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"ITIS Galileo" di Marco PaoliniPaolini e Galileo: una strana coppiadi Enrico Silvano Marco Paolini, come già accaduto per Tiri in porta e Bestiario veneto, fa debuttare il suo nuovo spettacolo a Mira al teatro Villa dei Leoni. Prima del lungo monologo che ripercorre la vita di Galileo, Paolini sceglie di inserire una breve premessa che utilizza per impartire nel pubblico rapide nozioni utili a comprendere meglio i saperi e le credenze dalle quali il giovane Galileo trarrà le mosse.
Per chi non se ne intende troppo, non riesce immediato immergersi in quell’Italia di inizio Seicento, lo stesso Paolini, che con ITIS Galileo per la prima volta prova a confrontarsi con vicende che non appartengono al Novecento, ammette questa difficoltà; la materia è ostica quindi “questo non sarà uno spettacolo, ma un gruppo di studio” chiude così l’incipit, e si apre il sipario. La necessità di introdurre e contestualizzare tuttavia non è esaurita, la prima parte descrive con precisione come era distribuito il sapere nel Seicento, quali erano le materie di competenza dei grandi accademici e quali quelle del popolo più basso; Paolini, come al solito, prepara lo spettacolo utilizzando una gran mole di documentazione e qui ne dà sfoggio portando in scena diversi brani tratti dai massicci volumi dell’epoca; l’accuratezza della preparazione ricorda certi lavori della compagnia Anagoor come Sette meditazioni intorno a Giorgione ad esempio, nelle quale le atmosfere Cinquecentesche sono ricostruite sfruttando qualsiasi documento utile a riprodurre ogni minimo particolare, studi preparatori, poi sfruttati anche nell’allestimento dello spettacolo La tempesta. Il racconto procede regolare, rispettando rigorosamente l’ordine cronologico che scandisce le varie tappe della vita di Galileo, da Pisa a Padova, da Padova a Firenze, intervallate da qualche accenno alla vita privata ed alcune divagazioni che permettono di mettere in contatto Galileo con i grandi del suo tempo, Keplero e Shakespeare, prima di tutto. Paolini sembra cercare di evitare accuratamente troppe distorsioni o interpretazioni personali, non intende neppure dare maggior risalto ad un episodio piuttosto che ad un altro; per l’intero spettacolo la sua prima preoccupazione, continua ad essere quella di farsi capire da tutti: intende innanzitutto spiegare con chiarezza, con la stessa chiarezza con la quale, apprendiamo, Galileo spiegava la fisica ai suoi alunni. Ciò comporta in prima istanza che l’opera perda un po’ in spettacolarità; la freschezza e la vivacità che caratterizza lo stile delle narrazioni di Paolini sono caratteri che qui non emergono troppo facilmente. C’è da dire che quello a cui abbiamo assistito era lo spettacolo di esordio, per cui i meccanismi non erano ancora ben rodati, Paolini non aveva ancora preso bene le misure al lungo testo del monologo, risultando in alcune parti un po’ esitante, senza ancora un ritmo ben marcato, il giudizio quindi andrebbe rivisto a distanza di qualche tempo. In ogni caso, e questa è la seconda conseguenza alla necessità esplicativa che caratterizza lo spettacolo, si ha come l’impressione che l’autore non sia completamente venuto a capo al tema della narrazione (diversamente da quanto accadeva ad esempio ne Il sergente, dove il trasporto con il quale raccontava, faceva credere che in Russia Paolini ci fosse stato a combattere veramente); sembra che quel feeling necessario tra il narratore e la materia del racconto non si sia venuto a creare; e così lo spettacolo appare come incompiuto e fa fatica ad incantare. Non mancano ad ogni modo momenti davvero brillanti, la traduzione dei passi di Galileo in dialetto veneto ad esempio è un vero pezzo di bravura ed è qui che Paolini immediatamente si ritrova, dimostrandosi quantomai a suo agio e mantenendo così il tono alto sino al finale che celebra l’indipendenza di pensiero di Galileo, che, nonostante l’abiura, non rinuncia nei suoi ultimi studi a difendere a tutti i costi le sue idee, quelle giuste, ma anche quelle sbagliate, senza mai piegarsi all’opinione comune. produzione: JOLEFILM regia: Francesco Niccolini e Marco Paolini - drammaturgia: Francesco Niccolini e Marco Paolini con Marco Paolini durata: 115’
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