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ISMAEL IVO APRE A CA’ GIUSTINIAN IL 7. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI DANZA CONTEMPORANEA“Voglio creare un momento di profonda riflessione per suscitare nuove prospettive, catturare emozioni, far riaffiorare ulteriori percorsi artistici”. Così Ivo – mercoledì 26 maggio 2010 –apre il 7 Festival internazionale della danza contemporanea a Venezia nella sala di palazzo Giustinian gremito di giornalisti.di Giacomo Botteri La danza – nel pensiero ivoniano – è un documento del tempo, è uno specchio del tempo contemporaneo, un laboratorio di curiosità, di istinti ancestrali che si traducono in gestualità artistiche. La danza è portatrice di messaggi, di idee, un ponte per comunicare, donare energie al pubblico. Il coreografo è un’antenna aperta per un nuovo vivere, un novello coesistere.Danza quale laboratorio immaginario, visionario, anticipatore, profetico. Quest’anno il Festival apre la sua indagine su un’area geografica che spazia dal Canada (Québec in ispecie) all’Australia, alla Nuova Zelanda, Un’area poco nota nelle scene europee. E’ in questa atmosfera di alta tensione psicologica che Ivo dà la parola alla nota coreografa Marie Chouinard, l’innovatrice di tanti percorsi nell’arte della danza. Dopo 20 anni si esibirà in un assolo nelle Sale apollinee del Teatro La Fenice intitolandolo “Gloiries du matin”. E’ un inno alla vita – chiarisce la Chouinard –ogni mattino si coglie l’emozione della luce, il legame con la vita e con nuove ispirazioni. Voglio dare alle persone l’opportunità di essere felici e di apprezzare la vita. L’artista con la sua figura slanciata in un biondo etereo impersona, nel suo comunicare, una vibrazione di scossa esistenziale. Ivo passa poi a presentare il macedone Pankov, il direttore del più famoso balletto contemporaneo “Les Grands Ballets Canadiens de Montréal”. “Il mio intento primario – spiega Pankov – è quello di riunire le persone con cui lavoro, cercare di trovare insieme un programma che porti all’armonia finale. Tutti gli artisti (musicisti, coreografi, danzatori) devono trovarsi in un insieme di convergenze, pur personalizzate, di fluidità armoniose. Il mio nome stesso di battesimo - Gradimir - significa “portatore di pace”. Il coreografo Josè Navas si dichiara, esordendo, che la danza è un canto con le sue note armoniose: se il corpo non si connette con l’anima si rischia di fallire. Navas accompagna la sua pura gioia di danzare con musiche bachiane, belliniane, chopeniane, debussoniane sino a quelle di Gershwin e a quelle della messicana Maria Grever. Molto atteso l’intervento del cinese Wen Wei Wang che porta a Venezia il suo “Unbound”, un mirabile affresco sulla complessità e la paura che suscitano la bellezza, il potere, la sessualità. Wang suscita il brivido quando sussurra che in Cina non c’è libertà. Ma lo dice con tristezza, quasi chiedendo scusa perché il richiamo della sua terra sembra sommergerlo di amore, di nostalgia, di grandezza di ricordi. “Nel mio lavoro –prosegue – parlo di ricerca di libertà. Utilizzo la vecchia tradizione per esprimermi con la maggiore tastiera possibile di linguaggi. Guardo con occhi diversi la storia del mio paese ed i miei occhi sono pieni di sofferenza e di speranza.
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