutto consapevolezza di se medesima. Normalmente si può pensare a ciò anche come esperienza, sebbene mi sembra che quest’accezione rimanga troppo vincolata alla sfera sensibile.
Se il concetto di viaggio lo si vuole estendere ad un ambito legato alla propria coscienza – per cui ad un ambito che non trova riscontro a livello empirico (come invece la definizione comune vorrebbe) -, ecco che ci si rivolge alla metafora. Viaggio, quindi, può venire inteso come sogno, fantasia, pensiero – come qualcosa cioè che avviene all’interno di noi stessi, e che tuttavia rappresenta comunque un percorso, a volte una trasformazione (proprio perché alla conclusione del viaggio ci si può trovare in un punto diverso da quello di partenza, ma anche in una condizione diversa). Sempre rimanendo all’interno dell’ambito metaforico, si può facilmente pensare anche all’auto-coscienza – o meglio al suo raggiungimento, cioè a quel percorso che la coscienza stessa compie per prendere del tutto consapevolezza di se medesima. Normalmente si può pensare a ciò anche come esperienza, sebbene mi sembra che quest’accezione rimanga troppo vincolata alla sfera sensibile.
Auto-coscienza come viaggio, quindi. Oppure viaggio per raggiungere l’auto-coscienza.
A questo proposito viene in mente un libro: Iperione, di Friedrich Hölderlin. L’intero romanzo epistolare, infatti, racconta il viaggio che il giovane tedesco Iperione compie tra le isole della patria Grecia, per inseguire la felicità e la propria maturità interiore. Le avventure belliche assieme ad Alabanda, così come l’amore per Diotima, sono però pretesti per narrare il difficile e doloroso raggiungimento di una serenità che sia in grado di accettare e sopportare la tragicità cui la vita spesso sottopone. Per arrivare a questo equilibrio, però, Hölderlin sembra dirci che è necessario vivere il dolore, attraversare le zone più buie per riuscire poi ad uscirne ritrovando se stessi. Senza questo cammino che transita paradossalmente per un allontanamento e una perdita di sé, pare infatti che l’auto-coscienza non sia in grado di strutturarsi completamente. Per certi versi, è anche un po’ quello che alcuni critici cinematografici fanno dire a Hitchcock ne La donna che visse due volte, in cui, più che il macchinoso inganno architettato contro il protagonista, si racconta il dramma di un uomo che prima di ritrovare la pace sfiora la pazzia.
Tornando a Hölderlin comunque, c’è da dire che l’Iperione è molto altro, in quanto racchiude gran parte del pensiero hölderliniano e, di conseguenza, tocca temi molto densi come quello della Natura, della Rivoluzione, della Storia. Tuttavia, il tema del raggiungimento dell’auto-coscienza non è da meno, anzi, fa da sfondo ed è la chiave di volta di tutto il romanzo. Non a caso, uno dei punti fondamentali del libro è il famoso discorso che Iperione pronuncia ad Atene (pagg. 98-110 ca., ed. Feltrinelli), nel quale, oltre a fare importanti considerazioni sull’origine di Arte, Religione e Filosofia, egli cita il frammento eracliteo de “L’Uno differente in se stesso” (che tuttavia capirà del tutto solo alla fine della vicenda) - che può definire l’idea di auto-coscienza finora tenuta presente. L’unità, infatti, non è costituita da parti identiche fra loro, bensì da frammenti opposti che trovano accordo solo se messi tutti assieme. L’armonia nasce da note che, se ascoltate singolarmente, possono stonare – così come la serenità interiore non può costituirsi come tale (ed essere quindi integra) se non ha fatto esperienza e superato il negativo.
Oscar Wilde ne Il ventaglio di Lady Windermere dice «”Esperienza” è il nome che ognuno di noi dà ai propri errori»: sebbene quest’ultimo esempio faccia riferimento ad una sfera pratica (come s’era appunto accennato all’inizio nominando l’esperienza), credo costituisca lo stesso un discreto parallelismo che esplica bene ciò che finora si è detto.
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